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Sport - Equitazione - Intervista a Simone Coata, 25enne di Bassano Romano, vice campione italiano nel salto a ostacoli

Cavalli, una passione nel sangue

di Paola Pierdomenico
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Simone Coata

Simone Coata

Simone Coata
Simone Coata
Simone Coata
Simone Coata
Simone Coata

– Cavalli, una passione nel sangue.

E Simone Coata ce l’ha. Talmente forte che il 25enne di Bassano Romano, dopo gli studi al liceo linguistico, ha deciso di dedicarsi totalmente all’equitazione. Impegno, stile e dedizione che lo hanno portato a guadagnare il titolo di vice campione italiano nel salto a ostacoli.

Il suo interesse nasce a nove anni. “Sono cresciuto in questo ambiente – spiega Simone -. Abbiamo un centro ippico con ottanta cavalli a Campagnano Romano. Mio padre Piero è un istruttore di equitazione e anche lui, in passato, si è dedicato all’attività agonistica nel salto a ostacoli. Io ho iniziato in una scuola pony e poi a quindici anni sono andato nel centro di casa mia.

La molla è scattata così, all’improvviso. “Spesso accompagnavo mio padre in giro per i concorsi e un giorno per caso gli ho chiesto di andare a cavallo. La mia avventura è iniziata montando i pony del circolo olimpico dell’Olgiata. Poi mi sono dedicato all’agonismo. Ho partecipato a tre campionati d’Europa con i pony e, a sedici anni, sono passato ai cavalli“.

Indimenticabile il primo giorno in sella. “Ho montato un pony alla scuola dell’Olgiata – ricorda Simone -. C’era una ragazza molto brava che insegnava e con lei ho fatto i primi passi al trotto e poi sono andato avanti”.

Da quel giorno Simone non è più sceso da cavallo. “La giornata è tutta dedicata ai cavalli. Monto dai sette ai dieci animali al giorno – racconta il 25enne -. Siamo molto impegnati soprattutto nei fine settimana per i concorsi. Resto a casa da lunedì a mercoledì e poi parto per le gare fino alla domenica”.

La prima vittoria è al circolo olimpico di Capannelle. La lista dei successi, però, è lunga. “La vittoria più bella è arrivata con il gran premio di Pontedera. Era un concorso ufficiale con una squadra italiana. All’inizio ero rimasto fuori poi, invece, ho vinto. La preparazione è costante e ci vuole tempo per arrivare ad alti livelli”.

Il sacrificio è ripagato comunque dalla soddisfazione. “E’ sicuramente una situazione dura, ma la mia passione è più grande. Se non l’avessi, sarebbe davvero difficile andare avanti e praticare questo sport come lavoro“.

Mirage è il fedele compagno di avventure del ragazzo. “Il rapporto con il mio cavallo è bello perché c’è sempre sintonia. Cerco di non batterlo mai, ma di convincerlo a fare quello che gli chiedo. Voglio lasciargli una mentalità fresca per non obbligarlo. Alla fine, tra noi, si è stabilito una specie rapporto umano”.

Nel percorso di Simone, il padre Piero ha avuto un ruolo fondamentale. “Mio padre è un grande punto di riferimento. Ho sempre lavorato con lui. Negli ultimi anni mi segue anche Giorgio Nuti che a sua volta è stato un grande cavaliere e che ora insegna. Mi aiuta molto sia nella preparazione dei cavalli che nell’organizzazione dei concorsi”.

Simone ha da poco affrontato una gara nazionale ad Arezzo. Il giovane poi parteciperà a una competizione internazionale a tre stelle in Austria. Per finire con un tour di tre settimane in Toscana e un altro in Sicilia ad aprile.

L’obiettivo per il 25enne sono le Olimpiadi. “Come tutti gli sportivi, sogno le Olimpiadi – conclude -. Nella nostra disciplina è più difficile però ottenere risultati perché tanto dipende anche dall’animale. Non si ha mai la certezza di arrivare preparati alla gara. Io continuerò ad andare avanti. Spero di tenere i cavalli in forma e ripetere la stagione dello scorso anno che è andata molto bene”.


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13 febbraio, 2012

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