Riceviamo e pubblichiamo – In Italia un giovane su tre è disoccupato o inoccupato e il trend europeo non è di certo rincuorante.
Con queste parole ho esordito nel mio intervento durante l’incontro “Giovani e Disoccupazione – Basta Chiacchiere” che ha visto la partecipazione attiva di Roberta Angelilli, da pochissimo rieletta vice presidente Parlamento Europeo e di Carlo Fidanza giovane parlamentare europeo oltre che di eurodeputati di altre nazionalità.
L’incontro si è sviluppato secondo criteri e linee di valutazione e di azione concrete. L’attuale crisi economica impone provvedimenti chiari e immediati. False promesse, rinvii e esercizi di retorica non sono più accettabili.
Se l’assessorato alle Politiche Sociali e Politiche Giovanili del Comune di Viterbo ha assunto decisioni importanti, incentivando l’occupazione giovanile a scapito di vecchie politiche di tipo assistenziale che noi giovani intendiamo rifiutare, appare ormai necessario che istituzioni sovraordinate facciano la loro parte.
Dall’incontro odierno diverse le sollecitazioni emerse: l’istituzione di un fondo per incentivare una contrattualistica tendente alla stabilizzazione del lavoro precario favorendo defiscalizzazioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato; l’istituzione di un fondo per l’accesso al credito privato per giovani coppie e imprese giovani; l’accelerazione ulteriore su privatizzazioni ponendo con ulteriore forza dei freni alle società a partecipazione pubblica visti i continui differimenti di termini favorendo così la concorrenza e il libero mercato;
il superamento delle posizioni consolidate, talvolta oligarchiche e gerontocratiche, delle corporazioni; dare dignità alle centinaia di migliaia di giovani che per anni vivono nel limbo delle professioni, non essendo ancora formalmente architetti, commercialisti, avvocati a causa di procedure concorsuali anacronistiche e che operano sottopagati e sfruttati nei vari studi professionali.
Occorre uno scatto in avanti, occorre comprendere e realizzare che le attuali dinamiche e le politiche che ne scaturiscono ricadono sulle giovani generazioni di oggi e rappresentano un’eredità per i giovani di domani. Non possiamo mancare questo passaggio, non possiamo tirarci indietro di fronte a una così grande responsabilità.
Daniele Sabatini
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