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– Hanno agito in tre, in soli sette minuti. Tanto è bastato agli autori dell’attentato a Mauro Vecchi per bloccargli i cancelli, sistemare i ceri funebri sul davanzale, bruciargli il materasso e trasportare una bombola del gas in casa lasciandola aperta.
E’ quanto emerge dagli accertamenti fatti eseguire dall’avvocato Salvatore Sciullo, che assiste l’ex dirigente dell’Eni, vittima dell’intimidazione.
Il legale di Vecchi ha nominato un consulente tecnico per ricostruire quanto accaduto la notte tra il 27 e il 28 dicembre, quando ignoti hanno incendiato l’abitazione dell’ex dirigente, un casolare nella campagna ortana.
Vecchi si era assentato qualche giorno per le vacanze di Natale. La mattina del 28, quando è tornato, ha trovato il piano superiore della sua abitazione carbonizzato, oltre ai lucchetti nei cancelli e ai ceri funerari alle finestre.
Visionando il sistema di allarme della casa di Vecchi, l’esperto nominato dall’avvocato Sciullo è arrivato, per ora, a due conclusioni.
La prima è che l’intera operazione è durata sette minuti. Un tempo talmente breve da lasciar pensare che il gruppo abbia attentamente pianificato il tutto, agendo a colpo sicuro.
La seconda riguarda i responsabili del gesto, che sarebbero stati almeno in tre e avrebbero compiuto le varie attività simultaneamente.
Al momento il pm titolare dell’inchiesta, Renzo Petroselli, non avrebbe ancora nominato un proprio consulente per gli accertamenti in loco. La Procura continua a indagare a tutto campo, senza escludere alcuna pista né tralasciare le precedenti intimidazioni subite da Vecchi: il taglio di 130 alberi da frutta della sua proprietà, le scritte ingiuriose contro l’ex dirigente al cimitero di Orte e le condutture del gas tranciategli da ignoti in casa.
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