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Primarie Pd - Luisa Ciambella tira le somme del lavoro portato avanti nelle ultime settimane

“Non è una conta interna, ma una partita decisiva per il paese”

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Viterbo - Luisa Ciambella

Viterbo – Luisa Ciambella

Viterbo – (g.f.) – “Non è una conta in casa Pd, ma è la partita decisiva per il paese”. A due giorni dalle primarie, Luisa Ciambella, capolista per la mozione Renzi, tira le fila del lavoro portato avanti nelle ultime settimane e parla della campagna, dell’assenza di Serra dalla lista e delle aspettative rispetto al voto di domenica.

Siamo alle battute finali. Come Popolari, vi siete visti poco in iniziative con ospiti speciali o incontri. Come vi siete mossi?

“Vista anche la brevità della campagna elettorale, abbiamo preferito parlare con le persone, possibilmente quelle non convinte di votare alle primarie. Abbiamo scelto d’incontrare le persone girando la provincia, spiegando che questa non è una conta in casa Pd, ma è la partita decisiva per il nostro paese, ascoltare i loro problemi e confrontarci sulle possibili soluzioni”.

Che campagna è stata?

“Itinerante e intensa. Sono un amministratore e sono a contatto tutti i giorni con i problemi delle persone, ma questo tour mi ha dato una visione ancora più precisa della condizione di difficoltà che vive anche la nostra provincia”.

Non crede che in un clima di disaffezione verso la politica, pure le primarie siano in crisi e successi di partecipazione del passato, soltanto un lontano ricordo?

“Sono certa di no e come me, tutti quelli che hanno compreso l’importanza di questa consultazione popolare, che non deve coinvolgere solo gli elettori Pd, ma pure chi ha a cuore le sorti del paese. Non è una conta interna. Il 30 aprile non ci si esprime solo sul nuovo leader del Partito democratico, ma si sceglierà chi alle prossime elezioni dovrà contrastare il fronte dei populismi, che non cerca soluzioni ai problemi, ma cavalca solo l’onda della protesta”.

Eppure, quel “fronte dei populismi” sembra trovare consensi nell’elettorato italiano, parlando di euro, immigrazione, sicurezza. Come pensa di poterlo contrastare?

“Noi stiamo cercando di spiegarlo per bene, giorno dopo giorno. Scegliere di nuovo Renzi e confermare la fiducia a chi ha introdotto un nuovo modo di governare, efficace e trasparente, significa volere il cambiamento, senza rinunciare a valori essenziali, a partire da quelli europei. Renzi lo ha detto chiaramente: l’Europa va cambiata profondamente, ma non si può pensare di rinunciare all’euro e all’Unione, sarebbe un suicidio. L’Italia non è l’Inghilterra, uscire dall’Europa si può, ma dobbiamo essere consapevoli che con questa scelta optiamo per essere il primo paese del nord Africa”.

I migranti restano un tema molto sentito pure a Viterbo. Se ne vedono diversi, spesso fuori dai bar.

“Fuori dai bar e nelle strade ci sono purtroppo anche tanti italiani in difficoltà vera, ecco perché Renzi ha messo al primo posto del suo programma le politiche sulla povertà. Per noi è l’assoluta priorità del nostro paese. C’è il rischio di ridurre un tema serissimo come l’immigrazione, a spot. Questo lasciamolo fare ai populisti di professione, noi siamo per le soluzioni. L’emergenza umanitaria che vivono alcuni popoli africani e asiatici, non può essere affrontata con un’alzata di spalle o sparando ai barconi, come magari vorrebbe qualcuno. L’Europa, nel suo complesso, deve farsi carico del problema e tutti i paesi devono trovare soluzioni. Il primo passo deve essere, avere un leader di governo, determinato, che vada a a parlare con le idee chiare. Un uomo come Renzi”.

Torniamo alle primarie, rispetto all’inizio, l’interesse le pare che sia aumentato? Quel milione di elettori evocato da Renzi è un traguardo raggiungibile e soddisfacente?

“È un momento non facile, ma nel corso dei giorni mi sembra che si respiri un buon interesse intorno a questa scadenza elettorale. Siamo sempre coi piedi per terra e continuiamo a lavorare fino alla fine, soprattutto perché quando si è favoriti non si deve mai fare l’errore di rilassarsi o fare il gioco di chi prova a farci credere che il risultato sia scontato, allontanando i cittadini dai gazebo che saranno aperti domenica dalle 8 alle 20. Quanto più alta sarà l’affluenza e tanto più saremo soddisfatti”.

La mozione Orlando nella Tuscia pare ben organizzata. Una su previsione sul risultato, Renzi riuscirà ad andare oltre la media a Viterbo?

“Stiamo tutti facendo uno straordinario lavoro che pure serve, ma non può essere sganciato da una visione per il futuro che Renzi certamente ha. Questo non è il congresso Pd, le pesature delle varie anime, che pure servono in un partito di massa, sono già state fatte. Domenica si sceglie un leader. Non si tratta di carriere politiche, di prospettive di parte. Si sceglie tra il futuro e il passato. Le previsioni solo gli oracoli o i meteorologi sono in grado di farle. Restiamo coi piedi per terra e continuiamo a lavorare”.

Non avere in lista renziani della prima ora come il consigliere Serra è uno svantaggio, mancando un riferimento di quella parte democratica?

“Ho avuto tanti riscontri girando per la provincia e in città. dell’impegno di Francesco Serra e del suo gruppo, a dimostrazione che la convinzione nel cambiamento è più forte di ogni alchimia politica. Ci sono tanti appuntamenti politici in vista, dentro e fuori dal partito, e Francesco e il suo gruppo hanno tutte le possibilità di giocare un ruolo importante e sono certa non ci rinunceranno”.

Da lunedì, qualunque sia il risultato, qual è la sua aspettativa per il partito e per il paese? E per Viterbo cosa cambierà?

“Intanto l’aspettativa sarebbe in generale un’alta affluenza, che significa partecipazione, consapevolezza che questa non è l’elezione dove manifestare il proprio dissenso per ciò che non va nel proprio comune o negli enti locali superiori. C’è da decidere se affondare questo paese, facendosi annientare dal populismo o dargli una possibilità, portando a compimento il cambiamento iniziato e che va concluso. Renzi lo ritengo la scelta migliore perché è un leader forte e autorevole, l’unico in grado di contrastare i populismi di Grillo e Salvini. Ha cambiato verso al nostro partito e ora il Pd è più rinnovato e aperto. Punta su amministratori che sono la prima linea dello stato per i cittadini e soprattutto, le sue idee guardano al nostro futuro e non hanno nostalgia del passato, anzi escludono la possibilità di tornare indietro”.


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28 aprile, 2017

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