Viterbo – (g.f.) – Una ripresa faticosa ma costante. L’economia della Tuscia fotografata da Federlazio: accelera l’export versi paesi extra europei e tiene l’occupazione. Il 2016 si chiude confermando i dati dei primi sei mesi. E’ l’indagine congiunturale relativa al periodo giugno – dicembre 2016.
Confermati gli investimenti. E non è la prima volta. “Si tratta di un indicatore fondamentale – spiega il direttore Giuseppe Crea – ci fa capire il clima di fiducia degli imprenditori verso il mercato. Per la terza volta consecutiva è in aumento. Un segnale di salute, purtroppo a volte disatteso da attori nazionali”.
Le imprese fanno il loro, gli enti a volte no. “Il percorso di ripresa è lento – osserva il presidente Federlazio Giovanni Calisti – faticoso, ma costante. Le imprese sono impegnate in uno sforzo di riposizionamento straordinario”.
Spesso lasciate sole. La politica sotto accusa, regione in particolare. Con i bandi Por Fesr lanciati con ritardo e non in modo adeguato. Scritti male e che non hanno centrato le esigenze delle aziende.
“Siamo parecchio incavolati – osserva Calisti – si sono persi due anni per pubblicarli e per le modalità con modalità errate”. Le esigenze delle imprese sono state fatte presenti, ma i bandi non ne hanno tenuto conto.
“Le ha messe in un calderone generale in cui possono partecipare da tutto il Lazio – incalza Crea – col risultato finale che un’azienda non può chiedere d’essere finanziata. Non riuscendo a rientrare in quei criteri. Come Federlazio abbiamo raccolto esigenze da 39 imprese, ma sono finite in un contenitore di 173 che fanno parte di un riposizionamento competitivo. Morale della favola, le imprese hanno dovuto investire con soldi propri”.
Con risultati paradossali: aziende in partenza per Francoforte, all’esposizione, hanno dovuto pagare in anticipo la loro partecipazione, altrimenti non avrebbero avuto spazi, ma avendo pagato con anticipo non possono partecipare al finanziamento. I bandi non coprono le spese retroattive. Penalizzate le imprese che investono nei mercati esteri.
All’assessore Fabiani e a Lazio Innova sarà consegnato un documento per far presente le difficoltà.
Sul fronte indagine, Federlazio vede la produzione in crescita. Il 25% delle aziende che hanno risposto, segnalano una crescita. Sale dal 25 al 30% chi dichiara un aumento del portafoglio ordini, con una forte crescita degli ordinativi extra Unione europea. Segnale più anche per il fatturato e fa ben sperare pure l’occupazione.
“Sottolineiamo – osserva Mario Adduci – una progressiva diminuzione della cassa integrazione, in particolare quella in deroga, anche per le sempre minori risorse messe a disposizione”.
Il 47,% degli imprenditori dichiara d’avere effettuato investimenti, ma tra i problemi, resta l’insufficienza della domanda interna e il ritardo nei pagamenti da clienti privati. Sull’evoluzione della crisi, non c’è ancora fiducia.
Il 46,9% non vede vie d’uscita. Dato che risente del momento in cui è stata effettuata l’indagine, a fine anno, nel caos politico post referendum. Guardando al 2017, tuttavia, c’è un senso di generale fiducia.
L’indagine congiunturale Federlazio – Secondo semestre 2016
Una decisa accelerazione dell’export verso i Paesi Extra UE; la dinamica dei principali indicatori verso il segno “più”; le percentuali più elevate di opinioni convergenti sulla voce “Stabilità”; la complessiva tenuta dell’occupazione. Il 2016 si è chiuso con una sostanziale conferma delle indicazioni positive emerse nella prima metà dell’anno, mettendo in luce come nel sistema delle piccole e medie imprese della provincia di Viterbo sia in atto un faticoso percorso di ripresa, lento ma costante. Ma accanto agli indubbi segnali di tenuta, permangono, tuttavia, ancora aperte talune problematiche che impediscono di veder ristabilito tra gli imprenditori un clima di effettiva fiducia in ordine al superamento della crisi. E’ lo scenario delineato dall’ultima indagine congiunturale della Federlazio, relativa al periodo luglio-dicembre scorso, ed alle aspettative per il primo semestre del 2017. Le risposte fornite ai questionari proposti, provengono da un campione di 350 aziende regionali aderenti alla federazione delle piccole e medie imprese, delle quali 46 della provincia di Viterbo.Le interviste hanno focalizzato l’attenzione sui più significativi indicatori dei risultati aziendali, consentendo una visione aggiornata dell’andamento delle aziende nel periodo considerato.
