Viterbo – La difficile via della sinistra. Sciolta Sel, Sinistra italiana stenta a decollare e Massimo D’Alema, minacciando la scissione dal Pd, prova a riempire uno spazio oggi vuoto. A livello nazionale. In ambito locale non va molto meglio. Salvo eccezioni. Giulia Ragonese ha fatto parte di Sel fino al suo scioglimento. Originaria di Messina, è stata eletta nella lista civica del sindaco Coppari. Oggi è presidente del consiglio comunale a Vetralla. Porta avanti le istanze di quella parte politica, in attesa di un contenitore, un partito che forse verrà.
“Nella Tuscia c’è una comunità di sinistra – spiega Giulia Ragonese – in questo momento in cerca di casa. Anche abbastanza forte. Io ho fatto parte di Sel fino allo scioglimento e ho partecipato alla fondazione di Sinistra Italiana insieme ad altri compagni, ma ho deciso con altri di non partecipare in modo attivo all’assemblea territoriale per l’elezione degli organi nazionali di partito”.
Come mai?
“Perché con titubanza ho partecipato alla nascita di Sinistra Italiana, ma in un anno non è riuscita a coinvolgere i più deboli, le persone che non ce la fanno. Ci sono state fratture importanti nel gruppo dirigente, si è andati avanti per chiusure e frammentazioni, cambiando le regole del gioco. Uno spettacolo a mio modo di vedere imbarazzante”.
D’Alema minaccia la scissione dal Pd. Un nuovo soggetto politico è la risposta e l’ex presidente del consiglio può fare da collante?
“Se c’è una formazione in grado di mettere in discussione le politiche che hanno reso più fragile l’Italia, Renzi, in continuità con i venti anni precedenti, sia una buona cosa. Non credo, però, che possa essere D’Alema la persona in grado d’impersonare questo soggetto. Lo ha detto lui stesso. Bene, invece, che si crei spazio a una realtà con cui interloquire. Occorre una sinistra rinnovata, plurale e inclusiva, che raccolga le istanze di non ce la fa più. Pure nella nostra provincia serve una rete a sinistra, per discutere di questi temi e di programmi”.
Un soggetto di cui che negli ultimi anni, semmai c’è stato, oggi se ne sono perse le tracce.
“Con Sel abbiamo provato a creare una sinistra di governo. Definizione importante e propositiva. Non perennemente contro qualcosa, ma con idee. Purtroppo. per me, si è fatto un passo indietro, siamo tornati a una sinistra litigiosa e divisa in mille pezzi. Non in grado di fare sintesi. Non è quello di cui abbiamo bisogno. Occorre essere il più possibile larghi e coinvolgenti”.
È anche per questo che le esperienze a sinistra nella Tuscia col tempo si sono ridotte al lumicino?
“Purtroppo è così. Io posso ritenermi un caso fortunato. A Vetralla sono presidente del consiglio comunale. Con la vittoria alle elezioni nella scorsa tornata elettorale m’impegno a portare avanti le nostre proposte. A livello provinciale però mi rendo conto che la sinistra oggi è una forza molto ridotta”.
Per colpa di chi?
“Partendo da precedenti gruppi dirigenti, la sinistra non è stata in grado di trovare incastri e dare vita a proposte che avessero un senso. Troppo spesso dietro a guerre tra bande, piccolissimi gruppi di potere, spendendosi poco per il territorio. È dipeso un po’ da questo. Vecchie pratiche. vecchi modi d’agire”.
Non è un paradosso che in periodo di grave crisi, la sinistra non riesca trovare consenso e fare leva su valori che dovrebbero far parte del proprio dna?
“Non è assurdo, se guardiamo alla deriva che la dialettica politica sta prendendo in questi anni. Si guarda al proprio ombelico anziché ai progetti e quando si guarda ai propri posizionamenti o al piccolo potere, si finisce per non avere più contatto con chi, per effetto della crisi, soffre maggiormente, avrebbe bisogno e chiede rappresentanza. Qualche segnale positivo c’è stato. La vittoria del referendum o le piazze piene il 26 novembre. Quando si guarda ad altro, si perde di vista l’obiettivo principale”.
Come vede il suo impegno a livello locale?
“Sento di dover dire qualcosa alla comunità politica con cui da sempre mi sono confrontata, istituendo una rete. È quello che intendo fare adesso, oltre al mio impegno istituzionale. Una rete provinciale a sinistra, in grado di parlare al territorio, con proposte e temi a livello nazionale, che oggi non trovano risposte. Una rete, non un partito. Qualcosa di concreto, per incontrarsi e stabilire insieme il da farsi”.
Giuseppe Ferlicca
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