Viterbo – Senza stipendio da quattro mesi. Senza buoni pasto né premi presenza. E, soprattutto, senza sapere cosa ne sarà del loro posto di lavoro (fotocronaca – slide).
E’ la drammatica situazione dei 42 dipendenti della Smavit di Vitorchiano. Da ieri, dopo mesi passati a lavorare anche quando i compensi non arrivavano o arrivavano solo in parte, hanno deciso di scioperare. Un presidio a oltranza, finché i vertici dell’azienda non diano loro, almeno, qualche risposta concreta.
“Ad oggi noi non sappiamo proprio che fine farà questa azienda – spiega Walter Mancini (Cgil Fiom) -. E non parliamo di una piccola ditta con una manciata di dipendenti. Qui ci sono 42 lavoratori in bilico. La Smavit, tolto il distretto di Civita Castellana, è una delle più grandi aziende della Tuscia. L’unica in tutta Italia che produce vasche da bagno in acciaio porcellanato”.
Quarantadue dipendenti e, quindi, quarantadue famiglie che non sanno più come andare avanti.
“Sono state già consumate tutte le ore a disposizione di cassa integrazione – continua Mancini – e tutti i dipendenti sono tornati a lavorare. Senza stipendio però. Sui loro conto correnti mancano almeno quattro mensilità, più altri extra spariti ormai da tempo tra le voci delle buste paga”.
Quarantadue uomini di mezza età. Troppo vecchi per reinserirsi nel mondo del lavoro, ma troppo giovani per la pensione. Il più vicino al “traguardo” ha di fronte a sé almeno altri dieci anni di lavoro.
“L’azienda ci dice di avere fiducia – dice con amarezza uno di loro – peccato che mia figlia, la sera, la fiducia non se la mangia…”.
La Smavit, leader nel suo settore, ha visto ridurre drasticamente la produzione, come del resto gran parte delle aziende in questi anni di crisi economica. Meno clienti, meno lavoro e tanti debiti da saldare. Una situazione che si è riversata inesorabilmente sul personale.
“Per mesi e mesi abbiamo dato la nostra disponibilità all’azienda – racconta Bernardino Iacomelli (Rsa Cgil) – continuando a lavorare senza fare nemmeno un’ora di scioperi, senza pretendere gli stipendi che non arrivavano. Ma ora basta. Hanno abusato della nostra disponibilità. Prima ci hanno tolto i premi presenza, poi i buoni pasto, poi ci hanno fatto consumare giorni di ferie, mandandoci anche in negativo, pur di tenerci a casa”.
Oggi, dopo la prima giornata di sciopero, i rappresentanti sindacali proveranno ad avere un colloquio con l’azienda. Se non verranno date risposte chiare e certe, il prossimo passo sarà rivolgersi al prefetto.
“Andremo dal prefetto – aggiunge Walter Mancini – facendoci accompagnare, se lo vorranno, dai sindaci dei paesi coinvolti. Qui ci sono lavoratori di Vitorchiano, Viterbo, Vignanello, Soriano nel Cimino, Canepina, Corchiano… Insomma un bel pezzo di provincia è invischiato in questa storia. Quarantadue famiglie sono molte, e pesano sulla collettività”.
Intanto la prima richiesta, la più urgente, è di saldare le quattro mensilità non corrisposte.
“Da agosto dello scorso anno – ricorda Massimiliano Lindozzi (Uilm Uil) – non ci sono stati pagati quattro stipendi pieni. In più ci sono altri soldi che abbiamo percepito solo parzialmente, come la tredicesima pagata a rate e non ancora ultimata. E pensare che, anche se ci sarebbero ordini di clienti da evadere, in magazzino non ci sono più materie prime. L’azienda quindi che vuole fare? Vendere? Chiudere? Di sicuro non sta investendo…”.
Per non parlare, poi, dell’anticipo della cassa integrazione. Mai ricevuto neanche quello.
“Si erano impegnati a versarci i soldi della cassa integrazione in anticipo – rincara Alessandro Spadafora (Uilm Cisl) -, ma noi ancora non li abbiamo visti. Immaginiamo che l’Inps abbia dei ritardi nell’erogare le somme all’azienda, e lo capiamo, ma non può essere un problema nostro. Loro comunque si erano impegnati ad anticiparceli”.
Lo sciopero è solo all’inizio. I 42 dipendenti sono tutti in azienda: nel piazzale, nella sala mensa, in quel capannone in cui alcuni di loro hanno già trascorso 25 o anche 30 anni di lavoro. E continueranno a starci in attesa di sapere cosa ne sarà del loro futuro.
Francesca Buzzi
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