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Viterbo - Renzo Poleggi (La mia Tuscia) replica alle dichiarazioni del sindaco sui provvedimenti per chiudere il quartiere della città

Centro storico, così si fa solo cassa…

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Un momento di grande traffico in centro

Riceviamo e pubblichiamo – In relazione a quanto riportato su Tusciaweb in merito all’annosa questione della chiusura del centro storico, vorremmo porre l’accento su alcune dichiarazioni attribuite al sindaco Marini.

Da tali dichiarazioni sembrerebbe che l’unico provvedimento partorito dall’amministrazione in materia di rilancio del centro storico sia quello di sostituire i dissuasori meccanici con i famigerati varchi elettronici, forse migliori da un punto di vista estetico ma, in sinergia con i già annunciati autovelox dislocati in periferia, destinati esclusivamente a “ fare cassa” senza peraltro cambiare di una virgola lo stato delle cose, tranne creare ulteriori problemi di bilancio mensile alle sfortunate “vittime” delle telecamere; non che la crisi economica possa giustificare il mancato rispetto del codice della strada, per carità, ma ci rifiutiamo di credere che quattro telecamere e due scale mobili possano d’incanto risolvere tutti i problemi che il centro storico si porta appresso da almeno trent’anni.

Ci appare poi quantomeno inopportuno che le preoccupazioni del sindaco siano che “…chi vive in centro ha bisogno di parcheggiare…” E chi ci lavora? Chi ha parenti anziani da assistere? Addirittura ci si preoccupa di come farà “…chi possiede due auto…”. Bene, chi le possiede, inizi a lasciare l’auto nel garage o nel cortile interno, come fanno in alcune città spesso portate ad esempio dall’amministrazione ( per quello che fa comodo). Nel nostro centro storico ce ne sono a decine ma certo, parcheggiare in strada è più comodo, soprattutto se è gratis.

Ora il sindaco ci corregga se sbagliamo, non ci risulta essere nessuna legge che dà diritto al residente di avere un posto auto gratuito sul suolo pubblico, lo stesso suolo pubblico dove gli altri cittadini, compresi chi in centro ci lavora (e dà lavoro), per sostare devono pagare il balzello di un euro l’ora e, siamo certi che sarà d’accordo, in un momento in cui nel nostro paese la parola più gettonata è equità, non ci sembra il caso di fare “chi figli e chi figliastri”.

Il famigerato settore C adottato dal Comune di Milano insegna che tutti, anche con tariffe e condizioni agevolate, devono pagare per entrare al centro. Vedremo se il sindaco Marini saprà prendere un provvedimento così impopolare a poco più di un anno dalle elezioni comunali.

E poi vedremo quanti saranno ancora favorevoli alla chiusura del centro.

E poi che dire, ma veramente qualcuno è seriamente convinto che la chiusura al traffico così come stanno le cose a oggi, e le preannunciate scale mobili siano la panacea a tutti i mali che affliggono il centro storico? A che servono le scale mobili se prima non si fa in modo che la città sia piena di turisti, magari intraprendendo una seria campagna promozionale per “vendere” il prodotto città di Viterbo? A che serve l’ascensore che porta al duomo se questo, uno dei più belli d’Italia, è spesso chiuso e in condizioni di degrado?

Ci consentirà il sindaco di obiettare che i provvedimenti già presi e quelli per l’immediato futuro da soli non generano alcun effetto se non quello di fare cassa sulle spalle dei cittadini.

Occorre un progetto organico globale, occorre ridisegnare il perimetro del centro storico, riducendolo nelle dimensioni, affinché i disagi siano limitati e diluiti nel tempo e quindi più sopportabili dai cittadini, così come ampiamente esposto nel progetto centro storico che “La mia Tuscia” ha presentato ufficialmente anche alla presenza degli assessori Sabatini e Ubertini i quali, in quella sede, si erano impegnati a convocare un tavolo di lavoro sull’argomento, il tutto rimasto ovviamente lettera morta.

Su una cosa siamo d’accordo col sindaco Marini: “…un cambiamento drastico e repentino farebbe più male che bene…”

E poi i cambiamenti drastici e repentini di cui Viterbo avrebbe bisogno sarebbero altri.

Renzo Poleggi
La mia Tuscia


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13 gennaio, 2012

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