Tarquinia – Riceviamo e pubblichiamo – Dopo uno straordinario e sorprendente restauro gli affreschi del Duomo di Tarquinia tornano al loro antico splendore: giovedì 20 luglio, alle 18, il vescovo Luigi Marrucci presiederà una messa solenne, in occasione della festa di Santa Margherita, e sarà di nuovo visibile al pubblico il presbiterio con i magnificidipinti del Pastura.
Essi compongono un ciclo mariano, eseguitonegli ultimi anni della sua vita da Antonio del Massaroda Viterbo detto il Pastura (1450 – a. 1509), e vennero riscopertiall’inizio dei lavori di ristrutturazione (1875) della chiesa cattedrale di Tarquinia, allora Corneto, consacrata da BartolomeoVitelleschi nel 1463.
L’opera, che aveva adornato la cappella Vitelleschi, l’attuale presbiterio,era infatti rimasta coperta da intonaco a seguito dell’incendio della chiesa avvenuto nel 1643.Si tratta dell’unico ciclo pittorico, e certamente della più impegnativaimpresa, realizzata dal pittore viterbese che si formò nell’ambienteromano e collaborò con Perugino, Pinturicchio, Antoniazzoe Melozzo.
Nei triangoli della volta è rappresentata l’incoronazionedella Vergine con figure di Profeti e Sibille; nelle lunette,la nascita e lo sposalizio di Maria; nelle pareti, l’incontro diAnna con Gioacchino, la pietà, e la Vergine col Bambino.
La raffigurazione della cattedrale di Firenze, Santa Maria del Fiore, sulla parete destra costituisce una evidenteallusione a Giovanni Vitelleschi,noto come il Cardinale Fiorentino inquanto titolare, fino alla sua tragicamorte nel 1440, della cattedra episcopaledi quella città. Lo stemma dipintoconferma la collocazione originariadella sua sepoltura a ridossodella parete.
Di fronte allo zio era invece sepoltoil vescovo Bartolomeo, di cui ci rimanela pregevole lastra sepolcrale, anch’essa restaurata e tornata all’originario splendore.
Il restaurodell’opera è stato realizzato dalconsorzio RestIt Restauro Italia attraversol’impiego di moderne metodologiedi pulitura tra cui il laser, l’applicazionedi microemulsioni acquosee di batteri per la rimozione dei salidi superficie. L’intervento è stato assistitoin tutte le sue fasi da un progettodi indagini diagnostiche effettuatedall’Istituto di Metodologie Chimichedel Cnr, dall’Università di Ravenna,dall’Università di Firenze e dal Cnr di Milano.
Sono staterimosse le numerose ridipinture dei precedenti restauri che avevano occultato o banalizzato molte porzioni del dipinto originale.
Le operazioni di restauro hanno testimoniato l’impiego di materialiparticolarmente preziosi, come oro e lapislazzuli, nella realizzazione dell’opera, che non teme certamente il confronto coni lavori eseguiti dal pittore viterbese, al seguito del Pinturicchio,nell’appartamento Borgia tra il 1492 e il 1495 (sale III e V).
Il lavoro del Pastura nella cappella Vitelleschi venne valutato 450 ducatid’oro da Luca Signorelli nella controversia con il capitolo della cattedrale.
Come dire: alla stregua di una stanza di Raffaello. Luisa Caporossi, funzionaria di zona della Soprintendenza Archeologia,Belle arti e Paesaggio, ha seguito e diretto costantementele diverse fasi dell’intervento di restauro, peraltro già presentato dalla soprintendente regionale Alfonsina Russo nel corso di una trasmissione Rai. Il recupero dell’opera pittorica più rilevante nell’inventario dei beni culturali diocesani è stato reso possibile dalla erogazione liberale dello staff dei tecnici guidatidall’ingegner Giuseppe Solinas, a cui è stato recentemente affidatoil restauro della chiesa di San Giovanni in Civitavecchia.
Giovedì dunque l’inaugurazione solenne, poi, nell’autunno, saranno presentati i risultati scientifici e le nuove acquisizioni del lavoro di restauro.
Giovanni Insolera
Direttore dell’Ufficio Diocesano per i Beni culturali
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