Viterbo – Un risultato che apre una nuova fase politica. Melissa Mongiardo, consigliera comunale Pd, appartiene alla nutrita schiera di esponenti Pd, da Sposetti a Panunzi, passando per Mazzola e Mazzoli, che nella Tuscia hanno deciso di sostenere alle primarie, Andrea Orlando. Perché pensa sia giusto dividere la figura del premier da quella del segretario di partito, che invece Renzi vuole mantenere unite e perché vede il ministro più vicino alle istanze della gente. Intanto, il 30 aprile ci sono le primarie.
Come valuta l’esito del voto nei circoli?
“Il risultato di Andrea Orlando nei circoli – dice Melissa Mongiardo – al contrario di quanto potrebbero suggerire i numeri, è importante e apre una fase politica nuova. Getta le basi per un centrosinistra solido. Non parlo solo del nostro territorio, in cui rispetto alla media nazionale e regionale abbiamo ottenuto un risultato migliore. Siamo all’inizio di un dibattito costruttivo nel campo della sinistra, che per troppo tempo abbiamo atteso. La vera battaglia inizia adesso, con la conferenza programmatica di Orlando dell’8 aprile a Napoli e fino al 30 aprile. C’è un’alternativa credibile e riformista e noi siamo in campo. Per unire l’Italia, per unire il Pd e il centrosinistra”.
In più occasioni lei ha parlato di una forma diversa di partito, quale?
“Penso a un partito nel quale militare, e in cui si decida di dividere la figura del premier da quella di segretario. Un partito che non sia solo il braccio armato del governo e in cui gli iscritti abbiano maggiore considerazione. Che il presidente del consiglio coincida con il segretario è folle. Vorrei che ci facessimo carico delle istanze della gente, ripartendo dal basso. Un partito degli eletti e non degli iscritti. Le primarie sono un’occasione straordinaria. C’è un rischio che corriamo: vincere un congresso non coincide con il vincere le elezioni. Se le persone vere non le abbiamo ascoltate, perché poi dovrebbero darci il voto?”.
Lei ha votato no al referendum. Chi era contro sosteneva che comunque una riforma era possibile farla in poco tempo. Oggi, invece, è tutto fermo, compresa la legge elettorale. Pentita della scelta?
“È stata una decisione molto combattuta, perché stando in un partito, esiste una maggioranza che decide e c’è una linea da seguire. Per questo io non ho fatto un solo giorno di campagna elettorale per il no. Ma quella riforma non mi convinceva. Dava spazio al populismo, banalizzando aspetti che invece andavano e andrebbero spiegati. Non sono pentita, semmai dispiaciuta, per il significato che molti come me hanno dato al no e che invece sono finiti nel mucchio di tutti contro Renzi. Purtroppo, però, l’ex premier ha capito solo alla fine che è stato un errore personalizzare il referendum. Lo sbaglio più grosso”.
Intanto Gentiloni arriverà a fine mandato, niente elezioni anticipate. È d’accordo?
“Serve una legger elettorale e va fatta prima della naturale scadenza, ma io spero che questo governo ci arrivi mettendo in campo provvedimenti significativi. Com’è stata l’abolizione dei voucher. In Italia non tutti hanno chiaro che l’incarico al premier lo dà il Presidente della Repubblica, è inaccettabile sentire dalla politica che questo governo non è legittimato dal popolo. Se ha la fiducia del Parlamento è nei pieno dei poteri e della legittimità”.
Tornando alle primarie, in poche parole, perché Orlando e non Renzi?
“Non Renzi, perché non ho mai creduto nel rinnovamento caduto dall’altro. Non mi è mai piaciuta la rottamazione delle persone. Io sono per il rinnovamento delle idee. Orlando, perché va sciolto il binomio fra premier e segretario di partito e perché serve stare nella società, adoperarsi per risolvere problemi”.
Quanto è alto a Viterbo il rischio che le primarie siano l’ennesima corsa a contarsi?
“Non lo so. Per ora ancora non si è discusso delle liste. Non vedo forti tensioni”.
Lei si è fatta promotrice di un gruppo di giovani a sostegno di Orlando. Quanto sono distanti oggi dal Pd le nuove generazioni?
“Il gruppo, Generazione Y, è trasversale e va da 16 a 35 anni. Abbiamo deciso di costituirlo, perché i ragazzi non votano il Pd e non hanno fiducia nel partito più grande della sinistra italiana. Un partito che non parla ai giovani, ma che tanto ha parlato di rinnovamento. Un controsenso. Dobbiamo imparare ad ascoltare le proposte che arrivano dalle nuove generazioni, oggi considerate più un problema che non una risorsa. Io ho 32 anni e sono una privilegiata, con un dottorato di ricerca e una borsa per continuare a professionalizzarmi, ma non tutti hanno questa possibilità. Tanti miei coetanei oggi sono precari e con una famiglia da mantenere. Nonostante questo, ho trovato tanti giovani determinati a voler rompere questa tendenza. Sentirsi nell’uguaglianza, una risorsa”.
Giuseppe Ferlicca
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