Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Tutto è iniziato venerdì 5 maggio con la suggestiva ed emozionante cerimonia della “Veglia d’armi e di preghiera” che si è svolta nell’antica ed austera abbazia cistercense di San Martino al Cimino.
Nel corso dell’adorazione eucaristica, officiata da Lino Fumagalli, vescovo di viterbo e priore della sezione Lazio, presente Franco Croci, gran priore di Luogotenenza, gli aspiranti cavalieri e dame, seguendo una suggestiva liturgia che riporta all’investitura di nobili uomini in armi dell’antico medioevo, hanno formulato solennemente la promessa di assumere gli impegni previsti dallo statuto dell’ordine.
Ne è seguita la benedizione dei mantelli, delle insegne e delle onorificenze. Nella stessa cerimonia sono stati loro simbolicamente consegnati anche gli “speroni e la “spada” che, ricordando i risvolti equestri e militari dell’ordine, rappresentano l’impegno a propagandare la fede cattolica e a difendere la chiesa di Dio con le armi della giustizia e della verità, memori che Gesù conquistò il suo regno non con la forza, ma con il suo libero sacrificio.
Il giorno successivo, sabato 6 maggio, nella cattedrale di San Lorenzo a Viterbo, il cardinale Edwin Frederick O’Brien, gran maestro dell’ordine, ha celebrato solennemente il rito dell’investitura e dell’imposizione dei mantelli, bianco per i cavalieri e nero per le dame, ambedue segnati, all’altezza della spalla sinistra, dalla croce di Gerusalemme di color rosso sangue.
Hanno presenziato alle cerimonie, il luogotenente per l’Italia Centrale, cavaliere di gran croce Saverio Petrillo, e il preside della sezione Lazio, cavaliere di gran croce Stenio Vecchi, mentre alla cerimonia del 6 maggio si sono aggiunti alti dignitari dell’ordine unitamente a numerose autorità civili e militari della città oltre a tantissimi familiari dei membri dell’ordine e molti fedeli richiamati dall’eccezionalità dell’evento.
I cavalieri e le dame che hanno ricevuto l’investitura sono stati ben 29 (12 di Viterbo) fra cui due sacerdoti e un vescovo, Fabio Fabene, titolare di Montefiascone, sottosegretario del sinodo dei vescovi, mentre coloro che sono stati promossi ai gradi superiori sono stati 22.
Al di là del nome e dei segni che, come detto, possono riecheggiare il medioevo, l’attuale ordine sorto, come noto, subito dopo la prima crociata, prende forma e vigore in funzione del patriarcato latino di Gerusalemme che è stato restaurato nel 1847 da Papa Pio IX. Congiuntamente alla restaurazione del patriarcato, Pio IX provvide a rinnovare l’antico ordine dandogli un nuovo statuto e ponendolo sotto la tutela della santa sede.
In seguito, altri papi, Pio XII, Giovanni XIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, riorganizzarono e rivitalizzarono l’ordine perché fosse sempre più adeguato a preservare la fede in Terra Santa.
Oggi esso conta oltre 30mila membri appartenenti a 60 luogotenenze ed è presente in 37 nazioni del mondo. L’ordine risponde agli appelli e si fa carico di provvedere alle necessità del patriarcato latino di Gerusalemme tutelando e supportando le sue attività e le sue iniziative in campo sociale, sanitario, culturale ed educativo.
In particolare l’ordine ha partecipato e partecipa alla costruzione di scuole in Israele, Palestina e Giordania.
Oggi, oltre 22.000 studenti frequentano queste scuole: dagli asili alle elementari, dalle scuole medie alle superiori, dalle professionali alle 2 università. Contribuisce, inoltre, ai bisogni del patriarcato latino dando sostegno economico al seminario, alle 68 parrocchie e a molte istituzioni cattoliche compresi orfanatrofi, ospedali, case per anziani, aiuti ai disabili.
Moltissime sono le opere ascrivibili all’ordine, ma l’anima delle opere è la santificazione dei suoi membri; un percorso spirituale di approfondimento e testimonianza della fede che l’appartenenza all’Ordine favorisce e promuove.
“Ai suddetti compiti originari – ci ricorda il cardinale gran naestro in una sua nota – si aggiunge oggi anche quello di creare, sempre in collaborazione con il patriarcato latino di Gerusalemme e con tutti gli altri organismi ecclesiastici, le condizioni religiose, sociali e culturali che aiutino i cristiani a continuare a vivere nella loro terra d’origine.
Non è possibile, infatti, che la presenza cristiana venga a mancare proprio nella culla della cristianità e che la terra santa diventi un museo nel quale soltanto le pietre i i monumenti rimangano come testimonianza dell’antica comunità ivi vissuta per 2000 anni. Non dobbiamo dimenticare che i suoi membri sono i discendenti dei primi cristiani, le pietre vive di quei luoghi resi santi dalla nascita, vita, morte e resurrezione del redentore”.
Con questa visione, rivolta al futuro, devono oggi confrontarsi i cavalieri e le dame dell’ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e proporsi per offrire soluzioni di ampio respiro capaci di dare un contributo a quel processo di pace e prosperità i cui sbocchi sembrano essere ancora molto lontani.
Antonio Cianchi
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