Montefiascone – Nascondevano la droga in delle finte pile, con una chiusura a vite. Un nascondiglio efficace ma non infallibile per gli inquirenti che hanno smantellato un vasto giro di droga tra giovanissimi. Giovani erano i pusher, tutti tra i 18 e i 23 anni. Così come i clienti. Hashish e marijuana ma anche eroina e cocaina venivano spacciate pure ai minorenni, in alcuni casi addirittura a tredicenni.
I carabinieri di Orvieto – la città dove avveniva il rifornimento -, coadiuvati dai colleghi di Montefiascone e Perugia, hanno arrestato cinque baby pusher, tra cui un 22enne di Montefiascone: B.G. Gli altri quattro finiti ai domiciliari sono tutti umbri. Solo un 37enne nigeriano, ma residente a Perugia, è stato raggiunto dalla misura dell’obbligo di firma.
Stando agli accertamenti degli investigatori, i baby pusher spacciavano fuori dalle scuole e nei locali di Orvieto. Il ‘quartier generale’ era però il parco comunale della fortezza Albornoz, vicino gli istituti superiori. Da qui il nome dell’operazione: Albornoz, appunto. In soli cinque mesi – da settembre 2016 a febbraio 2017 – i carabinieri avrebbero accertato oltre seicento cessioni di droga. Per gli inquirenti il “gruppetto” sarebbe stato ben organizzato e già da tempo avrebbe rifornito di stupefacenti i giovani orvietani.
Baby pusher, ma non per questo poco scaltri. Nonostante l’età gli spacciatori avrebbero comunque usato un linguaggio convenzionale e criptico. “Me serve un aiuto, ce potemo beccà al volo?”. Frasi che, alla luce di quanto sarebbe emerso da appostamenti e pedinamenti, sarebbero riconducibili alle attività di reperimento della droga. I baby pusher si sarebbero anche sentiti superiori alla legge: inizialmente erano riusciti a sfuggire ai controlli e alle indagini, così da ingenerare nei giovani di riferimento un timore reverenziale.
Cinque arrestati e un obbligo di firma. Undici indagati, tra cui quattro minorenni. 120 pedinamenti e trecento ore di osservazione. Sono i numeri dell’operazione coordinata dal procuratore capo di Terni, Alberto Liguori, e dal sostituto procuratore Raffaele Pesiri.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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