Civita Castellana – Trentatré donne. Trentatré poliziotte. Trentatré poliziotte irachene. La maggiore Anna Patrono, comandante della compagnia carabinieri di Civita Castellana, team leader di un corso di formazione a Baghdad per la polizia femminile dell’Iraq. E’ il Female Mobile Training, che si è tenuto nelle scorse settimane al Civil Defense Training Center della capitale irachena.
Organizzato nell’ambito della missione internazionale Operation Inherent Resolve-Prima Parthica dalla task force carabinieri, il corso (in inglese e con la presenza fissa di un interprete di lingua araba) ha coinvolto trentatré poliziotte dell’Iraq. L’obiettivo era trasmettere le competenze italiane in materia di violenza di genere e pari opportunità, analizzare la posizione della donna nella società e il suo ruolo in Iraq, approfondire le tematiche inerenti alla tutela dei diritti umani e al trattamento delle vittime di violenze domestiche. Il Female Mobile Training è stato il primo del genere in quella realtà.
A Baghdad con la maggiore Anna Patrono c’erano altre due donne ufficiali dell’arma dei carabinieri: la maggiore Gerardina Corona, comandante della Compagnia di Varese, e la maggiore Azzurra Ammirati, comandante della Compagnia di Ortisei (Bolzano). E un riconoscimento importante per il ruolo svolto dalla team leader e dalle sue colleghe c’è stato martedì scorso a Milano, all’università di Milano-Bicocca. L’occasione? L’inaugurazione della mostra Photographs of Life in Khanke Camp. Khanke, ovvero il campo profufhi che si trova nella provincia di Dahuk, nell’Iraq settentrionale. Nel Kurdistan iracheno, che ospita migliaia di famiglie fuggite alla furia del Daesh dalla provincia irachena di Ninive. Le foto, in mostra fino al 25 maggio, sono scatti di un gruppo di sei donne yazide e testimoniano frammenti di vita quotidiana nel campo di Khanke.
La mostra è stata inaugurata dalla ministra della difesa Roberta Pinotti e dalla rettora dell’ateneo Cristina Messa. Con loro c’erano anche le donne ufficiali dell’arma dei carabinieri, tra cui il maggiore Patrono, a rappresentare ancor più il ruolo svolto con quel corso di formazione delle poliziotte irachene e dell’impegno italiano.
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