La lettura dei risultati ottenuti costituisce un importante momento di riflessione sulla situazione economica regionale e sulle singole realtà provinciali, nonché un valido supporto empirico e statistico agli interventi e alle politiche di sviluppo.
L’analisi dell’andamento demografico del mondo imprenditoriale, elaborata dall’Ufficio Studi della Federlazio su dati Movimprese, denota nel terzo trimestre un tasso di crescita complessivo nella provincia di Viterbo dello 0,25%, il più basso nella graduatoria dei territori del Lazio. Un dato che a fine anno sarà confermato in termini ulteriormente negativi, mettendo in mostra lo scenario di estrema difficoltà del nostro sistema imprenditoriale, tutto incentrato – come noto – sulla piccola e media impresa.
PRODUZIONE
Un dato da porre in risalto: nel periodo luglio-dicembre si è assistito ad una ulteriore conferma della ripresa della produzione, già delineata nelle precedenti quattro rilevazioni congiunturali.
E’ rimasta invariato al 25% il novero di aziende intervistate che ha registrato un aumento dei livelli produttivi nella seconda metà del 2016. Significativo l’incremento di coloro che hanno registrato una stabilità dei livelli produttivi: il 66,7%, rispetto al 58,3% della prima metà dell’anno. Si dimezza, altresì, (dal 16,7% all’8,3%), la percentuale di coloro che dichiarano una riduzione della produzione nella seconda metà dell’anno.
PORTAFOGLIO ORDINI
E’ un quadro estremamente positivo quello tracciato dall’ultima indagine. Resta confermata la dinamica di ripresa della domanda interna. Sale di un 5% (dal 25% al 30%) la percentuale di risposte che dichiara un aumento sul mercato nazionale. Un dato reso ancor più esaltante dall’incremento (dal 46,2% al 70%) del novero di intervistati che dichiara una stabilità; e dal fatto che nessuna delle aziende intervistate ha registrato una riduzione. Nel dettaglio della distribuzione geografica degli ordinativi, si registra un’impennata dell’export verso i Paesi Extra UE, che passa dal precedente 28,6% al 50% : percentuale analoga a quella delle risposte sulla “stabilità”; mentre nessun intervistato rileva contrazioni del portafoglio ordini in tale ambito. Qualche incertezza si riscontra sul versante del commercio con l’UE. Un trend negativo per quanto riguarda coloro che hanno registrato aumenti: dal precedente 33,3% scendono al 12,5%. Un dato in qualche modo attenuato dal preponderante novero di risposte circa la stabilizzazione di tale domanda: l’87,5%. Analogamente a quanto registrato a livello nazionale e di Unione Europea, anche in tali mercati nessuno degli intervistati ha dichiarato una flessione della domanda.
FATTURATO
Sostanzialmente confermati sul terreno positivo, anche i livelli del fatturato Interno: il 38,9% come nel primo semestre del 2016. Contemporaneamente si attestano al 70% le risposte relative alla stabilità, ed a “zero” quelle circa la contrazione. Tra gli operatori del campione intervistato è apparso in aumento, il volume d’affari sui mercati extra UE, che passa dal 25% di metà anno al 30%. Il 70% degli operatori ha dichiarato una stabilità; mentre nessuno ha denunciato una riduzione. Significativa l’attenuazione dei risultati conseguiti sui mercati dell’Unione Europea: dal precedente 28,6% passano al 20%. Tale dato risulta, però, attenuato da quello relativo alla stabilità: l’80% del campione (rispetto al 71,4% di gennaio-giungo 2016) ha dichiarato un fatturato assestato sui livelli precedenti. In sostanza, nel corso del 2016 si è assistito ad una stabilizzazione dell’andamento positivo del fatturato su tutti i mercati presi in esame.
