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Economia - Buongiorno regione, il quotidiano della Tgr, tra arsenico e privatizzazione - Il racconto del comitato Non ce la beviamo ai microfoni della Rai

“L’acqua? A Viterbo è una risorsa di difficile accesso…”

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Viterbo - Acqua da salvare - Chiara Frontini (Viterbo 2020) ai microfoni della Rai

Viterbo – Acqua da salvare – Chiara Frontini (Viterbo 2020) ai microfoni della Rai

Acqua da salvare - Viterbo sulla Tgr

Acqua da salvare – Viterbo sulla Tgr

Viterbo - Acqua da salvare - Paola Celletti (Non ce la beviamo) ai microfoni della Rai

Viterbo – Acqua da salvare – Paola Celletti (Non ce la beviamo) ai microfoni della Rai

Viterbo - Acqua da salvare - Francesco Lombardi (coordinamento regionale acqua pubblica) ai microfoni della Rai

Viterbo – Acqua da salvare – Francesco Lombardi (coordinamento regionale acqua pubblica) ai microfoni della Rai

Acqua da salvare - Viterbo sulla Tgr

Acqua da salvare – Viterbo sulla Tgr

Viterbo – Buongiorno regione, il quotidiano di informazione della Tgr della Rai, si sveglia da Viterbo. Ieri puntata dedicata all’acqua, “una risorsa di difficile accesso nella provincia. Non solo per i problemi connessi all’arsenico, ma anche per l’insistente rischio della privatizzazione”, dice la giornalista Mariella Anziano.

Prima immagine la cattedrale di santa Rosa, vista dall’alto. Poi le telecamere si sono spostate nella sede del comitato Non ce la beviamo. “L’acqua è un bene pubblico per molti ma non per tutti – così la giornalista Roberta Ammendola apre il suo servizio -. Temono lo spettro della privatizzazione gli abitanti di Viterbo e provincia, dopo che la società che dal 2007 gestisce il servizio idrico, la Talete, sarebbe da salvare. Come? Con un socio privato. Quale? L’unico che possa rispondere ai requisiti di richiesti: l’Acea. I bilanci, quelli della Talete, non risulterebbero trasparenti: indaga la procura”.

La consigliera comunale Chiara Frontini (Viterbo 2020) assicura: “Ci batteremo con ogni mezzo per poter imporre la gestione pubblica dell’acqua, in ossequio al referendum popolare del 2011. Il comune di Viterbo si sta esprimendo verso la possibilità di far entrare il privato nella gestione dell’acqua. E’ il consiglio comunale che sceglierà e delibererà se cedere le quote di Talete ad Acea oppure no”.

Il comitato Non ce la beviamo nasce nel 2012. Lo compongono cittadini, Unione sindacale di base, coordinamento regionale per l’acqua pubblica, Solidarietà cittadina, Viterbo 2020, Movimento 5 stelle e Rifondazione comunista. “Nasce – spiega la giornalista 000 – per l’atavico problema dell’acqua all’arsenico, strettamente legato alla privatizzazione”.

“Ci siamo attivati successivamente alla denuncia dei medici per l’ambiente – spiega Paola Celletti del comitato Non ce la beviamo -, quando le istituzioni hanno taciuto il problema mentre i valori d’arsenico nella provincia erano altissimi. Il problema ancora esiste. Alcuni comuni hanno ancora valori molto alti. Sono quelli che non hanno aderito a Talete e a cui, quindi, non spettano sovvenzioni regionali. Secondo noi c’è un discrimine da parte della regione che ha totalmente finanziato sia la realizzazione dei dearsenificatori che la manutenzione, ma solo nei comuni che sono dentro Talete.

Oggi – continua Celletti – ci confrontiamo anche con il problema della privatizzazione. Dal 2007 abbiamo avuto aumenti delle tariffe del circa 70%, con servizi rimasti invariati e mancati investimenti. Il Pd sbandierava nelle piazze l’acqua pubblica, ma oggi ci dice che l’unica soluzione potrà essere Acea”.

“Questa privatizzazione – sottolinea il coordinatore regionale per l’acqua pubblica Francesco Lombardi – non ha nessuna ragione d’esistere, perché tutti i costi della fornitura ricadranno sulla bolletta”. L’alternativa? “Una diversa gestione del bene pubblico – tuona Lombardi -. Questo sistema è delineato da una legge regionale del 2014, votata all’unanimità su impulso del comitato regionale per l’acqua pubblica, che da tre anni attende la realizzazione”.

“E’ il primo passo che ci farà tornare alla gestione pubblica dell’acqua”, conclude Paola Celletti del comitato Non ce la beviamo.


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3 febbraio, 2017

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