Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore,
ho letto il suo articolo e sono rimasto costernato. Non faccio solo riferimento alla volgarità che si utilizza nei confronti del principale partito italiano, quanto a una lettura falsa rispetto a presunte mie difficoltà nel rilasciare dichiarazioni o rispondere alle vostre domande.
Nella giornata dell’altro ieri, per l’esattezza prima alle 12, poi nel tardo pomeriggio, ho concordato con una vostra giornalista l’invio di una dichiarazione scritta.
Fortuna vuole che le vostre telefonate dovrebbero essere registrate, magari se lei le ascolta di nuovo si renderà conto.
Questo è ciò che penso. Parlare oggi dei costi del sistema istituzionale e politico è cosa più complessa del passato.
Il crescente clima di sfiducia nelle istituzioni, alimentato per un verso da una politica un po’ “stracciona” e dal lavoro di alcuni poteri “forti” che hanno il solo scopo di far assumere alla politica e ai partiti un ruolo di secondo piano, rende il ragionamento sui costi della democrazia un terreno sul quale è facile essere accusati di salvaguardare la tanto odiata casta.
Un punto che dovrebbe essere chiaro a tutti è che se l’uscita dalla crisi italiana è simile allo sbocco avuto dopo Tangentopoli, quindi un’uscita contro la politica tout court, il Paese vivrà un secondo Berlusconi. Ricorderai meglio di me quegli anni.
Si sgretolava un sistema, un clima di fortissimo disprezzo rispetto alla politica, la debolezza di una parte della sinistra ad attrezzare una risposta culturale ancor prima che politica, una classe dirigente spazzata via dall’onda di Tangentopoli, l’arrivo del più grande e importante imprenditore italiano che ci disse di affidarsi a lui. Il resto è storia nota.
Mi chiederà che nesso esista tra la discussione di oggi e quegli anni. Penso che il nesso c’è: se l’Italia uscirà da questa crisi con gli strumenti dell’antipolitica, ne uscirà fondamentalmente “da destra” e si ritroverà in campo un nuovo Berlusconi.
Ci dirà che la politica non serve e che, come al solito, ci penserà lui. Per questo continuo a dire che il Pd per scongiurare questo rischio deve assumere, come del resto sta facendo, posizioni e battaglie chiare.
Al sottoscritto piace essere il più chiaro possibile, al di là del soprannome che mi è stato offerto con il suo articolo.
Allora, per punti, e per rispondere alle sue domande:
1. Sono assolutamente contrario, come del resto lo è stato il gruppo Pd Lazio, all’istituzione dei vitalizi per gli assessori esterni. Inoltre credo che non sia utile in assoluto, dopo aver svolto il mandato da consigliere regionale, un vitalizio.
2. Sono altresì contrario al proliferare di società speciali, enti e aziende legate alla Regione che distribuiscono membri di cda, presidenze e quant’altro. Penso che se proprio servano enti di questo tipo, la politica debba stare lontano dalle nomine e si debba fare promotrice di un meccanismo di selezione pubblica (reale e non fittizia) per l’individuazione dei manager a cui affidare tali incarichi. La giungla delle società e degli enti inutili legati alla Regione (e non solo) va comunque disboscata.
3. Penso che il Pd del Lazio, partendo dall’ultima vergognosa scelta di Renata Polverini, debba promuovere una vera e propria proposta per la riforma complessiva dell’assetto istituzionale della Regione. Vale a dire: numero e compensi dei consiglieri, numero delle commissioni, riforma relativa alle indennità e vitalizi. Se questo, insieme alla altre federazioni, avviene attraverso l’indizione di un referendum che sia lo stimolo per legiferare, meglio ancora. Infine penso che su questi aspetti il Pd disponga di un’elaborazione concreta, vedi ad esempio le scelte effettuate dal presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani.
4. Sulle questioni relative ai parlamentari, vi segnalo le proposte presentate dal Pd in tema di: superamento del bicameralismo perfetto e istituzione Senato delle Regioni, numero dei parlamentari (su questo tema occorre comunque ragionare sui rischi relativi all’indebolimento della rappresentanza democratica di piccole Province come la nostra), riduzione del compenso dei parlamentari e privilegi da abolire. Siamo un grande partito che sa fare proposte concrete e, su questo aspetto, è dal 2008 che giacciono in Parlamento proposte di legge mai portate avanti nelle commissioni dal governo precedente. La fase nuova del governo Monti ci consentirà di far capire agli italiani che “non siamo tutti uguali”.
