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Palmi – “Mai mollare perché bisogna vivere per quello che si vuole essere e per se stessi, mai per gli altri”. Tiffany Pereira De Abreu ha fatto di queste parole il suo stile di vita. 32 anni brasiliana e pallavolista di serie A2 a Palmi il 19 febbraio ha esordito in campo e lo ha fatto da donna.
Eh sì, per lei, quel giorno ha segnato un nuovo inizio, visto che, fino al 2015, Tiffany era un uomo.
Ma quel corpo non era il suo. Non ci si sentiva e allora, con coraggio, ha iniziato un lungo e difficile percorso di trasformazione. Adesso, di quel passato non c’è più nulla. E’ una donna a tutti gli effetti.
La sua presenza in campo ha diviso il mondo della pallavolo. Di lei hanno parlato in molti: televisioni, giornali e non solo. Non sono mancati nemmeno i detrattori. Lei ha ascoltato ogni parola, traendone, da vera atleta, la forza per andare avanti.
Se c’è una cosa invece che proprio non vuole sentir nemmeno pronunciare è il suo nome da uomo. Lei ora è Tiffany e sembra esserlo stata da sempre. E’ quello per cui ha lottato andando contro tanti perché, come la stessa giocatrice sostiene, “si deve vivere per se stessi, non per gli altri, per essere quello che si vuole”.
Lei però è soprattutto pallavolo, una passione iniziata da piccola e che non ha mai abbandonato. Le è bastato indossare la maglia del Palmi per sentirsi davvero nei suoi panni. Dopo l’ok dalla Federazione internazionale di pallavolo (Fivb) per passare al femminile, infatti, la 32enne schiacciatrice brasiliana è approdata nel club calabrese.
E al suo esordio, contro il Delta Informatica Trentino, si è fatta subito notare, mettendo a segno 28 punti. Una prestazione che ha fatto discutere sulla regolarità del suo ingresso con quei 194 centimetri di muscoli che non sono passati inosservati e che, per i più maliziosi e, il più delle volte inesperti, è sinonimo di forza fisica.
Chiamato in causa, mister Giangrossi, allenatore del Palmi, ha specificato come, dopo le cure ormonali e l’operazione, Tiffany non abbia più la forza di un uomo e anche che da quando è donna ha perso il 60% della sua forza: prima schiacciava a 3,60 metri, ora a 3,15. In gara, poi, ha registrato il 48% in attacco che è la stessa percentuale realizzata dall’atleta viterbese Francesca Moretti e da Elisa Zanette, sue colleghe.
Lei va oltre e si fa forte dell’abbraccio della città, dei tifosi e delle sue compagne di squadra.
Se le dico 19 febbraio cosa le viene in mente?
“È stato un giorno molto importante – dice Tiffany -. La gara in cui la mia vita è cambiata. Sono diventata famosa e tutti hanno parlato di me, anche criticando. Non è stato così nel resto del mondo, ma va bene. Sono felice. La gente ha riconosciuto il mio lavoro e l’importante è che non si deve mai mollare”.
Quando ha iniziato a giocare a pallavolo?
“A 17 anni nel 2001”.
Perché?
“Mi è sempre piaciuto questo sport e l’ho guardato tanto, anche quando il Brasile giocava alle olimpiadi. Ne sono sempre stata innamorata, ma non avevo una squadra con cui giocare quando ero giovane per cui ho dovuto aspettare i 17 anni”.
Sul tuo passato, quando è nata Tiffany?
“A 5 anni, ma non avevo capito bene ed ero spaventata per quello che mi potevano dire o fare… perché, in Brasile, era molto difficile essere transgender per cui ho dovuto aspettare di avere molti soldi per fare i cambiamenti. Poi sono tornata. L’ho fatto e, all’inizio, mi sentivo isolata, ma ora va meglio, molto meglio”.
È felice?
“Sì, lo sono molto di più, all’inizio, ammetto di essere stata più triste, poi le cose sono cambiate e sto bene… tutto è come sognavo”.
Che rapporto ha con le ragazze della squadra?
“Ogni cosa è perfetta, è come essere in una famiglia e questo è molto importante. Anche la gente di Palmi mi tratta come se, in squadra e in città, ci fosse una ragazza in più. Sono felice per questo”.
C’è qualcosa delle critiche che l’ha resa triste?
“No, va tutto bene. Sono una persona che non si fa troppi problemi e quando la gente parla male, ascolto e rispetto, ma non mi butto giù”.
Dove trova la forza per andare avanti?
“Dagli amici, dalla famiglia e dal mio fidanzato. Poi la società, il mio manager, la squadra e le persone che mi mandano messaggi per dirmi “vai Tiffany, non mollare”. Tutte cose che mi rendono ogni giorno più forte”.
Cosa c’è nel suo futuro?
“È nelle mani di Dio e non so dirlo, perché per ora voglio mostrare qui il mio lavoro e poi pensare a nuove opportunità”.
Vuole lanciare un messaggio a chi vive la sua condizione?
“Voglio dire di non mollare mai e raggiungere i propri sogni, perché si può essere chi si vuole – conclude Tiffany -, vivendo per se stessi e non per la gente”.
Paola Pierdomenico
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