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Viterbo - Il professore dell'Unitus alla trasmissione di Rai3 per parlare di biomasse, compost ed energie rinnovabili

Andrea Vannini ospite a Geo&Geo

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Andrea Vannini

Andrea Vannini

– Andrea Vannini ospite a Geo&Geo.

Il professore del dipartimento per l’Innovazione nei sistemi biologici agroalimentari e forestaliera dell’Università della Tuscia alle 18,30 circa interverrà nella nella trasmissione in onda su Rai3 per parlare di biomasse, compost ed energie rinnovabili.


 

Di seguito l’intervento del professore Andrea Vannini alla trasmissione Geo&Geo:

“From garbage to garden” la grande opportunità della raccolta differenziata.

Il mondo ha fame di energia, ma i combustibili fossili non sono in grado di placare questa domanda, specialmente in una prospettiva futura. Il costo economico e ambientale è troppo alto per poter soddisfare le esigenze di nuove economie in veloce crescita. Ma da dove possiamo ottenere nuova energia? Certamente le energie rinnovabili possono e devono essere la risposta. Oggi si parla tanto… forse troppo, di fotovoltaico ed eolico; tanti dubbi sulla sostenibilità in termini di approvvigionamento del primo e altrettanti sull’impatto paesaggistico del secondo. Tra l’altro l’Italia non produce silicio per il fotovoltaico per il quale, ancora una volta, dipende da fonti esterne.

Altro capitolo importante per le rinnovabili sono i cosiddetti “energy crops” tra cui primeggia la canna da zucchero con la quale si produce bioetanolo per la mobilità specialmente in Sud America (Brasile).

Ma gli “energy crops” sottraggono direttamente terreni all’agricoltura e, indirettamente, alle superfici boscate. La superficie globale disponibile è limitata e deve fare i conti con il cosiddetto “footprint ecologico” cioè l’area di territorio necessaria a soddisfare le esigenze di un singolo cittadino. Bene il mondo occidentale è già in deficit e, a livello globale, ci salviamo solo perché i paesi in via di sviluppo hanno un “footprint” più basso….è come il pollo di Trilussa. Non abbiamo abbastanza territorio disponibile per sfamare e dare energia al mondo.

E allora? Quale la via di uscita?

L’Energy report 2011 del Wwf ci indica una via di uscita e anche chiarissima. Sfruttando le tecnologie oggi a disposizione e lavorando da una parte sul risparmio energetico in termini di ottimizzazione dell’utilizzo di energia e riduzione delle perdite e sulle fonti rinnovabili potremo soddisfare largamente la domanda futura globale di energia. Ma quali fonti rinnovabili? La risposta è chiara, certamente il fotovoltaico, l’eolico, il geotermico, ma, soprattutto, le biomasse e, tra queste, le biomasse di scarto tra cui i rifiuti urbani e delle attività agricole.

Una enorme quantità di energia (e non solo) è racchiusa nelle biomasse di risulta dalle attività agricole e dei rifiuti organici urbani, gran parte della quale viene ancora dispersa senza essere utilizzata, tra l’altro contribuendo all’aumento delle emissioni di Ghg e Voc. Tali matrici opportunamente trattate possono co-generare concimi organici per l’agricoltura (compost); biogas; bioetanolo e acqua (circa il 50% del peso dei rifiuti organici urbani è acqua).

Il Dibaf dell’Università degli Studi della Tuscia sta lavorando da tempo con una grossa azienda Italiana che agisce tra Lazio e Toscana, produttrice di compost da biomasse verdi e dall’umido della raccolta differenziata. L’obiettivo è quello di ottimizzare e standardizzare la qualità del compost prodotto, tipizzarlo per le varie produzioni ortive, fruttiferi, graminacee e dimostrarne il vantaggio per l’agricoltore.

Prime esperienze effettuate hanno dimostrato la possibilità di riduzione fino all’80% dei concimi di sintesi, tramite l’uso del compost, ottenendo prodotti di qualità uguale se non superiore a quelli ottenuti con tecniche tradizionali.

Ma c’è molto di più: il Dibaf sta studiando la capacità soppressiva del compost verso numerosi patogeni delle piante, con risultati direi molto incoraggianti che certamente porterebbero ad un minore utilizzo di pesticidi in agricoltura. Ricordiamo che concimi di sintesi e pesticidi sono tra le sostanze che maggiormente emettono gas serra (GHG) e composti organici volatili (VOC) dannosi alla salute.

Dal punto di vista dell’impiantistica, gli impianti di compostaggio se fatti ad opera d’arte non emettono cattivi odori e sono autosufficienti dal punto di vista energetico e possono co-generare biogas da processi fermentativi anaerobici e addirittura acqua purificata per usi civili.

E’ questa l’ultima frontiera dell’utilizzo del rifiuto organico urbano che si vedrà realizzata a breve in un impianto altamente tecnologico nel Lazio per la produzione di compost di alta qualità, biogas e acqua purificata. Il ciclo si chiude come avveniva nella aziende agricole di un tempo dove “non si buttava niente” ma persino gli escrementi degli animali venivano usati per la produzione di letame e quindi di concime.

Una curiosità: in Germania nella cittadina di Lunene, nel Vestfalia, 26000 abitazioni civili riceveranno energia e calore da co-generatori alimentati da residui agricoli e escrementi degli animali dagli allevamenti zootecnici.

E allora, cosa aspettiamo? Visto in tale ottica, il problema delle discariche e dello smaltimento dei rifiuti appare più un problema politico che tecnologico.


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7 febbraio, 2012

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