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Viterbo - Mammagialla - Sicurezza, sovraffollamento e scarsità di personale - A piazza del Comune la protesta dei dipendenti del carcere

“Lavoriamo con l’ansia di non poter tornare a casa la sera”

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Viterbo - Piazza del Comune - La protesta della polizia penitenziaria

Viterbo – Piazza del Comune – La protesta della polizia penitenziaria

Viterbo - Piazza del Comune - Chiara Frontini e Daniele Sabatini alla protesta della polizia penitenziaria

Viterbo – Piazza del Comune – Chiara Frontini e Daniele Sabatini alla protesta della polizia penitenziaria

Viterbo - Piazza del Comune - La protesta della polizia penitenziaria

Viterbo – Piazza del Comune – La protesta della polizia penitenziaria

Viterbo – (g.f.) – Aggressioni contro agenti, cronica carenza di personale, sovraffollamento. La polizia penitenziaria esce da Mammagialla e arriva a piazza del comune.

Manifestazione di protesta sotto il sole cocente, nel primo giorno d’estate. Per dire basta a una situazione, da tempo insostenibile e tante volte già denunciata.

– fotocronaca: La protesta della polizia penitenziariaslide

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, qualora ce ne fosse stato bisogno, l’aggressione avvenuta lo scorso 14 giugno contro due agenti. Sono dovuti ricorrere alle cure mediche, con prognosi di dieci e trenta giorni.

La sicurezza nel carcere di Viterbo, che poi è anche la sicurezza del territorio, deve essere una priorità.

Per questo, Sappe, Osapp, Uilpa, Sinappe, Uspp e Cgil Fp manifestano in piazza. Per tutta la giornata, fino alle 18.

Approfittando degli stand in allestimento per Caffeina, i sindacati hanno reso visibile la protesta, con striscioni e manifesti. A dare sostegno al personale di Mammagialla, in piazza la consigliera comunale Viterbo 2020 Chiara Frontini e quello regionale Daniele Sabatini.

I manifestanti chiedono al prefetto Nicolò D’angelo un intervento perché sia tutelata la sicurezza del personale. E non solo.

La pianta organica della polizia penitenziaria è pari a 405 unita di cui 350 forza amministrata, 70 distaccati in uscita, 18 distaccati in entrata.

“In totale – scrivono i sindacati al prefetto – il totale operante è di 289 unità compreso il servizio nucleo traduzioni, 27 unità”. I detenuti sono, invece, circa 610.

“In questa situazione – continuano – è problematico assicurare un livello di sicurezza accettabile e di conseguenza i poliziotti penitenziari di Viterbo rimangono assoggettati a responsabilità che vanno ben oltre il dovuto”. Finora, poche risposte e soprattutto, insoddisfacenti.

“Ciò che più ci indigna – dicono ancora i sindacati al prefetto – è l’apparente superficialità con il quale l’amministrazione penitenziaria cerca di arginare il malcontento del personale, arroccandosi su posizioni di comodo che attengono a una situazione emergenziale generalizzata in tutto il Lazio e invitando le rappresentanze dei lavoratori, ma anche la direzione, a improbabili modifiche dell’organizzazione del lavoro, con l’intento di nascondere le gravi carenze di cui si discorre.

Non possiamo accontentarci di vaghe promesse in ordine a paventati scorrimenti delle graduatorie che potrebbero integrare il personale, ma per un periodo limitato nel tempo, in assenza di un perfezionamento dei trasferimenti”.

Mammagialla è il terzo carcere nel Lazio per importanza e sicurezza, e insieme a Rebibbia, l’unico a ospitare detenuti al regime di 41 bis.

“In sostanza quello che lamentiamo fortemente è la carenza di personale di polizia penitenziaria, ma anche le frequenti aggressioni e gli eventi critici che si susseguono ormai quotidianamente e il sovraffollamento della popolazione”.

Situazione non più sostenibile. “Noi oggi manifestiamo perché stufi di lavorare in condizioni proibitive, con la continua ansia di non poter tornare a casa a fine turno, e con la paura di dover essere costretti ad avvisare i propri cari da una lettiga del pronto soccorso di Belcolle, perché magari abbiamo subito l’ennesima aggressione, solo per aver rappresentato lo Stato all’interno dell’istituto.

Siamo stufi lavorare senza il rispetto dei nostri diritti e di essere il capro espiatorio di tutte le problematiche del carcere”.


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21 giugno, 2017

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