Viterbo – Rispetto agli standard elettorali della prima repubblica (quella dei De Gasperi, Togliatti e Nenni, di Berlinguer, Andreotti, Malagodi e Moro, Craxi, La Malfa e i socialdemocratici) è cambiato tutto: non ci sono più i partiti e l’alto tasso di democrazia interna che avevano ma, soprattutto, l’elettorato non ha più bisogno di turarsi il naso per votare di qua o di là.
Non ci sono più, infatti, Dc e Pci né il Psi, i cascami dei quali si sono fusi in qualcosa di ancora significativo numericamente ma non esteticamente, nonostante le spruzzate di verde-ambientalismo e internazionalismo cattolico (una volta era marxismo).
Insomma, un po’ senz’anima.
Berlusconi ha inventato il modo nuovo di rivolgersi all’elettorato con la forma più che con la sostanza ma la sua rivoluzione liberale non c’è stata e pure a lui, ridimensionato, tocca, come ogni re, presentarsi “nudo”.
Il bell’apparire e bel parlare ora esaltati dall’eloquio sciolto e disinibito (dal punto di vista della coerenza tra quel che dice e quel che fa o fa fare) di Renzi si è visto che non convincono.
Gli elettori, infatti, non si sono turati il naso e loro, Renzi, Berlusconi come gli altri epigoni delle passate Repubbliche hanno perso voti mentre chi li ha guadagnati non si sa bene come li utilizzerà. Cartellino giallo pure al Movimento 5 Stelle da chi teme possano omologarsi agli altri.
Perché, mentre si accapigliano pensando alla legge elettorale come fosse cosa loro e non di chi deve eleggerli, l’”ascensore sociale “– quello che consentiva al povero di salire dove poteva guadagnare di più – si è fermato. I ricchi che qualche decennio fa erano il 10% della popolazione ora sono spaccati in ricchissimi (l’1%) e un 9% solo benestante; il ceto medio – che più affollava quell’ascensore – sta scendendo dove si va solo a piedi e, in mancanza d’altro, vive consumando quel che gli hanno lasciato ma che poi finirà.
Intanto, i poveri sono sempre più tali e sempre di più.
Il voto di domenica – accompagnato dalle astensioni – anche se solo comunale è la conseguenza di ciò e andrebbe interpretato in termini di “rabbia”. Quella che neanche il Movimento 5 Stelle rischia di non riuscire ad interpretare, mentre formazioni ben più antisistema si stanno affacciando.
Non a caso, un giornalista-scrittore navigato come l’ottantenne Giampaolo Pansa è arrivato a scrivere di temere l’eventualità di un “Governo presieduto da un generale dei carabinieri o della guardia di finanza, con i paracadutisti a proteggere i ministeri dagli uomini bomba del Califfato nero”.
Fortuna, però, che c’è Prodi: “Mi avete chiesto tutti unità” con la promessa di cinque anni di buon governo. Queste cose le disse il 25 aprile del 2006, anniversario della Liberazione.
Renzo Trappolini
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