Riceviamo e pubblichiamo – La comunicazione di chiusura di sportelli del Gruppo Ubi non ci ha fatto di certo piacere. Nella Tuscia è prevista la chiusura a Viterbo degli sportelli di via san Lorenzo e via Cattaneo e uno a Vasanello
Speriamo che sia un ripensamento anche perché il piano originario, a livello nazionale, prevedeva la chiusura di 40 sportelli e, contestualmente, l’apertura di 50 filiali: quindi avremmo dovuto chiudere con un saldo positivo di più 10.
I fatti recenti, invece ci parlano di un numero maggiore di chiusure e di una generica apertura di nuovi punti operativi, non si sa dove e non si sa quando. E su 84 chiusure di sportelli annunciate circa la metà sono situate nel centro sud. Il modello federale adottato dal gruppo Ubi assegna alle singole banche il presidio dei mercati di riferimento e la capacità distintiva di interpretare e servire le economie locali.
Nel caso della provincia di Viterbo, territorio economicamente molto diverso dalle aree del nord, con tutti sportelli della ex Banca del Cimino, bisognerà capire, nei prossimi confronti con l’azienda, se ci sono programmate politiche di crescita e di mantenimento dei livelli occupazionali e quali saranno i servizi e prodotti specializzati offerti. Obiettivo principale del sindacato Sinfub che rappresento, sarà, comunque, come sempre, la tutela dei diritti e degli interessi contrattuali, professionali e sociali di tutti i lavoratori del Banco di Brescia e del gruppo Ubi.
L’intervento di chiusura di sportelli, che arriva in un momento di difficoltà particolare del mondo bancario internazionale, non avrà data antecedente al 24 febbraio 2012.
Nel gruppo Ubi “gli unici segnali che pervengono – è scritto in un volantino unitario diffuso ieri dalle organizzazioni sindacali – sono quelli del taglio dei costi”, politica apprezzabile se coinvolgesse tutti (dirigenti e consulenti compresi) e se, insieme ai tagli, si proponessero anche politiche di crescita e proposte di adeguati prodotti attraverso il sostegno di adeguate procedure.
Di questo, al momento, nella procedura aziendale non c’è traccia, mentre appare chiaro che, se per alcune aziende si può anche parlare di riorganizzazione, per altre, in particolare la Carime, si tratta di un vero e proprio abbandono del territorio.
Per quanto riguarda il personale dipendente coinvolto dalla manovra di chiusura degli sportelli non ci dovrebbero essere tensioni occupazionali, come scritto dalla direzione generale del gruppo Ubi, ma “soltanto l’adozione di misure di mobilità territoriale di massima verso le filiali più vicine o verso le cosiddette filiali madre”.
Silvio Cappelli
Dirigente nazionale del Sinfub
– Federazione di sindacati autonomi
operanti nel credito, nella finanza e nelle assicurazioni
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