Milano – (s. c.) – Presentato alle organizzazioni sindacali di categoria, ieri venerdi 12 maggio a Milano dal Ceo (Chief Executive Officer) di Ubi Banca Victor Massiah, all’interno della Sala Aste in Via Monte di Pietà, l’aggiornamento del piano industriale che servirà ad includere le tre Bridge Banks (Nuova Banca Marche, Nuova Banca Etruria e Nuova Carichieti.
Alle tre banche è stato dato un nuovo nome e rispettivamente: Banca Adriatica, Banca Tirrenica e Banca Teatina, a seguito delle sopraggiunte autorizzazioni al loro acquisto da parte delle Banca Centrale Europea e della firma del closing avvenuta nel pomeriggio del 10 maggio scorso.
Tra le diverse e importanti comunicazioni date anche la loro incorporazione nel Gruppo Ubi estremamente rapida, con la prima migrazione entro fine ottobre (Nuova Banca delle Marche e CR Loreto) con completamento per le altre banche verso il sistema UBI entro febbraio 2018.
”L’acquisizione delle 3 Bridge Banks, appena conclusa – si legge in una nota di Ubi Banca – rappresenta la 1° transazione autorizzata da Bruxelles per la gestione di situazioni di crisi in Italia. L’acquisto di 2,2 miliardi di crediti deteriorati rappresenta la 1° transazione di questo tipo effettuata dal Fondo Atlante”.
Il Piano prevede anche “un maggior utilizzo della multicanalità, con chiusura di circa 370 punti vendita in arco di Piano (140 nel perimetro delle Bridge Banks) e la ristrutturazione di circa 700 Filiali.
Nelle ‘good bank’ gli esuberi di personale saranno pari a 1569 unità. Il management, inoltre, ha ventilato anche il rischio che le eccedenze di personale possano essere gestite attraverso l’esternalizzazione di alcune attività. Su questo ultimo punto i sindacati hanno già le idee chiare.
“Non accetteremo ulteriori sacrifici per i lavoratori ed eventuali uscite obbligatorie – sottolinea Paolo Citterio del sindacato Fabi – Vogliamo che gli esuberi siano gestiti in maniera morbida, sotto forma di esodi volontari e incentivati, attraverso gli strumenti e gli ammortizzatori sociali previsti dal nostro contratto nazionale. Ci batteremo fino all’ultimo affinché vengano salvaguardate l’area contrattuale e le retribuzioni dei lavoratori, evitando ogni possibile esternalizzazione”.
Preoccupazione anche per l’attuale divisione in aree del Gruppo Ubi. “La macro area territoriale centrosud – afferma Nicola Scognamiglio del sindacato Sinfub – è già carica di problematiche organizzative, che stanno svilendo il clima lavorativo. Queste aumenteranno sicuramente con la fusione delle tre bridge bank, che operano nello stesso territorio. Per questo abbiamo già chiesto all’azienda una particolare attenzione a livello organizzativo e anche di rispettare l’equilibrio generazionale tra i dipendenti”.
Presenti all’incontro anche i rappresentanti sindacali Silvio Cappelli (Sinfub) di Viterbo e Giampiero Palermini (Fabi) di Roma.
Gli incontri sindacali per arrivare ad un accordo sugli esuberi inizieranno indicativamente nei primi giorni del mese di giugno. Da quel momento in poi le parti avranno 50 giorni di tempo per raggiungere un accordo.
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