Viterbo – Ufficio tributi, entro l’anno a via Matteotti.
Potrebbe succedere anche prima, tuttavia l’assessora a Bilancio e Patrimonio Luisa Ciambella preferisce fare i conti con imprevisti, varie ed eventuali.
Dalla sede, piuttosto disagiata, oggi a via san Lorenzo, al pianoterra del palazzo ricostruito a via Matteotti. Un modo per ridare anche un minimo di dignità a una zona nell’abbandono. Per quanto possibile.
Sarà un front office per l’utenza e arriva in concomitanza con l’affidamento della gara per il supporto all’ufficio comunale tributi.
“Da settembre – anticipa Ciambella – coadiuveranno la struttura del comune”. Una storia lunga quattro anni che si avvia a conclusione.
Partita con la rescissione del contratto con Esattorie. Sei dei lavoratori impegnati all’epoca nella società dovrebbero essere riassorbiti dalla vincitrice dell’appalto.
“Ma la gestione dei tributi – sottolinea Ciambella – rimarrà in capo a palazzo dei Priori, per non trovarci più nella situazione che abbiamo passato, senza avere nemmeno la disponibilità dei documenti”.
Mentre i quattro milioni di euro di contenzioso con la ex concessionaria, il comune li ha recuperati quasi del tutto.
“La nuova sede per i tributi – spiega Ciambella – è decisamente più dignitosa rispetto a oggi. Anche il resto degli uffici contiamo di trasferirli al secondo piano dell’ex tribunale a piazza Fontana Grande”. Dopo l’anagrafe, al pianterreno.
La gara per il supporto al settore tributi è stata affidata all’impresa che è arrivata seconda in graduatoria. La prima è stata esclusa.
Hanno partecipato in quattro, tre sono state ammesse. Ma quella che aveva ottenuto il punteggio più alto alla fine è stata esclusa. “L’offerta è risultata anomala – spiega il ragioniere capo Stefano Quintarelli – e come prevede la norma sono stati chiesti chiarimenti”. Che hanno portato all’esclusione.
“Mi risulta – dice Sergio Insogna (Psi) in commissione – che la ditta piazzatasi prima avesse già contattato i lavoratori. Una situazione antipatica”. Adesso non resta che attendere e sperare. Che non ci siano ricorsi.
Giuseppe Ferlicca
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