OCCUPAZIONE
Le indicazioni raccolte sul livello dell’occupazione offrono anche a fine 2016 elementi di speranza per l’immediato futuro. Sicuramente colpisce il dato relativo agli operatori che hanno dichiarato la stabilità dell’organico aziendale nel periodo luglio-dicembre scorso, che passa al 44,4%, rispetto al 27,8 del primo semestre. Un trend positivo che trova ulteriore conferma nel calo di oltre il 5% delle risposte relative alla diminuzione del personale: passano dal 22,2% al 16,7%. In flessione dell’11%, invece, il novero di coloro che dichiarano un incremento degli occupati: il 38,9%, rispetto al precedente 50%.
Per le imprese che hanno assunto personale in questa seconda parte dell’anno, il principale contratto di cui si sono avvalse è stato quello a termine, con una percentuale pari al 42,8%, in forte crescita rispetto al 28,6% del primo semestre 2016. Si contrae, invece, la percentuale di imprese che hanno utilizzato il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, passata al 35,7% rispetto al 40% del primo semestre 2016 ed al 41,2% di fine 2015. In breve, sembra essersi esaurita la spinta degli sgravi a vantaggio delle nuove assunzioni stabili.
CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI
E’ stato inoltre chiesto alle imprese intervistate, se si fossero avvalse di ammortizzatori sociali, nel secondo semestre del 2016, e – in caso affermativo – quale lo strumento utilizzato.
Rispetto ai due semestri precedenti continua a diminuire la percentuale di imprese che ha richiesto la Cassa Integrazione Guadagni: dal 15,6% del secondo semestre 2015 e dal 12,6% della prima parte dell’anno, i passa al 10,3%. Tra queste, il 60% ha dichiarato di aver utilizzato la Cassa Integrazione Ordinaria, percentuale in attenuazione rispetto all’ 81,3% di sei mesi fa. In aumento, sia pur contenuto, il ricorso alla CIG in deroga, che dal 12,5% dichiarato nel primo semestre 2016, sale a fine anno al 13,3%. Si registra, invece, un deciso incremento del ricorso alla cassa Integrazione Straordinaria, che passa dal 6,3% della prima parte dell’anno, sale nel periodo luglio-dicembre al 26,7%. Da luglio a dicembre 2016 nella provincia di Viterbo le ore di Cassa Integrazione Guadagni complessivamente autorizzate sono notevolmente diminuite ( -66,3%). Un risultato che supera di gran lunga quanto registrato a livello nazionale (- 24,1%) e regionale ( -53,8%). Tale flessione riguarda tutti i territori della regione e che, nella Tuscia, il fenomeno risulti più rilevante rispetto alle altre province, ad eccezione di Rieti. La contrazione è estremamente consistente a Rieti (-86,6%), e più contenuta, ma comunque significativa, a Frosinone ( -38,6%).
CASSA INTEGRAZIONE ORDINARIA
Nella seconda metà del 2016, nella provincia di Viterbo, la riduzione delle ore di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria autorizzate è stata del meno -72%, rispetto alla flessione del -36,3% registrata nel primo semestre. Si tratta di un dato rilevante, di gran lunga superiore all’indice negativo rilevato a livello regionale (- 42%) ed a quello nazionale (-13,3%). Nel confronto con gli altri territori del Lazio, ove è diffuso il calo nell’utilizzo di questo ammortizzatore sociale, ad eccezione di Rieti dove si registra, invece, un incremento particolarmente rilevante del +289,3%. Lieve l’aumento di ore di Cig ordinaria nella provincia di Frosinone (+10,9%).
CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA
Dinamica sempre di segno negativo quella della ore di CIGS autorizzate nel secondo semestre 2016. Nella provincia di Viterbo la riduzione è risultata del -50,2%, rispetto al -23,8%, del periodo gennaio-giugno. Un dato inferiore a quello complessivo del Lazio (-54,6%), ma di gran lunga superiore a quello nazionale (-19,4%). La decisa flessione di questo ammortizzatore sociale nella Tuscia è risultata in sintonia con tutti gli altri territori regionali.
CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA
Nel secondo semestre del 2016 il ricorso a questo ammortizzatore sociale ha registrato una contrazione complessiva in tutte le province del Lazio: la Tuscia ha mostrato l’indice maggiormente negativo: -89,3%.
Un trend negativo che conferma quanto già rilevato in questo territorio alla fine del 2015: -41,6% e nel primo semestre 2016 (-58,4%). Il calo globalmente registrato è dovuto in parte alle ridotte risorse finanziarie destinate alle Regioni, ed inoltre alla progressiva riduzione della possibilità di concessione di questa forma di sostegno al reddito: nel 2014 era stata di max undici mesi; nel 2015 limitata ad una durata massima di cinque mesi nel corso dell’anno, scesi ad un solo trimestre nel 2016.
INVESTIMENTI
E’ pari al 47,1% la percentuale di imprese che ha dichiarato di aver effettuato investimenti nella seconda metà del 2016. Si tratta di un risultato in progressivo aumento rispetto al 44,4% del primo semestre, ed al 28,6% di fine del 2015.
PROBLEMATICHE INCONTRATE DALLE IMPRESE
“L’insufficienza della domanda”, indicata nel 28% dei casi, appare in cima alla lista delle problematiche incontrate dalle piccole e medie imprese nel corso dell’ultimo semestre 2016, condizionandone negativamente l’attività, Rilevante, poi, “Il ritardo dei pagamenti da parte dei clienti privati, il 23,4% delle risposte, a testimonianza dell’opprimente peso della mancanza di liquidità nella gestione attuale della piccola e media impresa. Seguono “i ritardi dei pagamenti della P.A.” (14,2%); “l’impossibilità a partecipare agli appalti” (9,2%) e la “mancata concessione/erogazione del credito bancario” (5%). L’indagine ha, inoltre, voluto cogliere la percezione dei piccoli e medi imprenditori su come stia evolvendo la crisi dal loro punto di vista. Dalle risposte emerge una prevalenza di operatori che ancora non mostra effettiva fiducia riguardo al superamento della crisi. “Al momento non si intravede alcuna via di uscita” è indicato al 46,9%, rispetto al 44,4% del primo semestre 2016. Parallelamente sale del +6,1% la percentuale di intervistati secondo cui “Il peggio deve ancora venire”. Invariato (38,8%) il novero di coloro che, invece, ritengono che “Si comincia ad intravedere una luce in fondo al tunnel”. Si dimezza, infine, la percentuale di coloro secondo i quali “Il peggio è ormai alle nostre spalle”: l’8,2%, rispetto al 16,7% del primo semestre 2016.
IL CONTRASTO DELLA CRISI
Anche nel secondo semestre del 2016 alle imprese del campione è stato chiesto quali azioni intendessero porre in essere per contrastare la crisi. Rispetto alla rilevazione precedente, l’azione principale è quella del “Creare nuovi prodotti o servizi”, con una percentuale del 22%, ma in diminuzione rispetto al 25,1% del primo semestre. Il ricorso al “Taglio dei costi di gestione”, è indicato al secondo posto, dal 20,6% delle imprese; cui seguono “Migliorare la qualità del prodotto o servizio”col 20% di risposte e “L’inizio, sviluppo o incremento dell’attività rivolta al mercato estero” è un’azione opzionata dall’11,2% delle imprese, mentre “Ridurre il personale” che è stato indicato dal 7,6 % delle imprese, rispetto al 5,9% del semestre precedente. La “trasformazione di qualche contratto da tempo pieno a part-time” sale al 5,1%, rispetto al 3,8% di gennaio-giugno 2016. La “esternalizzazione servizi” è un’opzione indicata solo nel 3,6% delle risposte.
VINCOLI ALLA COMPETITIVITA’
E’ stata poi rivolta la domanda su cosa renda l’attività dell’impresa meno competitiva qui, in Italia, rispetto a quella dei propri concorrenti esteri.
La “pressione fiscale” resta al primo posto nella lista dei “vincoli” alla competitività, con il 30% delle risposte da parte delle imprese, cui segue la percentuale raccolta da il “costo del lavoro”, pari al 26,1%.
