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Comune - Crisi in maggioranza - Filippo Rossi media sul presente e per il futuro punta ad alleanze programmatiche - Viva Viterbo parlerà con tutti

“Sul bilancio palla al sindaco, alle prossime elezioni ci saremo”

di Giuseppe Ferlicca
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Filippo Rossi e Giacomo Barelli

Filippo Rossi e Giacomo Barelli

Filippo Rossi

Filippo Rossi

Filippo Rossi

Filippo Rossi

Filippo Rossi

Filippo Rossi

Filippo Rossi

Filippo Rossi

Viterbo – Viva Viterbo tra presente e futuro. Per il bilancio, Filippo Rossi rimette la palla al centro. La prossima mossa spetta al sindaco. Da Michelini si aspetta un segnale. Una mediazione fra posizioni che sembrano inconciliabili col resto della maggioranza. Per il futuro, invece, alle prossime elezioni la lista civica ci sarà. Correrà probabilmente da sola al primo turno e farà alleanze con chi si troverà sulla stessa linea d’onda. Con un programma in dieci punti da condividere.

Come si sente a essere azionista di maggioranza di quel branco di coglioni, come ha definito il consigliere Livio Treta i suoi colleghi che in consiglio hanno votato o sì sono astenuti sugli emendamenti di Forza Italia al bilancio?
“Mah… quegli emendamenti non cambiano di certo l’assetto del bilancio e non mi pare che su certi argomenti, votare con l’opposizione sia qualcosa di traumatico. Per niente. Comunque, la mia vera risposta alla domanda è, no comment. Meglio così”.

Nel frattempo, i fondi dell’imposta di soggiorno, battaglia del suo gruppo gruppo e del suo assessore, sono finiti in mille rivoli. Non come volevate voi. Non è una sconfitta?
“Abbiamo scoperto che quegli emendamenti non sono operativi, ma solo indicazioni politiche. Noi siamo usciti perché in disaccordo, ma il segretario generale ci ha spiegato che non sono considerate variazioni al bilancio, ma indicazioni. Non siamo sconfitti. Come Viva Viterbo facciamo le nostre battaglie. Una volta si vince, l’altra si perde. Non viviamo traumaticamente questa vicenda, siamo tranquilli”.

Vi accusano d’esservi svegliati solo adesso con le vostre rivendicazioni. Dopo quattro anni non è un po’ tardi?
“Ma di che stiamo parlando? Ricordo che già il settembre successivo alle elezioni in un’uscita pubblica dissi che qualcosa già non andava. Poi c’è stata la convention alle terme, dopo il bilancio e spiegai che non ci piaceva l’indirizzo. Mi sono dimesso da presidente del consiglio, avevamo due posti in maggioranza e abbiamo rinunciato a uno. Cosa dovevo fare di più? Noi siamo in maggioranza non in funzione di posti, ma su cose da fare. Abbiamo un patto di governo con Michelini, non un apparentamento. Se lo avessimo fatto avremmo noi due, ma cinque consiglieri. Questo patto lo rispettiamo. Fino a quando possibile, fino a quando si rispettano le nostre istanze. Forse qualcuno pensa che stiamo lì a fare da passacarte. Ci siamo per portare avanti le nostre istanze. Come sempre. Oggi in modo più palese? Ok, ma siamo sempre noi e diciamo sempre le stesse cose, da quattro anni”.

Però lei disse di dimettersi da presidente del consiglio per avere più libertà di parola e invece ha parlato meno e ancor meno si è visto in consiglio comunale.
“Ma non è che la politica si fa solo in consiglio comunale. Ci sono stato meno per impegni personali e di lavoro e perché a volte non ho ritenuto utile la mia presenza. Ma nei momenti cruciali, io sono sempre stato presente. Altri di maggioranza spariscono, pure per il bilancio. Io no, ci sono stato, scendendo a compromessi, anche perdenti, ma mettendoci la faccia. Ho portato avanti le nostre battaglie, rispettando il patto di fedeltà. Quattro anni sono lunghi, si ha pure altro da fare”.

