Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Frontignano di Ussita - Lo stato di abbandono è misurabile dalla staticità e dal silenzio

Terremoto, non rimane che un brandello di vita…

di Valeria Conticiani
Condividi la notizia:

Frontignano di Ussita dopo il terremoto

Frontignano di Ussita dopo il terremoto

Frontignano di Ussita dopo il terremoto

Frontignano di Ussita dopo il terremoto

Frontignano di Ussita – Terremoto, non rimane che un brandello di vita…

Appare così il terremoto della memoria. Quello dei sentimenti oltre il disorientamento totale e la perdita di tutto.

Lo stato di abbandono è misurabile dalla staticità e dal silenzio. C’è da sentirsi “fortunati” se si è persa quella che era “solamente” una seconda casa, rispetto a chi invece ha smarrito tutto. La prima casa. La memoria. Il lavoro. Ogni oggetto e aspetto di una vita. Ma c’è da sentirsi male comunque.

Non rimane che un brandello di vita, come quello appeso a un vetro, come testimonia un’immagine emblematica. Una tra le tante. Un simbolo di un trascorso di vita. Un oggetto, tra i tanti, che rappresenta momenti spensierati passati in una casa di cui non resta neanche il contorno. Una bambola di pezza in bilico. Come la vita di molte persone e della loro memoria.

La paralisi generale. Nessun intervento di ripristino della viabilità, come per la strada Valnerina. Interrotta al Km 62,7 fino al Km 67. Pochissimi chilometri. Eppure così cruciali. Nessuno è ancora intervenuto per ripristinare una viabilità fondamentale. Per il lavoro, lo sviluppo, la comunicazione di chi adesso ne ha quanto mai necessità.

Ora per arrivare dall’Umbria a Visso l’unica via è avventurarsi per ore tra le montagne e i boschi. Pendii e salite sterrate, curve a gomito. Verde e cielo a perdita d’occhio. Nessun punto di riferimento. Facile smarrirsi.

Perdendo l’orientamento tra l’immensità della natura, se si ha tenacia, pazienza e magari anche un fuoristrada, si riesce a raggiungere Visso, passando tra le macerie. Poi Ussita. Infine Frontignano: località prevalentemente sciistica e di villeggiatura, che portava turismo e benessere economico tra i monti Sibillini. Nessuna indicazione e, ancora peggio, nessuna anima vivente. Solo case o casali per lo più abbandonati. Qualche animale sparso. Piccoli villaggi sperduti e deserti. Case immobili, finestre chiuse. Porte serrate come bocche mute.

Quella che era da sempre un’oasi paradisiaca, un rifugio dove trovare pace e relax, appare oggi come un inferno silenzioso e inerme. Uno scenario che sembra una bocca aperta ma senza voce.

Anche gli odori appaiono diversi. Dall’ultimo forte terremoto del 26 ottobre 2016, centinaia di altre scosse hanno ridotto in brandelli anche quello che si pensava potesse reggere ancora. 12 mesi di nulla.

Ferite che non si rimarginano. Un cratere nella vita e nella terra tremanti. Che resta in attesa ma senza speranza. E di cui le Istituzioni sembrano essersi dimenticate. Spenti i riflettori, niente più.

Valeria Conticiani


Condividi la notizia:
5 ottobre, 2017

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/tramonto-sul-lago/