Viterbo – “Il congresso e le primarie devono fissare l’orizzonte verso cui il Pd dovrà muovere i suoi passi per offrire una credibile formula di governabilità nell’interesse della nazione”.
A sostenerlo è Giuseppe Fioroni. In un intervento sull’Huffington dopo la tre giorni al Lingotto, il deputato Pd vede nell’appuntamento voluto da Renzi un merito principale: “Avere rilanciato l’immagine di un Pd che si sente e si propone come argine del sistema democratico, contro l’onda montante dei populismi”.
Compito che non spetta solo ai Democratici: “Ma anche ad altre forze, di governo e opposizione, ma non può prescindere da noi. Sarebbe illusorio, in questa complessa fase della vita politica nazionale e internazionale, prospettare uno scenario di isolamento (o auto isolamento) dei Democratici”.
Il nodo è, per Fioroni, ridare fiducia all’Europa, di fronte a troppe titubanze. “Temo che la tiepidezza nell’essere europeisti – osserva Fioroni – puntando sempre il dito, come fanno i sovranisti, sulla burocrazia di Bruxelles per nascondersi dietro l’alibi degli eurocrati cattivi, per parte nostra non aiutino a definire un progetto di ulteriore integrazione politico-istituzionale, capace di respingere il contagio della Brexit e quindi l’orrore, come ha detto Padoan, della Italexit”.
L’europeismo italiano ha un punto di partenza e di riferimento preciso: “Dovrebbe riattingere, senza nulla togliere alla memoria di Spinelli, alla grande lezione di Alcide De Gasperi.
Non vedo, d’altronde, come un partito democratico e riformatore possa eludere il nodo della riattualizzazione del “riformismo realizzato”, quello che in Italia, a partire dal 1948, si è incarnato nei partiti dei governi centristi e poi, all’inizio degli anni ’60, di centrosinistra”.
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