Riceviamo e pubblichiamo – Siamo costretti a tornare sulla ormai insostenibile situazione dei lavoratori precari, che prestano servizi (alcuni da molti, molti anni), su posti formalmente e/o sostanzialmente vacanti, ma tutti impiegati in attività istituzionali dell’ente – sia per mansioni, sia per fronteggiare esigenze non transitorie.
Nella presente difficile situazione economica, che affligge, in particolare, la nostra Provincia, quasi 23 lavoratori contrattualizzati con contratti di collaborazione, ma che, nella sostanza, assicurano lo svolgimento delle funzioni istituzionali dell’amministrazione provinciale, perderanno il loro posto di lavoro il prossimo 31 gennaio.
Allo stesso modo sarà il destino, datato 31 marzo, dei lavoratori interinali, ai quali si andranno poi ad aggiungere dodici unità di impiegati a tempo determinato, che vedranno la fine del loro contratto il 30 settembre dello stesso 2012.
Si tratta, peraltro, di lavoratori laureati, le migliori professionalità impiegate con forme di lavoro flessibile, che prestano servizio presso l’ente, da circa dieci anni.
Abbiamo, da parte nostra, sperimentato ogni tentativo di dialogo, incontrando il presidente dell’amministrazione provinciale, Marcello Meroi, che ci aveva (usiamo il verbo al tempo imperfetto) assicurato che sarebbe stata sua preoccupazione trovare una soluzione comune per risolvere il corposo problema del precariato, e conseguentemente assicurare la funzionalità dei servizi che la Provincia garantisce ai cittadini, utilizzando il citato personale precario.
C’era stata una promessa di impegno, ma abbiamo appreso nel corso delle festività natalizie, in pratica dagli organi di stampa, e a cose fatte, che l’amministrazione provinciale intende impegnare un milione 400mila euro, in un progetto per il finanziamento di imprese private (che dovrebbe, in teoria, incentivare l’occupazione…) salvare precari, ma che poi, nella pratica, non si sa bene quanti fortunati e con quale altra forma contrattuale.
Ma a quale occupazione si fa riferimento? Chi dovrebbe assicurare il rispetto delle regole? Gli uffici del lavoro, di competenza della Provincia, crediamo… ma si tratta di quegli stessi uffici che rimarranno completamente depotenziati, dato che il personale che vi è addetto rimarrà senza lavoro.
Sia come sia, i lavoratori che perderanno il posto assicurano lo svolgimento di servizi essenziali: centri per l’impiego, formazione professionale e pubblica istruzione, che al di là dello spostamento delle deleghe, sia alla Regione, sia ai Comuni, i detti servizi, restano.
Per questi motivi, abbiamo deciso che non si può più tacere. Noi accusiamo apertamente la politica di non avere alcuna manovra strategica verso la cura degli interessi pubblici. Scriviamo chiaramente che sospettiamo che questo progetto faraonico “Tuscia a lavoro” e simili, si risolveranno nel solito sperpero di denaro pubblico senza alcuna ricaduta positiva, o quantomeno risolutiva. Anzi, ne siamo sicuri.
In compenso, la Provincia non ha personale per svolgere servizi essenziali. Ma la politica spreca soldi, sacrifica posti di lavoro, compromette l’efficienza dei servizi, per inseguire chimere.
Noi non siamo più d’accordo.
Noi chiediamo che la Provincia assuma come priorità principale: la conservazione dei propri livelli occupazionali, unitamente all’efficienza dei servizi tutti.
All’interno della nostra organizzazione sindacale, che rappresenta tanti lavoratori, si è diffusa in questi giorni una certa propensione alla proclamazione dello stato di agitazione, con conseguente assunzione di iniziative di lotta, giudiziarie e anche attraverso manifestazioni e forme di sciopero. Tuttavia, si è deciso di concedere all’amministrazione un’ultima, estrema, apertura di credito.
Il presidente dell’amministrazione ci ha promesso di avere come priorità la conservazione almeno degli attuali posti di lavoro. Ha affermato di non essere in grado di programmare nuovi investimenti prima di averli concertati con la Regione Lazio. Ha chiesto comprensione, più e più volte, per i vincoli finanziari e di bilancio dell’ente, ma forse queste sono solo strategiche scuse.
Ma perché per il progetto della Provincia si possono assumere impegni oltre un eventuale scioglimento dell’ente, e per i lavoratori precari questo non è possibile? Abbiamo motivo di credere che, la Provincia, non vuole salvaguardare la dignità del lavoro e neppure i servizi che offre agli utenti.
Non abbiamo ostacolato tutta la procedura relativa al lavoro interinale perché abbiamo creduto di ravvisarvi una forma di buona volontà da parte dell’ente. Ma non intendiamo trasformare i precari della provincia in un esercito di lavoratori interinali. Anzi, la Uil Fpl si dichiara, come già in passato, contraria all’uso del lavoro interinale.
La nostra intenzione è di superare il lavoro interinale nell’amministrazione provinciale convertendolo in altre forme di lavoro, prima flessibile, poi in ruolo, a copertura delle reali esigenze dell’ente. Del resto, se il lavoro serve, va inquadrato, impiegato e retribuito per quello che è in realtà.
La quasi totalità dei lavoratori impiegati in Provincia possono essere impiegati soltanto come lavoratori subordinati a tempo indeterminato: perché è questo che fanno. Forse per alcuni di loro sarebbe anche possibile stipulare contratti di collaborazione professionale veri (e cioè che non simulino rapporti di lavoro dipendente). Se mai fosse, non esistono ostacoli a che ciò accada.
Ci auguriamo di poter affrontare e risolvere definitivamente il problema.
Al presidente della Provincia, Marcello Meroi, abbiamo lealmente riconosciuto di avere avuto, finora, un grande coraggio, anche personale. Ma ora deve decidere da che parte stare. Non possiamo attendere molto tempo, molti contratti scadono il 31 gennaio. Il lavoro serve. Ai lavoratori, tanto quanto agli utenti.
Angelo Sambuci
Segretario Generale Uil-Fpl
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