Lei racconta la sua visione della città, altri in maggioranza la loro. Posizioni poco conciliabili Non le pare un dialogo tra sordi?
“Io non vedo un grande dibattito sul futuro di Viterbo, non c’è un afflato, piuttosto parcellizzazioni di decisioni politiche. Ognuno va per sé. Noi proviamo a ragionare con gli altri, poi, mi si contrappone il turismo con la pulizia delle strade. È un dibattito asfittico, non per colpa nostra. Noi andiamo sempre dicendo le stesse cose”.

Ma se non c’è un punto di vista comune, perché Viva Viterbo continua a stare in maggioranza?
“Il mio dovere, magari sbagliando, è di portare avanti le istanze di quelli che ci hanno eletto, dando a me il 12% e alla lista il 10%. Non pretendo che debbano prevalere su altre, ma che siano equiparate, si discuta anche da posizioni opposte. Ho la mia idea di città, la esprimo, non capisco quale sia quella degli altri. Vorrei un grande dibattito su Viterbo e il suo futuro, magari su posizioni diverse. Noi per questo siamo in maggioranza. Viva Viterbo è una lista civica molto tematica, il turismo è elemento centrale e questo noi portiamo avanti. Lo sapevano, prima ancora di allearci. Altrimenti perché ci hanno voluto? Solo per i voti? Potevano non allearsi. Abbiamo appoggiato Michelini per fare qualcosa. E devo dire che qualche risultato è arrivato. Grazie al sindaco che ce lo ha permesso e pure dove finora non siamo riusciti, su tanti argomenti almeno abbiamo aperto un dibattito”.

In consiglio comunale lei però ha puntato il dito contro il sindaco che vuole amministrare e non fare politica. Lo ha definito il peggiore dei peccati. Non lo trova un po’ ingeneroso?
“Non era rivolto direttamente al sindaco, ma alla classe politica italiana in generale. È una mia critica che viene da lontano. Negli anni ho fatto politica, scritto libri, lavorato in giornali. Dico ciò che penso e questa è una mia idea. Non cambio in nome di Michelini, ma non è che me la prendo con lui. Piuttosto, con il sistema della politica culturale italiana, un sistema conservatore. Poi, ovvio, parlo qui e mi rivolgo a chi ho davanti. Ma le stesse cose le ho dette a ministri, a chiunque in passato. Niente di nuovo”.

Adesso c’è da approvare il bilancio e in maggioranza siete tutt’altro che coesi. Come se ne esce?
“Noi abbiamo dimostrato di non volerci arroccare, impuntare o fare barricate. Abbiamo proposto emendamenti. Oggi mi sento di fare una “confessione”: sono provocatori nella loro pesantezza. 300Mila euro per l’Unione o 500mila sul Genio, capisco che non sono come quattromila euro che sposti da una voce all’altra del bilancio. Sono emendamenti rivoluzionari rispetto al bilancio. Me ne rendo conto e sarebbe folle fare barricate su argomenti che sono una provocazione politica. Lo sono volutamente. Per scatenare un dibattito e in parte ci stiamo riuscendo. Si tratta di temi cari a Viva Viterbo, per i quali ci siamo impegnati e molti, in pubblico e pur in privato, ci stanno dando ragione”.

Quindi che farete, voterete il bilancio?
“Da parte nostra c’è la disponibilità a discutere nel merito e nel metodo. Non siamo partiti pensando di riuscire a far passare provvedimenti per un milione e duecentomila euro. Saremmo dei pazzi. È un dibattito, aspettiamo una controproposta, un modo per dirci che siamo ancora utili alla maggioranza. Se dovessimo essere inutili, per noi non sarebbe comunque un problema. Ripeto, l’ho già dimostrato dimettendomi da presidente del consiglio. Altrimenti sarei rimasto, creando problemi alla maggioranza. Gabbianelli insegna. Un presidente all’opposizione complica la vita. Detto questo, va fatto un dibattito vero e che sia alla pari. Piena apertura nel merito e nel metodo, senza calarsi le brache o accettare il nostro annullamento politico. Stiamo umilmente aspettando una controproposta. Non ci leghiamo ai formalismi, la palla sta a Michelini”.

