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Operazione Albornoz - Orvieto - Ecco come i baby pusher reperivano la droga - Hashish, marijuana, eroina e cocaina venivano spacciate fuori le scuole e anche ai minorenni

“Me serve un aiuto, ce potemo beccà al volo?”

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Montefiascone - Operazione Albornoz - Nel riquadro l'arrestato B.G.

Montefiascone – Operazione Albornoz – Nel riquadro l’arrestato B.G.

Montefiascone - Operazione Albornoz

Montefiascone – Operazione Albornoz

Montefiascone - Operazione Albornoz - Lo stupefacente sequestrato

Montefiascone – Operazione Albornoz – Lo stupefacente sequestrato

Montefiascone - Operazione Albornoz - Un coltello sequestrato

Montefiascone – Operazione Albornoz – Un coltello sequestrato

Montefiascone - Operazione Albornoz - Una delle finte pile in cui veniva nascosto lo stupefacente

Montefiascone – Operazione Albornoz – Una delle finte pile in cui veniva nascosto lo stupefacente

Orvieto – Già scaltri, nonostante l’età. Per gli inquirenti i cinque baby pusher arrestati – tutti tra i 18 e i 23 anni e tra cui un 22enne di Montefiascone – per reperire la droga utilizzavano un linguaggio convenzionale e criptico, tipico dei ‘grandi’. Frasi come “Mi serve un favore”, “Me serve un aiuto”, “Ce potemo beccà al volo?”.

Cinque mesi di indagine, da settembre dello scorso anno a febbraio 2017, tramite pedinamenti e appostamenti. 120 i primi e trecento le ore di osservazione. Seicento le cessioni di droga accertate, in questo breve lasso di tempo, dai carabinieri. Undici gli indagati, tra cui quattro minorenni. Un obbligo di firma e cinque arresti, tra cui un giovane di Montefiascone: B.G. E’ l’operazione Albornoz dei carabinieri di Orvieto, coadiuvati dai colleghi viterbesi e di Perugia e coordinati dal procuratore capo di Terni, Alberto LiGuori, e dal sostituto procuratore Raffaele Pesiri.

Gli inquirenti hanno smantellato un vasto giro di droga tra giovanissimi. Giovani erano i pusher, così come i clienti. Hashish e marijuana ma anche eroina e cocaina venivano spacciate pure ai minorenni, in alcuni casi addirittura a tredicenni. E per nascondere la droga usavano delle finte pile, con la chiusura a vite. Un nascondiglio efficace, ma non infallibile.

Stando agli accertamenti degli investigatori, i baby pusher spacciavano fuori dalle scuole e nei locali di Orvieto. Il ‘quartier generale’ era però il parco comunale della fortezza Albornoz, vicino gli istituti superiori. Da qui il nome dell’operazione. Per gli inquirenti, il “gruppetto” sarebbe stato ben organizzato e già da tempo avrebbe rifornito di stupefacenti i giovani orvietani.

Baby pusher, ma non per questo poco scaltri. Nonostante l’età gli spacciatori avrebbero comunque usato un linguaggio convenzionale e criptico. “Me serve un aiuto, ce potemo beccà al volo?”. Frasi che, alla luce di quanto sarebbe emerso da appostamenti e pedinamenti, sarebbero riconducibili alle attività di reperimento della droga. I baby pusher si sarebbero anche sentiti superiori alla legge: inizialmente erano riusciti a sfuggire ai controlli e alle indagini, così da ingenerare nei giovani di riferimento un timore reverenziale.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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26 marzo, 2017

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