“La complessità normativa e burocratica” è indicata dal 20,3% delle risposte; mentre il “Costo dei servizi (energia, trasporti, ecc.)” è evidenziato nel 12,8% dei casi; cui segue “Il costo del credito” indicato all’ 8,3%.
PREVISIONI
L’indagine della Federlazio ha rilevato anche le previsioni a breve, in ordine alle aspettative delle PMI per il 1 ° semestre 2017.
Le opinioni espresse sono risultate improntate ad una sostanziale fiducia che regna tra gli operatori, con delle aspettative positive relativamente a tutti gli indicatori.
SITUAZIONE ATTESA DEL BUSINESS
Investimenti
Un Trend sempre positivo emerge dalle opinioni espresse in ordine alle intenzioni di investire. Rispetto al 47,1% di investimenti registrati a fine 2016, sale al 50% la percentuale di coloro che prevedono investimenti nel periodo gennaio-giugno 2017.
Produzione
Significativa la percentuale di imprese che prevede un aumento della produzione nel primo semestre dell’anno in corso: si attesta al 30%, mentre il 60% delle risposte propende per una stabilità del dato.
Solo il 10% degli intervistati teme una riduzione dei livelli produttivi.
Nuovi ordini
Decisamente improntato all’ottimismo anche il dato relativo alle attese sul livello di nuovi ordinativi sul mercato interno, per il quale il 44,4% prevede aumenti tra gennaio e giugno 2017, mentre nessuno degli interpellati pronostica una riduzione in tale ambito. Anche nel dettaglio dei mercati dell’Unione Europea (57,1%) ed extra UE (50%), si prevedono incrementi della domanda.
Fatturato atteso
E’ stato chiesto alle imprese del campione di esprimersi sulle previsioni di fatturato per i primi sei mesi dell’anno in corso. Il 47,1% degli intervistati esprime ottimismo sul mercato interno, con una percentuale del 52,9% che prevede stabilità. Nessuna azienda pronostica cali di fatturato sul mercato nazionale. Si attesta, invece, al 50% la percentuale di coloro che prevedono incrementi in ambito UE ed al 44,4% quella relativa alle attese positive per l’area Extra UE.
Occupazione
E’ del 38,9% la quota di imprese che prevede un aumento degli assunti fra gennaio e giugno dell’anno in corso, mentre il 50% intravvede livelli di stabilità. Per l’11,1% degli intervistati il primo semestre del 2017 porterà, invece, a delle riduzioni dell’organico aziendale.
Federlazio – Indagine congiunturale – L’intervento del presidente Calisti
“Archiviamo il 2016 con molte conferme e qualche incertezza, tanto da poter affermare che il percorso di ripresa, intrapreso dalle nostre piccole e medie imprese, appare ancora lento e faticoso, anche se costante.
L’ultima indagine congiunturale evidenzia, rispetto alla prima metà dello scorso anno, elementi tendenzialmente più confortanti, che indubbiamente vanno accolti con positività, ma ancora incerti e poco consolidati.
Anche le indicazioni previsionali espresse dalle imprese per i primi sei mesi del 2017, sembrano caratterizzate da valutazioni sostanzialmente positive, da cui emerge una propensione ad investire, malgrado le condizioni generali di contesto evidentemente ancora non risultino così rassicuranti per le imprese, impegnate in uno straordinario sforzo di riposizionamento competitivo. Ma da sole, certamente non possono.
In tale direzione ci pare opportuno ricordare che il 13 febbraio 2015 la Commissione Europea aveva approvato il POR FESR 2014-2020, il Programma operativo della Regione Lazio per la programmazione 2014-2020 dei Fondi FESR, il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Si tratta di una serie di investimenti per ripartire e favorire la crescita, sostenere le piccole e medie imprese e creare nuovi posti di lavoro.
Per il conseguimento degli obiettivi sopra espressi, la Regione Lazio intendeva attivare un volume di risorse pari ad almeno 70 milioni di euro.