Se si va all’approvazione del bilancio in seconda convocazione, però, Viva Viterbo non è essenziale a livello di numeri, e il vostro “potere contrattuale” è sminuito, non le pare?
“Se ritengono che non siamo essenziali, nessun dramma. Ne prendiamo atto. Non dobbiamo rimanere in maggioranza a tutti i costi. Il bilancio si può approvare in seconda convocazione, va bene così”.

L’atteggiamento e le prese di posizione critiche da parte di Viva Viterbo sono letti come un volersi smarcare dalla maggioranza. Vi state preparando a un lento addio?
“Di questa cosa mi diverte soprattutto che provenga dalla maggioranza. Se lo dicono, vuol dire che si sentono perdenti. Si ha timore del futuro, se ti senti debole. Sarebbe campagna elettorale, se non li avessimo mai argomentati certi concetti, invece lo abbiamo fatto fino alla noia. Sempre suscitando polemiche. Ricordo il primo mio scontro duro per il “non Natale” organizzato dal comune. È una polemica che non capisco. Sarebbe vero se fossimo stati sottotraccia in questi anni, ma le cronache politiche dimostrano altro. Poi, non è che puoi parlare sempre. Magari sei mesi te ne stai zitto, ma di cose ne abbiamo dette tante”.

Dette tante e realizzate poche?
“Devo dire che il sindaco Leonardo Michelini ci ha permesso di fare cose, poi capita che io lo critichi per altro, ma lui, più che la maggioranza, qualche nostra proposta ha permesso che si realizzasse. Penso alla macchina di santa Rosa a Expo, per esempio. Nel nostro ambito, il turismo, qualcosa lo abbiamo messo in campo. Molto altro avremmo potuto realizzare, se ci fossero stati più soldi. Ma su un punto voglio essere chiaro, l’assessore Barelli ha fatto più del possibile rispetto ai fondi che aveva a disposizione. Di più non si poteva”.

Vi attribuiscono un flirt con il centrodestra, Fratelli d’Italia in particolare. Che c’è di vero?
“Nè realtà, né fantasia. Siamo una lista civica non vincolata a schieramenti, tanto è vero che alle ultime elezioni avremmo potuto apparentarci anche con Marini”.

E alle prossime elezioni che farete?
“Viva Viterbo farà un decalogo, dieci punti per noi strategici, a disposizione di altre forze politiche. Parleremo con tutti, chi vorrà, beninteso, futuri compagni di viaggio, se ci saranno. La prima ipotesi per noi è presentarci da soli. Non abbiamo paura, l’abbiamo già fatto. Poi si vede. Parlare con tutti non vuol dire ammiccare, ma essere chiari. Per quel romanzo collettivo che io rivendico, anche se mi ci prendono in giro. Altrimenti, che senso ha presentarsi alle elezioni? Per avere due consiglieri e un assessore? L’obiettivo è cambiare la città e Viterbo ha tutte le prerogative per prendere il volo, ma serve un’amministrazione che l’aiuti a farlo. E serve un confronto con tutti sulle nostre istanze, come lista civica, le stesse che rivendichiamo da quattro anni, giusto o sbagliato che sia, mettendoci la faccia. Non ho problemi a confrontarmi pure con chi dice le peggiori cose su di me. Questo faremo. Ripartire dal merito su cosa fare”.

Ripartire, ma da dove, dopo l’amministrazione Michelini, dallo stesso punto o qualcosa nel frattempo ritiene che sia stato fatto?
“Si riparte da un pezzetto più avanti. Io sostengo che il meglio sia il nemico del bene. Chiaro, si può fare sempre meglio. Tuttavia, qualche risultato l’abbiamo raggiunto e in altri casi siamo riusciti a far entrare almeno nel dibattito, le nostre istanze. Non si parte da zero. Michelini, come ho detto, in alcune fasi ci ha molto difeso, sennò non saremmo rimasti al governo. Al sindaco, oltre le polemiche, a quello che gli dico in privato, devo dare atto che ci ha seguiti, a volte in modo pure forte. Si poteva fare di più. Ma anche di meno…”.

Giuseppe Ferlicca


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8 maggio, 2017

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