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Viterbo - Il comitato Non ce la beviamo scende in campo contro la privatizzazione - All'incontro organizzato dal movimento rispondono solo pochi sindaci

“Un consorzio di comuni che gestisca l’acqua”

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L'incontro del comitato Non ce la beviamo

L’incontro del comitato Non ce la beviamo

Francesco Lombardi

Francesco Lombardi

Fabio Bartolacci

Fabio Bartolacci

L'incontro del comitato Non ce la beviamo

L’incontro del comitato Non ce la beviamo

Chiara Frontini

Chiara Frontini

Paola Celletti

Paola Celletti

Sergio Insogna

Sergio Insogna

Gianluca De Dominicis

Gianluca De Dominicis

L'incontro del comitato Non ce la beviamo

L’incontro del comitato Non ce la beviamo

Fabio Menicacci

Fabio Menicacci

Mauro Pucci

Mauro Pucci

Viterbo – “Un consorzio di comuni che gestisca l’acqua”.

Il comitato Non ce la beviamo scende in campo contro la privatizzazione dell’acqua con un incontro con gli amministratori locali per trovare un’alternativa a questa strada.

In pochi, però, hanno risposto all’appello: Tuscania, Soriano e pochi altri… Grande assente Michelini.

Il comitato ha comunque lanciato una proposta e cioè un gruppo di comuni che gestisca le acque per evitare l’ingresso di privati e archiviare il capitolo Talete. 

Francesco Lombardi è sceso nel dettaglio.

“Dispiace vedere la scarsa partecipazione degli amministratori – ha esordito Lombardi -. Parliamo di un bene comune, ma l’interesse sfugge, specie per quanto riguarda la pubblicizzazione dell’acqua.

La privatizzazione è sempre fatta a perdere perché c’è una concessione del servizio e quindi un aumento delle tariffe e disagi per l’utenza. L’indicazione della privatizzazione è del tutto politica.

Non c’è però necessità di intraprendere questa strada e non c’è nessuna convenienza economica.

Si impoveriscono al contrario i territori appannaggio delle multinazionali che prendono piede. La privatizzazione non è necessaria. Non è dovuta. Non ce lo chiede nemmeno l’Europa che sui servizi pubblici locali lascia agli enti la possibilità di scegliere come gestirli“.

Lombardi ha affrontato l’aspetto giuridico per indicare la via. “La legge regionale n. 5 del 2014, sulla gestione del servizio idrico, è stata votata all’unanimità dal consiglio, ma mai applicata per la mancata approvazione dei bacini. E’ un provvedimento importante perché introduce un nuovo modello di gestione.

L’acqua la vogliamo pagare e per questo proponiamo la creazione di un consorzio di comuni che, seguendo i bacini idrografici ottimali, la gestiscano. Ad Acea premono per un piano di privatizzazione a tutto campo. Dobbiamo impedire che accada e poi mettiamo mano alla situazione alla situazione di Talete”.

Agguerrito e determinato il sindaco di Tuscania Fabio Bartolacci che, sulla questione, ha le idee chiare. “19 sindaci, che, come me, hanno la gestione diretta dell’Ato, hanno fatto ricorso al Tar sulla cessione degli impianti idrici comunali a Talete Spa. Lo abbiamo perso e ci siamo quindi rivolti al consiglio di Stato. La politica dunque si muove.

I cittadini di Viterbo e tanti sindaci della Tuscia pagano una tariffa Talete va oltre che per il servizio, anche per l’abbattimento del debito.

Di solito, infatti, la tariffa dovrebbe essere anche meno rispetto ai costi diretti della gestione dell’acqua, perché ci sono i finanziamenti regionali che dovrebbero farli diminuire. Se non ci fossero i fondi, la tariffa dovrebbe chiudere a zero e cioè pari ai costi di gestione. Cosa che non credo ci sia.

Abbiamo fatto ricorso perché non è possibile che in un cda si parli di un debito di 4 milioni di euro e che lo stesso cda definisca poi il bilancio in attivo. Un aspetto che va chiarito ai cittadini e ai sindaci, perché noi, che siamo responsabili della sanità, abbiamo dei problemi: l’acqua e la salute e poi le tasse.

