Viterbo – Nove mesi. E’ la condanna che il tribunale di Viterbo ha inflitto a Giovanni Biosa, per aver minacciato i poliziotti col cric dell’Apetto.
L’uomo, 35enne viterbese, all’alba dell’11 agosto ha urlato e preso a calci l’Apetto, svegliando l’intero quartiere San Faustino. E’ stato prima arrestato e poi è finito a processo, con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale.
Quella dell’estate scorsa è stata una delle ultime prodezze di Biosa. Le forze dell’ordine lo conoscono bene: negli anni sono intervenute più volte per calmarlo dopo i suoi eccessi alcolici, spesso terminati coi domiciliari o il carcere.
All’alba dell’11 agosto, dopo le escandescenze in via Cairoli perché il suo Apetto non partiva, sono arrivate le pattuglie della volante. Poi i carabinieri e la finanza. Anziché placarsi, il 35enne si è agitato ancora di più, arrivando a prendersela con le forze dell’ordine brandendo il cric dell’Apetto. “Siete delle luride merde – avrebbe detto -. Vi ammazzo tutti. Vi lascio morti”.
Tra l’altro, quella notte Biosa non sarebbe potuto nemmeno uscire di casa: il 35enne era sottoposto a sorveglianza speciale. Ovvero: obbligo di restare nel suo appartamento in ore serali. Una misura che si adotta in casi di particolare pericolosità e incorreggibilità. Come il suo, appunto.
Nei giorni scorsi l’ultimo atto del processo, per resistenza a pubblico ufficiale. Nove mesi di reclusione, la condanna del giudice Rita Cialoni. La stessa pena era stata chiesta dalla pm.
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