Viterbo – La costringe a sposarlo appena compiuti i 18 anni e a fare sesso anche con le mestruazioni. Poi ha iniziato a picchiarla, per gelosia.
E’ stato condannato a tre anni di carcere l’uomo finito davanti al tribunale di Viterbo per maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti della giovane moglie. Lei – Cecilia (nome di fantasia), 26 anni – venti giorni fa ha raccontato, tra le lacrime, ai giudici la sua storia. Una storia difficile da dimenticare.
“Ci siamo conosciuti nel 2009, pochi mesi dopo essere arrivata dalla Romania – ha spiegato in aula -. Era un amico di papà, lavoravano insieme. Poi l’hanno sfrattato e me lo sono ritrovato in casa. Si è comportato subito male: voleva dormire in camera mia e fare sesso. L’ho respinto ma poi ha iniziato a minacciare il suicidio, girando in casa con una corda al collo. Per paura si ammazzasse veramente dopo un po’ ho ceduto, ma contro voglia”.
Tra alti e bassi, i due iniziano una relazione. “Nell’estate del 2009 siamo andati in Romania – ha detto Cecilia -. Arrivati, ho scoperto che aveva organizzato il nostro matrimonio. Era tutto pronto, mi ha costretta a sposarlo appena diventata maggiorenne. Un matrimonio civile a cui, l’anno dopo, sarebbe seguito quello religioso. Ma a questo mi sono opposta”. Ritornati in Italia, cambiano casa e si trasferiscono. “E’ iniziato l’inferno – ha continuato la 26enne -. Tornava sempre tardi dal lavoro, andava a giocare alle slot e rientrava a casa ubriaco fradicio. Mi insultava, offendeva e minacciava. Mi chiamava puttana e mi ripeteva: ‘Se ti meno come si deve non ti rimettono a posto nemmeno all’ospedale’. Una sera ha preso un coltello e me lo ha puntato contro: ‘Ti taglio tutta; ti ammazzo’, urlava. Mi prendeva a schiaffi e a pugni. Mi ha tirato il comodino addosso. Mi ha picchiata anche perché mettevo i leggings: ‘Solo le zoccole vanno in giro così’, mi ha detto. Avevo paura, ero terrorizzata, tanto da arrivare a pesare 40 chili”.
Cecilia le avrebbe prese dal marito anche a Capodanno e a Pasqua 2010. “La mia colpa, a Capodanno, è stata quella di aver ballato con papà. Per questo ha dato di matto – sottolinea la giovane -. A Pasqua invece, ubriaco fradicio, mi ha sbattuto la testa al muro perché, secondo lui, gli amici mi avrebbero guardata maliziosamente”. Poi le violenze sessuali. “Non volevo fare sesso con lui, ma mi costringeva. Piangevo. Ma lui, incurante, mi saliva comunque sopra. Ho dovuto fare sesso anche con le mestruazioni, anche quando avevo la cistite che mi procurava dolori allucinanti”.
Cecilia, che per colpa del marito non avrebbe neppure concluso gli studi, trova la forza di rivolgersi al centro antiviolenza Erinna. “Mi hanno aiutata a prendere coraggio – conclude – e alla fine sono scappata. Non ce la facevo più, mi aveva privato di tutto: non potevo lavorare né uscire. Avevo i minuti contati anche per andare a trovare la mamma: un minuto in più e sarebbero state botte, perché pensava avessi fatto sesso con altri uomini”.
Martedì la sentenza del collegio dei giudici presieduto da Silvia Mattei (a latere Rita Cialoni e Giacomo Autizi). L’imputato, difeso dall’avvocato Mirko Bandiera, è stato condannato a tre anni di carcere. Il pm aveva chiesto una pena di sei anni.
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