Entrare in Talete senza avere la certezza rispetto a presunti o meno buchi di bilancio potrebbe essere per un sindaco un danno erariale.

Qualunque cittadino avrebbe da ridire. Siamo quindi in prima linea per far sì che venga offerto un servizio che funzioni, acqua potabile e la capacità di essere tempestivi nelle rotture di tutti i giorni.

Oltre ciò, dobbiamo anche combattere contro un mostro che si chiama “burocrazia regione Lazio”.

La Regione finanzia i dearsenificatori quando, invece, si sarebbero potuti fare dei pozzi per miscelare. Poi, però i soldi li dà ai comuni dentro Talete e non a quelli fuori per cui ci sono cittadini di serie A e di serie B, obbligando i Comuni che non sono dentro a spendere 300mila euro l’anno per la manutenzione per ogni impianto.

Un altro motivo di non democrazia è che ai comuni che non stanno in Talete non è permesso aggiornare la tariffa. Credo che siano ferme al 2002, ma, nel frattempo, i costi sono aumentati. Per tutte queste ragioni, abbiamo fatto ricorso al consiglio di Stato e a seconda di cosa accadrà, andremo avanti. 

C’è una legge che dice che l’acqua deve essere pubblica e noi la vogliamo. Vorremmo che la politica si muovesse e che anche il comune di Roma, che è socio maggioritario di Acea, si esprimesse sull’argomento, perché le linee di indirizzo le danno gli enti pubblici. 

Questa battaglia deve essere decisa e condivisa dalla Regione. La Regione dovrebbe commissariare la Talete, ma con un commissario serio, un tecnico, che spieghi perché i costi sono lievitati, perché dovremmo pagare una tariffa che non è per il servizio ma è influenzata dai debiti”.

Dunque l’affondo del sindaco Bartolacci. “Certo è che ,se perderemo il consiglio di Stato e ci diranno che vengono a commissariarci, non potremmo stare con le mani in mano. Talete, che è nominata, viene a commissariare un sindaco che è stato eletto dai cittadini. Non esiste. Devo poi capire perché alcuni sindaci devono votare per far entrare in Talete altri sindaci che non vogliono e la prossima volta che ci sarà l’assemblea, se c’è il numero legale, quei 19 sindaci che hanno fatto ricorso lo diranno e pretenderanno spiegazioni”.

In linea anche Mauro Pucci, ex sindaco di Canino e il primo cittadino di Soriano Fabio Menicacci che ha aggiunto: “Da 5 anni a questa parte Soriano, pur in Talete, gioca da indipendente. Vorremmo uscirne e stiamo lavorando per farlo, ma è difficile. Ci serve qualcuno che ci dica dove andare perché lasciare uuna società per azioni non è semplice. Ben venga dunque un’altra strada, ma che ci venga spiegata”. 

Dunque Bengasi Battisti, che, da sempre, porta avanti la battaglia contro la privatizzazione dell’acqua. “Apprezzo e condivido il ricorso dei 19 comuni – ha detto Battisti -, abbiamo, però, la legge Galli che dice di aggregare territorialmente e funzionalmente la gestione dell’acqua. Non più a livello municipale. Al contrario di ciò, è sempre prevalso l’orientamento della privatizzazione dell’acqua come business.

Ci fanno credere che Acea sia la soluzione all’Ato debole perché porterebbe le sue risorse. È folle, visto che una società non può cedere risorse a un’altra. Dobbiamo portare all’interno dell’Ato che, che è un organo di governo, una nuova idea che è la proposta di ripublicizzazione fatta con una delibera proposta da due sindaci dell’assemblea e da portare a votazione. Perché una via diversa alla privatizzazione c’è”. 

Convinta anche Paola Celletti. “Siamo qui per cercare un confronto e attuare la volontà dei cittadini che è poi quella del referendum – ha detto Celletti -. Ogni scelta è legittima, ma dopo ognuno dovrà assumersene le responsabilità, soprattutto se alla privatizzazione e ad Acea c’è un’alternativa. Proviamo insieme a capire qual è”.


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23 gennaio, 2017

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