Riceviamo e pubblichiamo – Venerdì 20 gennaio il consiglio comunale di Capranica ha affrontato il problema della chiusura della fabbrica del Chinotto Neri che ha cessato l’attività il 31 dicembre scorso lasciando a casa gli undici dipendenti e privando la cittadina di Capranica e tutta la Regione Lazio di un marchio storico.
Nell’ambito della seduta, alla quale erano presenti anche gli ex dipendenti della Chinotto Neri, i rappresentanti sindacali di Cgil e Flai e Cisl e numerosi cittadini, è stata approvata all’unanimità una mozione con la quale l’amministrazione si impegna ulteriormente a cercare tutte le possibili soluzioni per sostenere innanzi tutto i lavoratori licenziati, anche coinvolgendo direttamente i politici e i tecnici della Regione, ed in secondo luogo a continuare nella ricerca di possibili acquirenti dello stabile al fine di un riutilizzo per l’imbottigliamento o di una riconversione ad altro tipo di attività.
Il sindaco Oroni e gli altri amministratori, sia di maggioranza che di opposizione, hanno voluto sottolineare la scorrettezza compiuta dai vertici della Chinotto Neri i quali hanno tenuti nascosti i loro piani di dismissione dell’azienda fino all’ultimo momento, comunicando la chiusura sia al Comune che ai lavoratori soltanto una manciata di giorni prima della cessazione dell’attività; ciò, nonostante il fatto che da sempre le varie amministrazioni comunali che si sono succedute abbiano sempre mostrato la massima disponibilità verso l’azienda, arrivando perfino ad approvare una variante del piano regolatore che consentisse un eventuale ampliamento dello stabile e la copertura dell’area del piazzale.
Che la decisione di chiudere l’attività fosse programmata da mesi, contrariamente a quanto affermato dalla dirigenza, è stato dimostrato dalla “rivelazione” fatta dall’assessore Cappelli durante la seduta del consiglio: la fermezza dei dirigenti aziendali nel voler a tutti i costi portare via anche il marchio “Chinotto Neri”, vera ricchezza del prodotto, ha trovato una spiegazione nel fatto che dal 1 gennaio il Chinotto Neri è divenuto lo sponsor, al posto della Pepsi Cola, della squadra di basket maschile di serie A1 “Basket Juvecaserta” che si chiama ora, appunto, “Otto Caserta” e mostra sulle proprio maglie il famoso logo del Chinotto Neri con l’8 sormontato dalla coroncina.
Dunque quel marchio così poco produttivo da costringere la società a chiudere uno stabilimento in constante perdita economica (secondo quanto sostenuto da anni dai dirigenti), quella società che non aveva più risorse per pagare 11 dipendenti, improvvisamente trova centinaia di migliaia di euro per dare il suo nome ad una delle maggiori squadre di basket d’Italia.
Ora c’è da temere che se non dovessero essere abbastanza produttivi da vincere lo scudetto, anche i dieci cestisti della Juve Caserta potrebbero rischiare di ritrovarsi disoccupati da un giorno all’altro.
Elena Angiani
Ex dipendente Chinotto Neri
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