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Anche tu redattore - Viterbo - La segnalazione di un lettore che ha portato il figlio di tre anni in ospedale con una febbre altissima

“Nessun cartellino, devi solo sperare sia il medico giusto…”

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Viterbo - L'ospedale di Belcolle

Viterbo – L’ospedale di Belcolle

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’altro ieri, il mio piccolo eroe di tre anni e mezzo accusa una febbre improvvisa e altissima: più di 40 gradi.

Spaventati, io e mia moglie abbiamo preso la macchina e siamo corsi con il nostro piccolo al pronto soccorso. Lì con nostra grande sorpresa scopriamo che esiste un percorso preferenziale per i bambini, il che ci permette di arrivare in poco tempo direttamente in pediatria con il piccolo dal pronto soccorso.

Benché preoccupati, avevamo molto apprezzato quell’atto di rispetto nei confronti dei bambini. L’odissea comincia, però, nel luogo che credevamo più idoneo: nessuna indicazione su dove andare. Dopo aver chiesto, ho consegnato a un operatore (privo di ogni cartellino che lo identificasse, almeno nel ruolo) il foglio del pronto soccorso.

In cambio mi si consegna prima uno e poi un secondo termometro che, con mia meraviglia, misurano due temperature completamente differenti l’una dall’altra. Nella sala d’attesa c’erano anche altri tre bambini nelle nostre stesse condizioni. Nessuno chiamava e nessuno si vedeva, fino a che una mamma si è fatta sentire e improvvisamente dopo diverse ore di attesa cominciano a chiamare.

Si scopre che il personale in servizio doveva contemporaneamente far fronte alle visite dei bimbi degenti, nonché occuparsi delle “urgenze” provenienti dal pronto soccorso. Finalmente, dunque, si vede un medico con il camice bianco ma privo di qualsiasi cosa che lo potesse identificare. Quando arriva finalmente il nostro turno, la dottoressa che prende in carico nostro figlio ha invece una casacca verde, anch’essa priva di cartellino.

Ringrazio la dottoressa per la perizia e la professionalità dimostrata, ma rimane la sensazione di “vuoto” che si prova a non sapere a chi chiedere, a non sapere chi si sta prendendo cura di tuo figlio, a sperare che sia l’operatore “giusto”.

In sanità, più che in altri settori “produttivi”, poter dialogare, saper riconoscere chi hai di fronte, a chi hai affidato la salute di tuo figlio, è elemento imprescindibile per tradurre i buoni propositi della “buona sanità”, in qualità delle relazioni e delle prestazioni erogate. Dispiace pensare che tanta buona pratica clinica si disperda in un mondo di ” fantasmi” dove nessuno esiste ed è difficilmente identificabile, se non alla fine quando, alle dimissioni, scopri la firma del medico che ha assistito tuo figlio.

Voglio raccontare questa mia esperienza nella speranza che si possano valutare controlli e azioni di miglioramento, al fine di evitare che altri possano trovarsi a vivere momenti di ingiusta difficoltà.

Fabiano Cecchi 


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17 gennaio, 2017

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