5. L’ultimo punto su cui vorrei intervenire è relativo alla legislazione in tema di partiti in Italia. Siamo sicuri che è attuato fino in fondo l’art. 49 della Costituzione? Io credo di no. Il non disporre di una legge che regolamenti per bene l’istituto dei partiti ha contribuito ad esempio che, nel corso degli anni, l’attenzione (e il potere) si spostasse dal partito all’eletto, generando elementi di trasformazione delle “comunità partito”.
Trasformazioni che in alcuni casi si sono tradotte in atteggiamenti di degenerazione veri e propri, grazie ai quali la politica, intesa come “insieme di volontari legati da interessi, ideali e progetti comuni” ha interrotto la sua funzione. Questo perché c’erano solo gli “eletti”, nel caso del Parlamento ancora oggi, nominati. Allora io dico, perché non dare ascolto a chi crede che solo grazie a una nuova legislazione sui partiti si potrà fare un passo in avanti?
Leggi chiare con obblighi di trasparenza per la vita dei partiti, più soldi a quelle comunità (se rispettano le regole del gioco democratico) e zero privilegi all’eletto. Questo è ciò che penso.
Caro direttore, se lei vuole, venga un giorno a verificare la giornata tipo di un partito come il nostro. Scoprirà anche le difficoltà in termini di sopravvivenza economica che strutture come la nostra vivono quotidianamente (altro che soldi e casta!).
Infine, l’ultima battuta. Discutiamo di tutto ma senza confondere i cittadini. Sulla vicenda dei vitalizi ad esempio è bene ricordare chi l’ha approvata (la Polverini) e chi si oppone (noi, il Pd). Sarò io a chiedere ai quattro candidati alla segreteria regionale del Pd di sfruttare il congresso per svolgere una iniziativa politica vera sul tema del riordino istituzionale della Regione Lazio, partendo dall’abolizione del “regalo di Natale Polverini” sui vitalizi.
Tutto ciò consapevole che un grande partito come il nostro fa la battaglia sul territorio, raccoglie idee e costruisce una proposta complessiva, partendo dalle buone esperienze di governo che abbiamo.
Lo ripeto, il sistema Emilia Romagna potrà albergare anche qui da noi.
Andrea Egidi
Segretario provinciale del Pd
Sono costernato della sua costernazione, mi verrebbe da dire. Ma poi mi accorgo semplicemente che io non sono affatto afflitto. Anzi metterò in archivio questa sbobba, questo suo mirabile intervento. Quando mi capiterà di spiegare come si fa a non comunicare nulla lo mostrerò.
E sì perché, pur comprendendo umanamente il suo nervosismo vista la piega che sta prendendo la vita interna al suo partito, il suo intervento è la migliore prova di quanto certa politica sia sideralmente distante dal mondo reale. Non voglia e non sappia comunicare. Lei, va detto, la lezione berlusconiana l’ha recepita a pieno. Lei preferisce tromboneggiare in solitaria. Non ama le domande. E giustamente non ha risposto minimamente alle nostre di domande. Scelta più che legittima. Ovviamente.
Ma vede, se il suo modello metodologico è Berlusconi, deve mettere in conto che Berlusconi è un genio delle comunicazione. E’ un maestro della comunicazione. Se qualcuno vuole imitarlo fa la figura che oggi lei ha fatto.
Quanto a volgarità poi lei mi sembra un maestro. Ma come faccio ora io a spiegarle che il suo compitino, così stilato perbenino, è strutturalmente volgare? Perché non coglie nulla del mondo reale in cui lei non vive, evidentemente. Il suo intervento è “volgare”, nell’accezione negativa che lei predilige, perché è privo di sangue e carne. E’ disincarnato. E’ morto in fasce.
Due ultime cosette. Da cosa deduce che il suo è il “principale partito italiano”? A oggi non lo è per voti e iscritti, mi sembra. Lo deduce dai sondaggi? La sua linea filo berlusconiana è impressionante. Ma anche in questo caso va detto che bisognerebbe evitare il confronto con i giganti.
Per farla breve prima i voti bisogna prenderli, per dire che si è il principale partito. E voi non li avete ancora presi, e mi sembra facciate di tutto per non prenderli. Nonostante Berlusconi vi abbia servito il paese su un piatto d’argento.
Quanto alla “falsa lettura”. Il suo intervento mi toglie ogni dubbio.
Infine non si preoccupi: nessuno leggerà queste righe che le dedico. Non credo esista un lettore che riuscirà in tempi storici e senza fare ricorso a sostanze eccitanti ad arrivare alla fine del suo discorsetto.
Dimenticavo una domanda: Ma lei nella vita reale che lavoro fa? Scusi l’ingenuità, non rammentavo che lei non ama le domande.
Carlo Galeotti
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