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Farnese - Cadavere in una grotta - Il geologo Giancarlo Bovina conosceva bene il bosco dove è morto

“La selva del Lamone è per me terapeutica”

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Giancarlo Bovina

Giancarlo Bovina

Farnese – “L’immersione nella selva del Lamone è per me terapeutica. Mi porta a una vertigine positiva”. Giancarlo Bovina conosceva bene quel bosco aspro e selvaggio, a tratti impenetrabile e al confine con la Toscana. Lo visitava spesso e spesso ne scriveva sul suo blog. Lui che, geologo ambientale da una vita, amava esplorare. “Esplorare per me significa ritrovare la sacralità del luogo. E’ questa la scoperta che amo. La scoperta di ciò che è poco lontano dal percorso tracciato, sul limite del conosciuto”.

Nell’esplorare l’inconsueto, Giancarlo è però andato incontro alla morte. Ieri è stato trovato cadavere in una grotta vulcanica, rifugio di rapaci notturni. Era disperso dalle 20 di venerdì. Un ultimo messaggio ai compagni: “Vado al Lamone, a Farnese. Ci vediamo presto”. Passata la notte però Giancarlo non si è fatto sentire. Alle 12 di ieri una segnalazione ai carabinieri: “Un mio amico è andato a fare un’esplorazione e non è più tornato. Temo si sia perso, sono molto preoccupato”. Scattano immediatamente le ricerche. Ma nel pomeriggio la macabra scoperta. In quella selva che tanto amava, Giancarlo ha trovato la morte.

Sarebbe stata una tragica fatalità a fargli perdere la vita. Lui che, meglio di chiunque altro, conosceva la Terra e quel luogo. “Un luogo dove la natura geologica è prepotente, nonostante il paziente lavoro della vegetazione abbia tentato di obliterarne le asprezze – scriveva -. Il Lamone è una articolata colata lavica. In blocchi neri, disgiunti e ricoperti di muschi, che sembrano caoticamente ammassati da mani ciclopiche. Se non fosse per i sentieri ben segnati ci si perderebbe facilmente in questo intrico di pietre, carpini neri, lecci e cerri. Ma il momentaneo spaesamento porta a una vertigine positiva. Presa dimestichezza con la natura selvaggia del luogo, l’immersione nella selva consente di allacciare una relazione profonda con la foresta che può essere terapeutica”.

Giancarlo, 61 anni, viveva tra Latina e Cellere. Era appassionato del suo lavoro, iniziato nell’81 come ricercatore sui laghi costieri del parco nazionale del Circeo.


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30 aprile, 2017

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