Viterbo – Processo lampo per i due fratelli minorenni di origine dominicana residenti in un centro dei Cimini arrestati quattro mesi fa con l’accusa di spacciare a scuola, in un istituto superiore del capoluogo.
Traditi dal malore di una studentessa durante le ore di lezione a causa dell’assunzione di stupefacenti – e da una chat di gruppo su Whatsapp – saranno giudicati con l’immediato questo lunedì davanti al tribunale per i minori di Roma.
“Che il becco sia con te”. E’ il nome della chat di gruppo che avrebbe incastrato i due presunti baby-pusher, un 16enne e un 17enne. Arrestati e condotti in due distinte comunità, hanno ottenuto i domiciliari dopo pochi giorni dal gip del tribunale per i minori di Roma, Paola Manfredonia.
Domiciliari, come chiesto dai difensori Samuele De Santis e Domenico Gorziglia, col permesso di frequentare le lezioni, per non compromettere l’anno scolastico, dietro l’impegno a chiudere con la droga, con l’aiuto del Sert.
Le indagini dei carabinieri sarebbero partite da alcune ammissioni della studentessa colpita da malore, che ai militari avrebbe raccontato che fare uso di spinelli era una consuetudine tra i suoi coetanei, mostrando ai militari la chat di gruppo “Che il becco sia con te”, di cui era l’amministratrice.
Dalla chat di Whatsapp sono stati estrapolati degli screenshot che, oltre ai messaggi scambiati dai giovanissimi, mostrano anche delle foto scattate in classe mentre confezionano degli spinelli. Il nome della chat, “Che il becco sia con te”, non sarebbe casuale. Farebbe riferimento al gergo usato dai giovanissimi che indica con la parola “becchime” il “fumo”. Al suo interno si parlerebbe anche di “ceriole”, per dire gli spinelli da fumare in gruppo.
Per la difesa era consumo collettivo, di gruppo, la droga veniva acquistata insieme e usata insieme. Solo droghe leggere. Un’esperienza tra ragazzi.
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