Viterbo – Non gli sono bastati quattro mesi per avere dalla Asl una nuova carrozzina. E’ l’ultima “barriera burocratica” capitata a Leonardo Maria Guarini, uno studente disabile di 26 anni, che da marzo sta ancora aspettando il nuovo mezzo di locomozione che gli spetta di diritto. Indispensabile per muoversi, visto che con la sua vecchia sedia a rotelle, ormai malconcia e obsoleta, non va più da nessuna parte.
E così, arrivati quasi a fine luglio, mentre il solleone incombe, ieri mattina la madre di Leonardo Maria ha fatto un blitz alla Cittadella della salute, piazzandosi fuori la porta del direttore generale Daniela Donetti.
“Per farmi ricevere ho dovuto fare il diavolo a quattro – si sfoga la signora Marina Colombo – per sentirmi dire che ad oggi non c’è ancora una soluzione. E’ una vergogna, abbiamo fatto la richiesta nel mese di marzo. Il direttore generale ha attivato la procedura con il dottor Giuseppe Cimarello, direttore dell’unità operativa cure primarie. Ma non so quanto ci vorrà ancora. Qui in Italia finisce sempre tutto in burocrazia, per fare qualunque cosa non basta una persona, ce ne vogliono sei. E che importa se un ragazzo disabile aspetta per mesi di avere una cosa che è un suo diritto”.
Leonardo Maria Guarini è tutta la vita che aspetta e lotta, lotta e aspetta. “E’ nato prematuro, in un ospedale di Firenze, dove gli hanno somministrato troppo ossigeno, per cui ha avuto un’asfissia cerebrale. Abbiamo fatto causa, ma dopo vent’anni siamo ancora in attesa di giustizia”, spiega la donna.
Il figlio ce l’ha sempre messa tutta: “E’ un vulcano. Il suo motto è ‘mi piego, ma non mi spezzo’, ce l’ha scritto pure su una medaglietta che porta sempre. Ama l’arte. L’anno prossimo prenderà la laurea in Beni culturali, poi farà la specialistica a Madrid. Ha tutti 29, 30 e 30 e lode. Si è diplomato al liceo linguistico e parla due lingue, l’inglese e lo spagnolo. Anzi – racconta – lo scambiano per cubano, perché dal 1998 fino a tre anni ha fatto terapia a Cuba, alternando Cuba con New York”.
Mamma Marina e papà Bernardo hanno attivato tutti i canali disponibili: “Per garantire a nostro figlio la massima autonomia”, sottolinea la madre. “Lo abbiamo fatto curare negli Stati Uniti, dove ci sono centri all’avanguardia per la fisioterapia, naturalmente con l’autorizzazione del nostro sistema sanitario. Prima era possibile, adesso invece c’è un meccanismo perverso per cui la Regione Lazio dice che non ha più bisogno di terapie, come se la disabilità fosse finita e non fosse invece per tutta la vita”.
Nel 2010, quando Leonardo Maria aveva 19 anni, un miracolo, il premio a tanti sforzi: “Grazie alle terapie fatte negli Usa – racconta Marina Colombo – mio figlio riusciva a stare in piedi e fare piccoli passi, che può sembrare poca cosa, ma è una cosa enorme per chi pensa di dover stare a vita sulla carrozzina. Poi siamo tornati a Viterbo, è caduto in bagno, ha picchiato la testa, lo abbiamo portato in ospedale, ma non si sono accorti che aveva subito un danno midollare. Da allora la regressione, fino al 2012, quando siamo tornati a New York, e sono bastati una risonanza e una visita neurologica per capire. Siamo dovuti tornare in Italia a chiedere i permessi, poi l’hanno operato, ma ha perso la forza delle braccia, per cui addio ai piccoli passi. Motivo per cui, assistiti dall’avvocato Guido Conticelli, che ci segue in tutte le vicende legali legate alla disabilità di Leonardo Maria, abbiamo fatto un’altra causa alla Asl”.
Ciononostante il giovane non si è mai arreso racconta la madre: “Ha tanti progetti. Dopo la laurea e la specialistica, già dice di voler fare filosofia. Adesso vorrebbe andare qualche giorno al mare, per fare un po’ di vacanza, ma con la vecchia carrozzina, che non va più bene, non sarà un’impresa facile”. In attesa che la burocrazia faccia il suo corso.
Silvana Cortignani
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