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Grotte di Castro - Carabinieri - Sono i primi nella Tuscia a finire nei guai in seguito alla nuova normativa entrata in vigore il 4 novembre 2016

Lavoro nero, gli imprenditori arrestati sono due

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Carabinieri

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Grotte di Castro

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Grotte di Castro – Lavoro nero, gli imprenditori arrestati sono due.

Un altro taglialegna di Grotte di Castro è finito ai domiciliari con l’accusa di sfruttamento del lavoro. Mentre gli operai sfruttati da quattro salgono a otto, sei dei quali non assunti.

E’ quanto riepiloga la nota dei carabinieri sull’operazione svolta in collaborazione con l’ispettorato del lavoro di Viterbo.

I militari – si legge nel comunicato – hanno arrestato in flagranza di reato due imprenditori di nazionalità rumena, titolari di ditte individuali con sede a Grotte di Castro impegnate nel settore dei lavori forestali, con l’accusa di sfruttamento del lavoro.

Si tratta dei primi arresti compiuti nella provincia di Viterbo dalle forze di polizia da quando è stata introdotta la nuova normativa prevista dalla L. 29.10.2016 nr. 199, entrata in vigore il 4 novembre 2016.

I militari hanno eseguito l’accesso in tre diversi luoghi di lavoro nei boschi di Canino, Grotte di Castro e Marta dove avrebbero riscontrato complessivamente la presenza in totale di dieci taglialegna.

Le indagini dei carabinieri avrebbero accertato che otto operai, tutti di nazionalità rumena, dipendenti dei due imprenditori, di cui sei non assunti regolarmente, lavoravano tutta la settimana, 10 ore al giorno, omettendo di indossare i dispositivi di protezione previsti dal Dlgs 81/2008 (Testo Unico in materia di sicurezza sul lavoro).

Gli operai, secondo l’accusa dei militari e della procura, erano in condizione di sfruttamento del lavoro per la violazione della normativa relativa all’orario di lavoro impostato su dieci ore al giorno, in alcuni casi tutti i giorni della settimana compresa la domenica, senza garantire i turni di riposo.

La situazione, per gli inquirenti, avrebbe messo in grave pericolo i lavoratori poiché, senza indossare i dispositivi di protezione individuali, usavano strumentazione pericolosa come seghe verticali, un trattore con braccio a ragno, motoseghe e strumenti acuminati.

Infine gli imprenditori non avrebbero provveduto alla regolare assunzione di sei dipendenti, tre per ogni ditta, così come risulterebbe dagli accertamenti effettuati attraverso la banca dati delle comunicazioni di assunzioni.

Gli arrestati, come disposto dalla procura di Viterbo, sono agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida. Per i fatti in questione l’ispettorato del lavoro ha emesso i provvedimenti di sospensione delle due attività imprenditoriali ai sensi dell’art.14 comma 1 del D. Lgs 81/2008 (Testo Unico in materia di sicurezza sul lavoro).


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1 febbraio, 2017

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