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Economia - Indagine regionale della Ccia di Latina - Pure le costruzioni colano a picco, col -13,3% di addetti - Nell'industria persi il 13,6% di lavoratori, l'11,5% nel commercio e ristorazione

Shopping, cemento e industria, crolla l’occupazione nella Tuscia

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Costruzioni

Costruzioni, con l’industria il settore maggiormente in crisi

Viterbo – (sil.co) – Costruzioni, turismo, industria. Non ne va bene una. E se Viterbo può dire addio alla rivoluzione industriale con un calo del 13,5 degli occupati nel settore, anche la cementificazione selvaggia sembra appartenere a un’altra epoca. L’ex “bene rifugio” dell’imprenditoria locale cola a picco con una perdita netta del 13,3% degli addetti.

E non decollano nemmeno commercio-alberghi-ristorazione che, a sua volta, fanno registrare un preoccupante meno 11,5% in una provincia che, indigeni a parte, dovrebbe richiamare anche da fuori frotte di amanti dell’arte, della cultura, dell’ambiente, della buona tavola e dello shopping. Altrimenti detti turisti. 

Sono i dati, relativi al biennio 2015-2016, di un’indagine condotta dalla camera di commercio di Latina, dal significativo titolo di “L’economia reale dal punto di osservazione delle camere di commercio”. E, confrontandoci col resto del Lazio, c’è davvero poco di cui stare allegri.

In Ciociaria, per supplire alla crisi dell’industria, si sono buttati sull’agricoltura. Per riprendere fiato, sotto con le prelibatezze enogastronomiche: Cesanese e Cabernet, mozzarella di bufala, peperone di Pontecorvo, tartufi di Campoli Appennino, fagiolo cannellino di Atina, formaggio di Picinisco, steccata di Morolo e via mangiando. 

Sarà per questo che in termini percentuali la crescita esponenziale più alta appartiene al Frusinate, che fa registrare un record del +52,6% nel settore, anche se si contano meno di tremila addetti, per la precisione appena 2.746. Eppure la crescita è superiore alla media regionale del 16,4% e stratosfericamente superiore al 4,9% della media nazionale. 

La Viterbo rurale fa registrare un +7,9%, che per l’economia asfittica della provincia rappresenta l’unica voce di crescita degna di questo nome. 

L’industria avanza del 19,6% a Latina e del 6,9% a Rieti, a fronte delle quali risulta ancora più drammatico il calo del 13,5 % degli occupati del settore di Viterbo.

Nelle costruzioni i lavoratori crescono del 9,2% a Latina e dell’8,9% a Rieti. Restano stabili a Frosinone, seconda dopo Roma. Crollano del 13,3% a Viterbo. 

Ma le dolenti note non finiscono qui. Da un punto di vista quantomeno morale il de profundis per la Tuscia suona sulle note dei settori commercio, alberghi e ristorazione. Roma fa da traino col suo +7,8%, la Ciociaria cresce dell’1,3%, Rieti di un più modesto 0,6%, Latina è leggermente in debito. Meno 11,5 per cento a Viterbo. 

A livello totale Frosinone ha 161.881 occupati che, però, scendono del 2,3%, dato peggiore di tutta la regione, anche di Viterbo, che si ferma al -1,8%. Latina cresce del 2,6% e sfonda il muro dei duecentomila addetti, mentre a Rieti si cresce del 2,2%. Il trend del Lazio è simile a quello italiano, 1,2% contro 1,3%.

Secondo il Rapporto 2017 sull’Economia della Tuscia, presentato a inizio luglio dal presidente della camera di commercio di Viterbo, Domenico Merlani, sul fronte del  mercato del lavoro, nel corso dell’ultimo anno non solo è diminuito il numero degli occupati (-1,8%), ma è aumentato quello dei disoccupati (+8,7%), con un tasso di disoccupazione che ha ripreso forza e ha segnato un dato di oltre 3 punti superiore alla media nazionale.

Il dato più preoccupante riguarda sempre le componenti più deboli, la componente femminile e i giovani. Le differenze di genere appaiono rilevanti, con un tasso di occupazione maschile al 67,4% (addirittura superiore a quello nazionale) mentre il tasso di occupazione femminile è al 44,4%, con un gap addirittura più ampio di quello del 2015.

Differenze più contenute ma sempre elevate si registrano per il tasso di disoccupazione pari al 12,8% per la componente maschile e al 18% per quella femminile. Elevati anche i tassi di disoccupazione giovanile, sia maschile che femminile, rispettivamente al 43,7 e al 48,7, in un sistema economico che non favorisce l’inserimento di giovani e donne nel mercato del lavoro.


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25 luglio, 2017

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