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Riceviamo e pubblichiamo – Il primo freddo è arrivato e ha spaventato un po’ tutti, ma, per citare una vecchia canzone, in un sabato qualunque, un manipolo piuttosto assortito di persone si è dato appuntamento sotto le finestre della sala consigliare del comune di Viterbo per fare una cosa che a Viterbo non è mai stata fatta prima in piazza: un flash mob!
Personalmente fino ad un mese fa non sapevo cosa fosse un flash mob, poi ho letto qualcosa ed abbiamo pensato di provare a farne uno a piazza del comune.
Passaggio delle informazioni solo tramite rete. Solo tramite mail.
Lo scopo era quello di sensibilizzare il comune sul degrado continuo e inarrestabile della città.
Mamme, papà, nonni, nipoti, persone comuni, viterbesi e non, vestiti di buste dell’immondizia, con il solo scopo di far notare a chi abita all’interno di quei finestroni, che il degrado a Viterbo è qualcosa che ormai viene considerata normale.
Ebbene, quelle persone, non importa quante, si son trovate invece nella piazza principale per dire che loro non sono d’accordo.
Quelle persone non vogliono una città sporca, la vogliono pulita, vivibile, controllata da forze dell’ordine e dagli addetti ai lavori.
Non vogliono preoccuparsi di pulire al posto di chi è preposto. Non vogliono essere derisi mentre raccolgono ogni tipo di indecenza altrui perché il personale preposto non compie il proprio dovere o perché il comune non si preoccupa della cosa.Specie dopo aver pagato le tasse, quelle tasse che fanno così paura a chi le paga per colpa di chi non lo fa.
Senza entrare nel merito, visto la totale estraneità alla politica di queste persone, ieri sera alle 17 in punto un gruppo di persone si è radunata sotto le finestre del Palazzo. Un Palazzo che sembra sempre più sordo alle priorità elementari e sempre più indaffarato nelle problematiche di potere.
Viterbo merita qualcosa in più che una fila di luminarie. Viterbo avrebbe tutto per vivere in una condizione di autarchia. Ha tutto: storia, arte, architettura, natura, terme. Ha purtroppo l’indole dell’opulenza italica, quella che tutto vede ma che nulla muove. quella che tutto è dovuto e che niente è colpa mia.
Quell’opulenza che denota nessuna voglia di esporsi per il bene comune. L’opulenza degli interessi e delle castine, dei supermercati e delle banche.
Noi non ci stiamo e nel nostro piccolo ci proviamo! Sempre. Alla fine qualcuno ci darà ascolto.
Bruno Pagnanelli e Viterbo Pulita
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