Viterbo – La vittima sporca di sangue, piena di tagli, lividi e bruciature di sigaretta. E con un pallottola conficcata in testa. E’ la scena del crimine davanti alla quale si sono trovati gli studenti dell’università della Tuscia. La scena di un crimine violento, efferato e ancora insoluto.
Una rappresentazione ‘teatrale’, certo. Ma non molto distante, purtroppo, dalla cruda realtà. Da tutti quei casi di cronaca nera che riempiono sempre più i giornali. Una rappresentazione ‘teatrale messa in scena’ nell’aula magna dell’Unitus, nell’ambito dei seminari sulla ‘Scena del crimine’, organizzati dal corso di laurea Scienze politiche e delle relazioni internazionali, curriculum investigazioni e sicurezza.
Un’occasione, per studenti e non solo, per imparare le modalità di primo intervento sulla scena del crimine e per conoscere a fondo l’operato della polizia scientifica. Durante il seminario Anna Maria Di Giulio, direttrice dell’unità analisi crimini violenti della scientifica, si è soffermata sulle metodologie e procedure scientifiche, sui protocolli e sulle linee guida cui si devono attenere gli operatori della scientifica durante il sopralluogo.
Di Giulio ha anche spiegato il funzionamento dei sofisticati strumenti utilizzati per l’osservazione del luogo del delitto, la raccolta, la repertazione e la conservazione delle tracce. Poi ha raccontato una serie di delitti irrisolti, casi archiviati da diversi anni. Quelli che gli americani chiamano ‘cold case’.
La direttrice, in particolare, ha illustrato le attività svolte nel ‘Caso Moro’, relative al sequestro e all’omicidio dello statista. Ricevuta la delega da Giuseppe Fioroni, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Aldo Moro, Di Giulio ha fornito nuovi e significativi elementi – rispetto a quelli che già sono negli atti del processo – sulla dinamica dell’agguato.
“Ultimamente – ha spiegato Di Giulio – diverse procure hanno riaperto ben 109 casi di omicidi irrisolti. 40 hanno dato esito positivo, grazie alle scienze forensi che hanno assunto un ruolo determinante sia nelle indagini tecniche che negli esami di laboratorio”.
Al seminario era presente anche Monia Morelli, dirigente della Digos di Viterbo e assistente dell’insegnamento di Tecniche e attività di polizia giudiziaria. Spiegata l’organizzazione locale e nazionale della polizia scientifica, ha poi passato la parola a Vincenzo Cianchella, docente di tecniche e attività di polizia giudiziaria, che dopo essersi soffermato sulle modalità di primo intervento sulla scena del crimine, ne ha analizzato caratteristiche e tipologie. “La scena del crimine – ha detto Cianchella – è come una rappresentazione teatrale muta ed enigmatica a cui dover dare colore e parola attraverso la ricostruzione crimino-dinamica del delitto”.
Presenti anche il rettore dell’Unitus Alessandro Ruggieri, Stefano Ubertini, direttore del Deim, e Flaminia Saccà, presidente del corso di laurea Spri. Si sono complimentati con Alessandra Stefanoni e Cianchella, coordinatori del curriculum Investigazioni e sicurezza, per l’ottima organizzazione dell’evento. Hanno anche espresso soddisfazione per il grande interesse che il ciclo di seminari sta suscitando, non solo tra gli studenti ma anche tra medici, avvocati, psicologi, forze di polizia, operatori del soccorso e appassionati e studiosi di criminalistica e criminologia.
Novità di quest’anno. La ‘vittima’ non era più un manichino, ma un’attrice che si è dovuta sottoporre a ore di trucco da parte dei truccatori e simulatori della Croce rossa, che hanno ‘inflitto’ sul suo corpo, ‘sostituendosi all’aggressore’, ferite d’arma da taglio, bruciature da sigaretta, ecchimosi varie e terminando le ‘sevizie’ con un colpo d’arma da fuoco alla tempia.
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