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L'opinione di un candido democristiano

Aeroporto a Tarquinia?

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

– E’ tornato il momento di parlare di aeroporto nella Tuscia.

Buon lavoro, allora, agli ultimi giapponesi del low cost, il sindaco di Viterbo e il suo assessore Bartoletti, rimasti a “sovrintendere alla programmazione dello scalo e delle infrastrutture collegate”, senza soldi e senza atti del governo concludenti.

Buon lavoro anche alla Provincia, per due motivi. Il primo, perché – comunque andrà – il decreto Monti di dicembre le affida l’indirizzo e il coordinamento dei comuni. Il secondo, perché la localizzazione dello scalo potrebbe interessare altri comuni, oltre al capoluogo dove, obbiettivamente, l’ipotesi “irrealizzata” prevedeva gli aerei sull’uscio di casa.

Che c’è di nuovo?

Il 9 dicembre – all’inizio della rivoluzione che sta modernizzando il paese facendoci passare dalla baldoria delle parole e delle illusioni alla sobrietà concreta delle cose davvero utili – il ministro Passera ha detto che un aeroporto si giustifica solo se “collegato in maniera adeguata a tutta la logistica, con porti, scali aerei e ferrovie, insieme e non in parallelo”.

Meno di due mesi dopo, due articoli di legge, il 72 e il 74 del decreto sulle liberalizzazioni: non una lettera di ministro (Bianchi), magari suggerita dal collega Fioroni e da Sposetti, né la cabina di regia di Matteoli, ma una procedura amministrativa che potrebbe far tornare alla casella di inizio, per ripartire, stavolta, con le proposte e le garanzie giuste.

Spetterà, infatti, al ministro delle infrastrutture designare le “reti aeroportuali sul territorio italiano”, cioè gruppi di aeroporti gestiti dallo stesso soggetto.

Nell’Italia centrale, come prescindere dal Lazio? Qui, Ciampino – nonostante la difesa del sindaco di Roma – continua a inquinare, Fiumicino è un superscalo internazionale, la domanda low cost – malgrado la crisi – c’è, il gestore è lo stesso, l’AdR.

La Tuscia, in una probabile revisione della geografia aeroportuale, avrebbe le carte in regola per riavanzare la candidatura. Magari a Tarquinia (venti minuti di trasversale da Viterbo), dove confina con il nodo portuale, ferroviario, stradale e autostradale di Civitavecchia.

Con la ricchezza di un mercato come quello del “sistema Roma”, sarebbe un errore non riparlarne, magari cominciando con chi legittimamente si è opposto all’aeroporto, dato che l’aereo può far decollare lo sviluppo, ma solo a condizione che i vantaggi superino abbondantemente i danni.

Renzo Trappolini


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30 gennaio, 2012

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