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Viterbo - La Asl mette in campo un percorso integrato per la cura e la prevenzione

Tumori del colon e retto, 300 casi l’anno nella Tuscia

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Antonio Bray, Daniela Donetti e Luciano Pompei

Antonio Bray, Daniela Donetti e Luciano Pompei

Roberto Faggiani

Roberto Faggiani

Enrico Maria Ruggeri

Enrico Maria Ruggeri

Fabio Cesare Campanile

Fabio Cesare Campanile

Enrico Pofi

Enrico Pofi

Raffaele Macarone

Raffaele Macarone

Sergio Cavasino

Sergio Cavasino

Viterbo – (g.f.) – Tumore al colon, nella Tuscia 300 nuovi casi l’anno. Per i pazienti cui viene diagnosticato, ma anche per fare prevenzione, la Asl di Viterbo ha messo in piedi un percorso integrato.

Obiettivo, garantire cure migliori, ma soprattutto diagnosi efficaci, in caso di sospetta presenza di tumore.

“Un percorso – spiega il direttore generale Asl Daniela Donetti – che si integra con gli altri già attivati e che si basa su quattro pilastri, efficacia della cura, qualità delle prestazioni, orientamento e presa in carico del paziente.

La qualità si basa sulla competenza, grazie a professionisti che hanno lavorato insieme, con un approccio multidisciplinare nella valutazione della risposta più adeguata e appropriata da fornire”.

Qualità che passa attraverso l’uso di tecnologie adeguate, mentre alla persona sono fornite informazioni costanti. Per affrontare il processo di cura nel modo più adeguato.

“La Asl di Viterbo – spiega Raffaele Macarone, direttore del reparto Chirurgia Oncologica – è una delle prime ad avere attivato questo percorso integrato. Nella nostra provincia, ogni anno si registrano 280 nuovi pazienti affetti da tumori al colon e al retto. Il nostro ospedale è settimo in regione in volumi d’attività chirurgica, un dato importante, perché i volumi significano qualità”.

Nel percorso, la diagnosi precoce rappresenta una delle migliori difese. “La diagnosi endoscopica – precisa Roberto Faggiani (Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva) – può già servire a risolvere il problema. I tumori che non hanno superato la mucosa dell’intestino si risolvono con una seduta endoscopica.

Al chirurgo si ricorre solo quando togliere la lesione non basterebbe a garantire la guarigione”. Mentre in assenza di sintomi, per stabilire quando sia il caso d’effettuare un controllo non è semplice da stabilire.

“La fascia d’età interessata – continua Faggiani – è da 50 a 74 anni. Diversamente, incidono fattori come la familiarità. Vale sempre la regola di parlarne con uno specialista. È comunque complicato stabilire un criterio, il cancro non ha età”.

Il percorso predisposto dalla Asl serve anche a togliere diversi pensieri al paziente. “Molti aspetti pratici gli sono tolti – sostiene Enrico Pofi (Diagnostica per immagini e radiologia interventistica) – l’iter è predefinito, non occorre andare al cup a prenotare visite. Riceve una chiamata a casa per gli recarsi a effettuare gli esami, senza bisogno d’altro”.

Mentre Sergio Cavasino (Psicologia) sottolinea come anche la famiglia del paziente è presa in carico: “Perché si sa quanto questo tipo di malattia possa essere dirompente”.

Risparmiare incombenze e non solo. “L’obiettivo – spiega Enrico Maria Ruggeri (Oncologia) – è far curare vicino al proprio domicilio il malato. Non è possibile, com’è capitato, che un paziente di San Martino sia andato a Terontola per una Tac, poi a Terni e quindi solo per caso indirizzato al nostro reparto”.

Partendo dai medici di base, i primi a dover indirizzare i pazienti verso il giusto percorso. “Presenteremo il percorso ai dottori – spiega Donetti – come abbiamo già fatto in passato. Sono in programma altri incontri e in questo anche le associazioni di volontariato che ci sostengono, fanno parte del percorso”.


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2 maggio, 2017

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