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Riceviamo e pubblichiamo – Ogni giorno dobbiamo sopportare sterili interventi sull’aeroporto di Viterbo. Sull’argomento ho avuto già modo di intervenire richiamando il nostro glorioso passato terminato purtroppo con la discesa dei Visigoti.
Dal 410 le nostre strade sono rimaste le stesse di allora. La vecchia Cassia, progettata dagli Etruschi e allargata dai Romani, è rimasta la stessa di allora, la ferrovia meglio non parlarne, non ci resta che mettere mano al portafoglio e passare per l’autostrada del sole.
Non c’è un collegamento con Civitavecchia, non ci sono collegamenti con la provincia di Siena e via di questo passo. Però tutti parlano di aeroporto. Mi rendo conto che una simile opera fa gola a molti per imbucare mogli, figli, sorelle, fratelli, amanti, amici, amici degli amici, ma la domanda è: chi mette i soldi? Chi paga?
Molti di questi che ne parlano sono come, non sono uomini d’affari, non sono industriali, non sono imprenditori, non hanno una lira. Io almeno non ne parlo ma questi, di cosa parlano?
Progettare, realizzare, costruire un aeroporto, strutture, infrastrutture, collegamenti, eccetera comporta investimenti per centinaia di milioni di euro che nella nostra provincia non ci sono, non ci sono mai stati, e non ci saranno mai, perché noi non abbiamo industrie, non abbiamo turismo, l’uva da questi parti costa 25-30 euro al quintale, l’olio extravergine di oliva si trova a tre euro al chilo, i castagneti sono malati, eccetera.
Persino gli extra comunitari ci evitano perché ci considerano provincia povera. Non parliamo poi di disoccupazione. I dati Istat ci collocano tra i primi posti in assoluto. E allora se questa è la situazione macro economica di questa città, di questa provincia, questo benedetto aeroporto chi lo dovrebbe costruire? Babbo Natale!
Enzo Napoli
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