Vignanello – Per la procura di Viterbo non ci sono mai stati dubbi: è politico il movente che ha scatenato l’aggressione ai danni del 24enne di Vallerano Paolo, pestato e preso a cinghiate nella notte tra l’11 e 12 febbraio nei pressi di un parco di Vignanello. Ma per i difensori dei due indagati – il leader di Casapound Cimini Jacopo Polidori, ai domiciliari da quasi quattro mesi, e il militante Luca Santini, a piede libero -, “il movente politico non c’entra nulla”.
Eppure dalle indagini è emerso un nuovo post su Facebook, pubblicato dalla vittima il 31 gennaio e 17 ore prima aver condiviso la famosa frase, con sotto il logo di Casapound, “Chi mette il parmigiano sulla pasta al tonno non merita rispetto”. Un post goliardico, che fa la parodia ai tipici manifesti neofascisti. Come l’ultimo scoperto, che all’interno contiene un chiaro riferimento a Benito Mussolini: “Chi scappa dalla guerra*, abbandonando genitori, mogli e figli, non merita rispetto. *Tipo il Duce”.
Con la stessa frase, nella notte tra il 30 e 31 gennaio, sono state tappezzate un centinaio di città italiane, tra cui Vallerano. Gli striscioni avevano tutti il logo di Casapound Italia e il riferimento, ovviamente, non era a Mussolini ma ai migranti. A uno di questi striscioni, quello di Reggio Calabria per la precisione, qualcuno ha poi aggiunto l’espressione “Tipo il Duce”. La foto, pubblicata sui social, è diventata subito virale, ed è stata condivisa anche da Paolo, che ha commentato: “Quando le argomentazioni stanno a zero…”, alludendo al fatto che Mussolini, durante la guerra, avesse fatto la stessa identica cosa.
Per la procura di Viterbo è questo il movente “dell’azione punitiva” dello scorso febbraio. “Leader”, il responsabile di Casapound Cimini Jacopo Polidori.
Prima del pestaggio, Paolo, in compagnia di altri due amici, avrebbe incontrato il ‘branco’ – una quindicina di militanti, tra cui molti minorenni – in una pizzeria. Il “gruppo (tra cui Polidori e Santini, ndr), dopo aver cantato in maniera provocatoria la canzone ‘Bella ciao’, grida in coro per quattro, cinque volte la parola ‘Duce’ e alcuni mimano anche il saluto fascista, alzando il braccio destro”. Terminata la serata, i 15 sono pronti per il pestaggio.
Uscito dalla pizzeria poco dopo mezzanotte, un militante avrebbe “strattonato (la vittima, ndr) alle spalle e con tono di sfida gli ha chiesto di fermarsi”. Il 24enne “per la paura scappa, ma viene raggiunto da due, tre persone che lo colpiscono con calci e pugni”. Sarebbe stato un militante minorenne a tirargli il primo cazzotto sul naso, facendogli diventare il volto una maschera di sangue. Nonostante tutto Paolo, “mentre teneva gli occhi chiusi per il dolore, viene raggiunto da altri colpi”, sferrati “anche da Luca Santini”. Poi i “quattro, cinque colpi di cinta sulla schiena sferrati da Polidori”, che non si sarebbe “fermato nemmeno difronte alle suppliche” della vittima.
Per Polidori e Santini la procura, pm Stefano D’Arma, aveva chiesto e ottenuto dal gip il giudizio immediato. La prima udienza del processo, pubblico, era già stata fissata per il 14 luglio davanti al giudice monocratico Silvia Mattei. Ma i difensori, gli avvocati Domenico Gorziglia, Samuele De Santis ed Enrico Valentini, hanno chiesto e ottenuto l’abbreviato secco. E’ un rito alternativo, che consente agli indagati di chiudere più velocemente e nella massima riservatezza la loro vicenda giudiziaria. Solitamente, a meno di rinvii imprevisti, si risolve con una sola udienza. A porte chiuse. Nel caso specifico, davanti al giudice per le indagini preliminari. Inoltre, in caso di condanna, prevede lo sconto di un terzo della pena. L’udienza è stata fissata per i primi di ottobre.
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