Roma – Anche la procura di Reggio Calabria indaga sul rapimento di Aldo Moro.
Non solo, quindi, la procura di Roma e la procura generale di Roma.
Lo si legge sul Sole 24 ore.
Il 12 ottobre il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro, Giuseppe Fioroni, ha detto che “con lettera pervenuta in data odierna il dottor Pignatone ha informato che nell’ambito del coordinamento tra la procura della Repubblica di Roma e quella di Reggio Calabria, la procura della Repubblica di Roma sta procedendo al conferimento di un incarico di consulenza tecnico balistica sui reperti di via Fani e di via Caetani”.
Le piste che porterebbero in Calabria – si legge sul Sole 24 ore – sarebbero molte.
Il giorno del rapimento (16 marzo 1978), all’angolo di via Fani con via Stresa, gli agenti di ps e i carabinieri rinvennero 84 bossoli calibro 9 e 4 calibro 7,65, 12 frammenti di proiettili, un caricatore con 25 colpi calibro 9 lungo, un paio di baffi posticci e la pistola dell’agente di scorta Raffaele Iozzino, mentre non è stata ritrovata la pistola mitragliatrice Beretta M12 in dotazione al brigadiere di scorta Francesco Zizzi. Le perizie balistiche – si legge ancora sul Sole 24 ore – in corso sull’asse Roma-Reggio Calabria potrebbero portare a clamorose novità, anche alla luce del ruolo di “ombrello” a terrorismo e servizi deviati che all’epoca avevano le cosche di ‘ndrangheta e, al tempo stesso, fornitura di armi.
“Possiamo affermare con ragionevole certezza – disse il presidente della Commissione d’inchiesta sul rapimento e la morte di Moro, Giuseppe Fioroni a luglio – che il 16 marzo del 1978 in via Fani c’era anche l’esponente della ‘ndrangheta Antonio Nirta. Il comandante del Ris, Luigi Ripani, ha inviato l’esito degli accertamenti svolti su una foto di quel giorno, ritrovata nell’archivio del quotidiano romano Il Messaggero, nella quale compariva, sul muretto di via Fani, una persona molto somigliante al boss Nirta. Comparando quella foto con una del boss, gli esperti sostengono che la statura, la comparazione dei piani dei volti e le caratteristiche singole del volto mostrano una analogia sufficiente per far dire, in termini tecnici, che c’è l’assenza di elementi di netta dissomiglianza”.
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