Federlazio, fedele alla propria mission consolidata nel corso degli anni ed in modo assolutamente gratuito, ha fattivamente collaborato alla redazione e sottomissione della Proposta di riposizionamento denominata “ARREDO CASA: SOLUZIONI PER IL BENESSERE” presentata in data 30/11/2015 a cui hanno aderito numerose imprese ed attori scientifici ed istituzionali come Università della Tuscia, Comune di Civita Castellana, Ance Lazio, Camera di Commercio di Viterbo e Università degli Studi di Tor Vergata).
Ma il bando ha completamente disatteso le legittime aspettative delle imprese del settore (in considerazione del progetto approvato) le cui esigenze non sono state assolutamente recepite.
Un riposizionamento competitivo non deriva infatti solo dalla creazione di nuovi prodotti ma anche dalla creazione di un processo produttivo più efficiente ed efficace mediante l’abbattimento delle diseconomie di produzione (tecniche ed economiche).
Sostanzialmente tutto è stato inserito in un grande calderone a cui è stato dato il nome di bioedilizia e smart building; ma tale contenitore è stato completamente svuotato dei concetti fondamentali di innovazione di design mentre per quanto riguarda la parte di innovazione tecnologica tutto è stato praticamente concentrato nel risparmio idrico e delle risorse naturali in genere.
E’ stato evidente che i tempi del bando non sono quelli del mercato e quindi sostanzialmente si sono persi 2 anni per la pubblicazione di un bando che alla fine si è dimostrato completamente non centrato alle esigenze reali.
Tutto questo ha portato alla mancata creazione delle auspicate aggregazioni. Il fare rete deve avere infatti uno scopo perdurante nel tempo e fondato su esigenze reali e condivise; la rete per prendere un contributo non crea presupposti di sviluppo duraturo.
Ciò non va letto come mancanza di esigenze da parte delle imprese o come indisponibilità delle stesse ad effettuare investimenti; infatti nello stesso periodo numerosi programmi di investimento sono stati avviati da parte delle imprese, le quali non hanno potuto presentare le richieste di contributo proprio per la non rispondenza alle reali esigenze dettagliatamente descritte nel progetto di riposizionamento “ARREDO CASA: SOLUZIONI PER IL BENESSERE”.
Proprio per questo si deve agire presto; il mercato non aspetta i tempi della burocrazia e non si possono perdere occasioni che aspettavamo da molti anni, mettendo a rischio le imprese, i posti di lavoro e l’intero sistema economico del Lazio.
Quanto sostenuto forma oggetto di un corposo documento che proprio oggi la Federlazio presenterà a Lazio Innova ed all’Assessore regionale allo Sviluppo Economico ed Attività produttive, Guido Fabiani.
L’obiettivo è quello di rimarcare come permangano ancora troppe criticità, con cui qualunque strategia di rilancio delle nostre piccole e medie imprese è costretta a fare i conti.
In primis una Unione Europea depotenziata dalle linee di frattura interne che la rendono incapace di esercitare quel ruolo propulsivo sulle economie nazionali di cui si avrebbe un grande bisogno. A questo si aggiunge un ulteriore elemento di incertezza per il sistema delle imprese, rappresentato dal nostro quadro politico nazionale.
Se il Governo dovrà impegnarsi non poco per approvare tutte quelle misure necessarie per rilanciare la nostra economia – dall’abbassamento della pressione fiscale sulle imprese alla riorganizzazione del mercato del lavoro, all’intervento sul sistema del credito, all’efficientamento e razionalizzazione della PA. Un tema, quest’ultimo, su cui non ci stancheremo mai di intervenire.
Le nostre piccole e medie imprese hanno intrapreso un lento e difficile cammino di ripartenza; ma questo da solo non basta, in quanto non è unicamente il sistema produttivo privato che deve essere riorganizzato, attraverso l’innovazione tecnologica e gestionale, ma è anche l’apparato della Pubblica Amministrazione che deve essere riordinato con celerità ed energia.
Perché un sistema burocratico più snello, efficiente e meno opprimente, potrebbe supportare le PMI, sottraendo loro meno tempo e oneri finanziari, come purtroppo accade oggi. E questo è uno – forse il principale – dei gap che le separa dai competitori esteri”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY