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Università della Tuscia - L'evento - Alla prima edizione ha preso parte anche l'ambasciatore israeliano Ofer Sachs

“Disruptive data”, trasformazione digitale sotto i riflettori

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Visita al museo

“Disruptive Data” – Visita al museo

"Disruptive Data" - Intervento dell'ambasciatore

“Disruptive Data” – Intervento dell’ambasciatore

"Disruptive Data"

“Disruptive Data”

"Disruptive Data" - Riunione con docenti

“Disruptive Data” – Riunione con docenti

"Disruptive Data" - Ambasciatore Sachs, rettore Ruggieri e professoressa Aquilani

“Disruptive Data” – Ambasciatore Sachs, rettore Ruggieri e professoressa Aquilani

"Disruptive Data" - Intervento ambasciatore

“Disruptive Data” – Le autorità

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – All’università della Tuscia la prima edizione di “Disruptive Data” una giornata di approfondimento sui Big Data

E’ stato un evento unico nel suo genere, durante il quale si è parlato di trattamento di dati in un modo completamente innovativo e di altissimo valore scientifico e tecnologico.

La prima edizione di “Disruptive Data” ha fatto incontrare università e impresa per parlare di Big Data e del loro utilizzo e valore.

I lavori sono stati introdotti dai saluti del rettore dell’Unitus Alessandro Ruggieri e del sindaco Leonardo Michelini. Erano presenti autorità civili e militari.

L’evento, al quale ha partecipato Ofer Sachs ambasciatore di Israele in Italia (che ha tenuto una propria relazione sull’argomento), è stato organizzato dal dipartimento di economia e di impresa dell’università degli studi della Tuscia, dalla società ByTek Marketing e Tag innovation school  in collaborazione con l’Ordine degli ingegneri di Viterbo.

Disruptive Data 2017 è il primo evento di confronto in cui l’università della Tuscia si pone come punto di riferimento all’interno del panorama accademico italiano, forte anche delle continue innovazioni proposte dai corsi di laurea del dipartimento di economia e di impresa.

All’evento hanno preso parte anche alcuni direttori dei dipartimenti dell’ateneo e una ventina di relatori, tra i quali docenti dell’università della Tuscia, che hanno affrontato i temi del trattamento dei Big Data e di come le imprese e consumatori si pongano di fronte a questa importante innovazione.

L’evento ha voluto inoltre essere una prima risposta al dibattito che si sta creando attorno alla digital transformation e che sta chiedendo alle aziende di prepararsi a una rivoluzione che vedrà crescere l’ integrazione delle tecnologie web con i processi industriali e quindi con la vita di tutti i giorni.

A margine dell’evento l’ambasciatore d’Israele in Italia il suo vice Rafael Erdreich, che è anche ministro consigliere per gli affari pubblici e politici e responsabile dei rapporti con le università, hanno partecipato ad una riunione ristretta con alcuni direttori dei dipartimenti e docenti per mettere a punto un’intesa che consenta lo scambio di studenti italiani e israeliani e preveda la doppia laurea valida sia in Italia che in Israele.

L’ambasciatore prima di ripartire ha visitato il complesso di Santa Maria in Gradi e l’allestimento curato dal Sistema museale di ateneo (Sma).

Big data è il termine usato per descrivere una raccolta di dati così estesa in termini di volume, velocità e varietà da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per l’estrazione di valore.

Il progressivo aumento della dimensione dei dataset è legato alla necessità di analisi su un unico insieme di dati, con l’obiettivo di estrarre informazioni aggiuntive rispetto a quelle che si potrebbero ottenere analizzando piccole serie, con la stessa quantità totale di dati.

Ad esempio, l’analisi per sondare gli “umori” dei mercati e del commercio, e quindi del  trend complessivo della società e del fiume di informazioni che viaggiano e transitano attraverso internet.

Big data rappresenta anche l’interrelazione di dati provenienti potenzialmente da fonti eterogenee, quindi non soltanto i dati strutturati, come i datrabase ma anche non strutturati, come immagini, e-mail, dati Gps, informazioni prese dai social network.

Con i big data la mole dei dati è dell’ordine di miliardi di terabyte. Quindi si richiede una potenza di  calcolo parallelo e massivo con strumenti dedicati eseguiti su decine, centinaia o anche migliaia di server.

Università della Tuscia


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5 maggio, 2017

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