Civitavecchia – Riceviamo e pubblichiamo – Voglia di mare ma per me e per altre persone che come me sono sulla sedia a rotelle la voglia di mare tale rimane.
Ma possibile che su tutti i chilometri di costa di Civitavecchia non ci sia un posto dove poter far andare al mare un disabile? Siamo in pieno oscurantismo.
Lo scorso anno sulla marina l’associazione “Il melograno” aveva attrezzato una spiaggia accessibile, dotata di tutti i confort compresi gli accompagnatori, pulita, ospitale e gratuita.
Forse funzionava troppo bene?
All’inizio della stagione ho chiamato il responsabile del “Melograno”: “Massimo, quando attrezzate per venire al mare?”. Risposta: “Quest’anno non abbiamo la concessione!”.
Allora ho chiamato un amico e gli ho chiesto: “Dove posso andare al mare?”. Risposta: “Bella domanda!”. Al che la decisione di andare in piscina. Ma ha senso che in una città di mare, affacciata sul mare, una persona con mobilità ridotta debba andare in piscina oppure nulla?
La marina tutta è un disastro: sporca, impraticabile, una vergogna.
Al mare, sotto casa e non, non si può andare e non solo io disabile, anche chi cammina rischia molto. A chi devo, anzi, dobbiamo chiedere aiuto per poter andare al mare? Eppure non chiediamo molto, solo accessibilità, tutte cose previste dalle normative.
Perché non si obbligano i gestori dei tratti di spiaggia, là dove ci sono, ad adottare tutti i sistemi per l’abbattimento delle barriere architettoniche? Perché il comune non rinnova le concessioni a chi, a propria cura e spesa, ci rende la vita più vivibile? Ovvero perché il comune non provvede in proprio?
Caro sindaco e cari amministratori (ovviamente il caro è polemico) quale è la molla che vi spinge a non considerare i diritti di tutti? Eppure sui doveri siete chiarissimi. Volete costruire una rupe Tarpea per gettare i disabili oppure volete approfittare di quella al Campidoglio? Purtroppo la vita non sappiamo cosa ci riservi, guardiamo lontano, entriamo in Europa o forse solo al nord Italia, gettiamo uno sguardo a quei comuni sul mare che hanno adottato sistemi semplicissimi per dare autonomia ai disabili, non tutto quello che ci circonda è brutto, cattivo o contaminato.
Non tutti sono collusi o di parte, come sembrate pensare. L’unica parte che conosco è quella di chi deve privarsi di tante cose perché la vita non è stata clemente e soprattutto perché la città con i suoi amministratori in primis, se ne frega, ma come dico sempre io – diversamente abile, diversamente giovane e diversamente educata – una gamba se la possono rompere tutti… e allora cari amministratori… affanculo! E io resto con la voglia di mare…
Elena De Paolis
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