Viterbo – (g.f.) – Unione. Il flop di Michelini. In consiglio comunale va in scena la riapertura. Seduta aperta. Ci sono Gianmaria Cervo (Quartieri dell’Arte), Alfonso Antoniozzi e Paolo Manganiello.
Per essere ascoltati. Come altri operatori del settore. Che però non si sono visti. Partecipazione scarsa, seppure qualificata.
E dai tre, il giudizio è unanime. Il lavoro del comune stroncato. Partendo dalla ristrutturazione. “Provo un senso di pietà per il teatro – spiega Cervo – intanto il sipario blu notte, colore vagamente iettatorio. Poi le sedie rosse, da agenzia immobiliare e non da teatro. E poi l’impossibilità d’usare la graticcia per i primi spettacoli. Un orrore”.
La situazione non migliora passando alla gestione e al cartellone. “L’annuncio dell’affidamento ad Atcl – spiega Cervo – che è un circuito regionale, di tutti gli enti possibili è l’unico che ha tutto l’interesse a che non ci sia sviluppo.
E con Atcl si può dire addio allo stanziamento di fondi ministeriali e regionali. Perché già Atcl ne percepisce”.
La trama deve essere altra. “Un centro di produzione teatrale – dice ancora Cervo – che si può fare. O almeno, una compagnia di residenza. E se si mette in piedi, perché non assegnarle la gestione? Non si capiscono le ragioni di questa scelta. Rasenta la follia e vi invito a riconsiderarla”.
Alfonso Antoniozzi approva e amplia il concetto del collega. “Il teatro è teatro se produce – osserva Antoniozzi – noi è come se avessimo una cucina che non sforna piatti, ma che ogni volta chiama un catering. Noi non abbiamo nemmeno i proiettori e ogni volta occorre noleggiarli. Soldi buttati”.
Per il futuro: “Auspico che si crei una fondazione, liberando il teatro dalla gestione del comune – continua Antoniozzi – come succede con tutti i teatri di proprietà comunale, dove il comune non ha la forza”.
Per la prossima stagione, il comune qualcosa ha stanziato. “Ma con 50mila euro non si va da nessuna parte. Il comune resti responsabile del teatro, con presidente della fondazione il sindaco. Non buttate i soldi della collettività scambiando il teatro per una sala che ospita spettacoli. Spendete quei soldi per i proiettori”.
Il sipario nero è un’offesa pure per Paolo Manganiello. “Ho visto alcune foto – ricorda Manganiello – perché non sono stato invitato”. Si associa Antoniozzi. L’ha saputo poi della riapertura. “Chi ha parlato prima di me – continua Manganiello – ha capacità di organizzare. È possibile. Lo stanno facendo al San Leonardo. Le capacità sul territorio esistono”.
I cameo sono terminati. Tornano in scena gli attori protagonisti. I consiglieri comunali.
L’opposizione attacca. La maggioranza si prende i fischi. Da Gianmaria Santucci (Fondazione) che si domanda se i lavori al teatro siano conclusi. La risposta è no. Giulio Marini (FI) si dedica a un flashback e Chiara Frontini (Viterbo 2020) ripete un concetto già elaborato. La gestione.
Mentre Luigi Maria Buzzi (FdI) si domanda come mai si sia tornati all’epoca del muto. Dalla maggioranza, tutti tacciono. Subito smentito. Dopo di lui prende la parola Paolo Simoni (Oltre le mura). Senza copione, a braccio racconta l’esperienza del vicino teatro di Civitavecchia.
Piccolo intermezzo, poi riprendono i colleghi dell’opposizione a parlare. Da Gianluca De Dominicis (M5s) a Maria Rita De Alexandris (Viva Viterbo), passando per Sergio Insogna (Psi), che a grande richiesta, dopo la presentazione del libro e il concerto, vuole la terza inaugurazione del teatro.
In sala, praticamente zero pubblico, consiglieri distratti, gran parte degli operatori non pervenuti. Sicuri che a qualcuno, oltre ai quattro o cinque presenti, interessi qualcosa del teatro Unione?
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