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Viterbo - Primarie Pd - Il segretario Egidi sulla scelta d'appoggiare l'ex premier - Si augura che Mo.Ri. il 30 aprile non votino e su una sua ricandidatura non chiude tutte le porte

“Renzi rappresenta la leadership più forte per il paese”

di Giuseppe Ferlicca
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Andrea Egidi

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Viterbo – Sta con Renzi, mentre gran parte del Pd nella Tuscia si schiera con Orlando. Il segretario provinciale Andrea Egidi in vista delle primarie spiega le ragioni della scelta, la stessa a Viterbo, di Fioroni. Ma le distanze fra i due, restano. Egidi non parla di Moderati e riformisti e su una eventuale ricandidatura alla segreteria in autunno, non la conferma, ma nemmeno chiude si chiude dietro la porta della federazione.

Perché Renzi e non Orlando?
“Per tre ragioni principalmente – dice Egidi – intanto, resto convinto che la sinistra deve continuare ad avere l’ambizione di far vivere le proprie idee e le proprie battaglie in uno schema più aperto e largo, deve contaminarsi per avere una funzione di direzione politica reale. La seconda è perché credo che questo paese continui ad avere il bisogno di un grande soggetto politico, che allarghi i propri confini, con al proprio interno culture e storie differenti. Da questo punto di vista il risultato del 4 dicembre non mi toglie l’idea che occorra combattere per non scivolare sul ritorno alle coalizioni forzate stile anni Novanta e Duemila. Da ragazzi ci spiegavano che la sinistra non deve sentirsi figlia di un dio minore. Io ne sono ancora convinto e combatto affinché non si torni a schemi sbagliati. Ieri non andava bene Turigliatto, domani non andrà bene Alfano. La terza, ma non per importanza, è perché ho sostenuto con convinzione i mille giorni del governo Renzi, che credo abbia dato molto a questo paese, a partire da una ritrovata funzione europea. Renzi, con correzioni evidenti dal punto di vista di collegialità e gestione del Pd, rappresenta ancora la leadership più forte nei confronti del rapporto con il paese”.

Su Orlando a Viterbo convergono molti esponenti Pd a lei vicini, da Mazzoli a Mazzola, passando per Sposetti. Che effetto le fa?
“Vivo con molta serenità questo passaggio, perché quando si è convinti di una scelta, si vive tutto con più tranquillità e perché i compagni di cui parla sono persone per bene”.

Invece, che effetto le fa condividere la stessa scelta di Giuseppe Fioroni?
“Non è un problema mio. Per la battaglia che ho fatto in questi anni e per le cose che caratterizzeranno l’impianto politico della mozione Renzi, credo che il problema sia di Fioroni nel dover spiegare questa sua scelta. I contorni della battaglia politica sono chiari e non in linea con chi pensa di fare un partito di centro che guarda a sinistra. Credo che il week end di Torino al Lingotto mi confermerà questa convinzione, quindi una cosa diversa dalla palude da prima repubblica che hanno in mente altri”.

Se come emerso nelle ultime ore si andrà a liste uniche, sono prevedibili iniziative comuni con Fioroni e anche con Serra?
“Il meccanismo prevede più liste, quindi non vedo il problema. Io sarò impegnato a costruire il sostegno a Renzi da segretario della federazione e lavorerò insieme a chi in questi anni ha fatto la mia stessa battaglia politica e culturale. Non si creda che non esistano energie e intelligenze in giro per la Tuscia pronte a riconoscersi in questa battaglia”.

Ha notizie su quale candidato sosterranno i Moderati e Riformisti? Non è un mistero che in quel movimento militano diversi esponenti Pd…
“Non discuto di questa roba. Per me possono starsene a casa”.

Pure il presidente della regione Nicola Zingaretti è con Orlando e con lui il consigliere Enrico Panunzi. Renzi non rischia nella Tuscia di diventare “minoranza” nel Pd?
“Non credo, e comunque le primarie si fanno apposta, per vedere chi dei candidati vince. La scelta di Panunzi la rispetto, non fosse altro per il lavoro di questi anni e per quello che continueremo a fare dopo il 30 aprile. Vale per lui e vale per tutti gli altri”.

Osservatori delle cose interne al Pd, danno Renzi in affanno, in difficoltà nel raggiungere il 50% dei consensi alle primarie. Rendendo necessario il passaggio in assemblea per essere eletto. Lei come lo vede?
“Credo che Renzi si sia messo nella condizioni di saper ascoltare di più e di correggere atteggiamenti e modi di fare. A me pare che si stia lavorando per costruire un mondo attorno alla sua candidatura, molto largo e plurale. Le sconfitte, a partire da quelle più pesanti, servono a questo. Imparare dagli errori. La scelta, ad esempio, di chiedere a Maurizio Martina di fare il ticket è positiva non solo per il profilo del ministro all’Agricoltura, uno molto bravo, ma perché va in questo senso. Allargare il campo e offrire segnali di collegialità che non sempre ci sono stati”.

Se vince Renzi, se vince Orlando. Che cambia nel Pd?
“Già che lei non citi Emiliano mi fa ben sperare. Le differenze stanno nell’impianto politico principalmente. Renzi offre l’idea di un Pd che provi di nuovo a declinare nel modo giusto quella benedetta funzione nazionale più maggioritaria che non abbiamo mai saputo declinare, neanche quando alla guida c’era Bersani. Orlando a me pare più concentrato su un assetto che accetta l’idea del ritorno allo schema dell’Ulivo, uno schema che credevo avesse abbandonato anche lui. Ha presentato 1996 firme, mi pare chiaro.

Renzi e Orlando sulla carta sono i due principali contendenti, ma glielo chiedo. Se a vincere dovesse vincere Emiliano, il Pd come cambia?
“La considero un’ipotesi impraticabile. Impossibile che avvenga. Gli elettori del Partito democratico sono troppo maturi per poter prendere una scelta di questo tipo”.

In autunno arriverà la fase congressuale provinciale. Rinnovo della segreteria. Questo è il suo ultimo mandato o potrebbe concorrere di nuovo?
“Le vie della politica sono infinite. Tempo al tempo e una cosa alla volta”.

Giuseppe Ferlicca


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10 marzo, 2017

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