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Incidente sul lavoro a Faleria - Gli amici ricordano Davide Postè, il giovane giardiniere travolto e ucciso da un camion - Lascia la compagna e un figlio di pochi anni - Alle 17 l'addio a Sant'Oreste, dove viveva - Per tutta la giornata camera ardente a palazzo Caccia-Canali

“Avevi il fuoco di chi voleva cambiare il mondo”

di Raffaele Strocchia
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Davide Postè

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Davide Postè

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Davide Postè

Davide Postè

Faleria – Davide Postè era un Orko ribelle, ma dal cuore tenero.
Orko. Gli amici lo chiamavano così, per via dell’aspetto fisico. Ribelle, perché forte era il suo impegno politico. Forte la sua voglia di fare di questa terra un posto migliore. “Avevi il fuoco di chi voleva cambiare il mondo. E il mondo ti ha perso”, lo ricorda il compagno Lorenzo.
Dal cuore tenero. Perché Davide era gentile, buono e generoso.

Era un giardiniere, Davide. “La mia passione è il verde, qualsiasi verde”, scriveva sulla pagina Facebook della sua azienda. “La mia preparazione comincia dall’oliveto di casa, luogo che mi ha fortemente appassionato negli ultimi dieci anni. Fino a farmi approdare al corso di laurea in scienze forestali all’università della Tuscia”.
E a Viterbo Davide lo conoscevano in tanti. “Faceva un gran lavoro politico tra gli studenti – racconta Carlo -. Mi è stato simpatico da subito. Ma, del resto, come non può starti simpatico un ragazzo che spende il suo tempo per fare politica? Il suo aspetto da orso era in forte contraddizione con il suo modo pacato di argomentare, spesso con una grande vena ironica”.

Sul suo profilo Facebook decine di foto di manifestazioni studentesche. Davide è in tutte. Sempre in prima fila, alla guida della sua Lada 4×4. Traina il corteo, con il megafono davanti alla bocca e le bandiere rosse in mano. “Viterbo è in qualche modo una città a cui mi sono sempre sentito legato, per i compagni che ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere – rivela Diego, prima di far accenno a Davide -. Tra questi ce ne era uno che ne valeva cento. Non solo perché era un gigante, ma per la sua generosità e il suo impegno in tutto quello che faceva”.

Sul web, ora, restano anche le immagini di Davide in compagnia degli amici. Nelle feste in piazza a Sant’Oreste, dove viveva. Con un bicchiere di birra o di vino in mano. Mentre brinda alla fine di una cena. “Io me le ricordo quelle serate. Me le ricordo come fossero ieri. Perché sono state indubbiamente fra le più belle della mia vita”, racconta Paolo.

Era generoso, Davide. Buono, simpatico, altruista. “Sei stato un amico eccezionale – lo ricorda Stefania -. Sei una di quelle persone grandi, in tutti i sensi. Uno dei rari individui che non ti possono lasciare indifferente. Un animo di proporzioni adeguate al tuo fisico. Forte, caldo”.
Davide era tutto questo, e molto altro. Ma era sopratutto un compagno e un giovane padre. Lascia Maria Francesca e un bimbo di pochi anni.

Davide è morto venerdì pomeriggio, in un tragico quanto fatale incidente sul lavoro. Travolto e ucciso, a soli 33 anni, da un camion, mentre era nel parco di una tenuta agricola di Faleria, in località Prati della Banditaccia. Un dramma, per gli inquirenti. Alla guida del mezzo, un Iveco Bremach, non c’era nessuno. Si è sfrenato da solo. E Davide è morto schiacciato sotto il suo peso.

E’ stato un collega, poco dopo le 16, a chiedere aiuto. Ma neppure il tempestivo intervento dell’eliambulanza è riuscito a salvare la vita al 33enne. E in pochissimi minuti quella tenuta agricola sulla strada che da Faleria porta a Calcata, si è riempita di vigili del fuoco e carabinieri. I militari hanno sequestrato il camion, su cui nei prossimi giorni dovrebbero essere svolti gli accertamenti.

L’addio a Davide, invece, alle 17 al cimitero di Sant’Oreste. Nessun rito religioso, ma per tutta la giornata camera ardente a palazzo Caccia-Canali per l’ultimo saluto.

Raffaele Strocchia


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11 giugno, 2017

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