Viterbo – “Non cancelliamo lo stalking. Sui provvedimenti a tutela delle donne non arretriamo di un passo”.
La presidente della commissione Giustizia alla Camera Donatella Ferranti (Pd) fa chiarezza, rispondendo alla consigliera Daniela Bizzarri: nessuna linea morbida per gli stalker nel nuovo codice penale.
Una replica alla levata di scudi contro il nuovo articolo 162-ter che introduce la giustizia riparativa: estinzione del reato dietro risarcimento.
“Ma si applicherebbe solo a casi particolari e molto lievi”, rassicura Ferranti. “Parliamo di tutte quelle situazioni in cui si può procedere a querela, meno gravi rispetto ai casi procedibili d’ufficio. Non può e non deve passare il concetto che basta pagare per scrollarsi di dosso il reato di stalking: non è così”.
Chi è escluso dalla giustizia riparativa?
“Chi è sospettato o accusato di minacce gravi. E anche chi non dimostra di voler cambiare, come chi riceve un ammonimento del questore e lo vìola. È un provvedimento amministrativo; spesso le donne non fanno subito denuncia ma scelgono questa via, con cui segnalano un timore per la propria incolumità. Il questore ammonisce l’interessato e lo invita a comportarsi correttamente: basta contravvenire a quest’ordine per far scattare un maggiore livello di allerta e severità, quindi niente giustizia riparativa. Per questo dico che non c’è da temere sulla tutela delle donne e delle persone in genere. Raramente sarà applicato allo stalking. Quando il quadro è preoccupante all’indagato non è concessa la possibilità di riparare le sue colpe con un indennizzo. Se, invece, il fatto è lieve e l’autore si mostra pentito, può avanzare proposta risarcitoria. Ma sarà comunque il giudice a valutare, ascoltando anche la persona offesa. Non è una scorciatoia, anzi: un’opportunità”.
In che modo?
“Intanto si può evitare di arrivare a processo. Certo, l’ultima parola spetta comunque a un giudice, ma la giustizia riparativa consente di intervenire già in fase di indagini, quindi prima, e non comporta lo stesso carico di lavoro che seguire un intero dibattimento. Può funzionare anche meglio, agli occhi della vittima, come strumento di riparazione, rispetto a una condanna penale che non sai quando e se arriverà”.
Allora perché c’è preoccupazione intorno a questa norma?
“L’allarme viene in particolare dal mondo delle associazioni ma, per tutti i motivi che ho spiegato, è un allarme ingiustificato. In questa legislatura il Parlamento ha preso provvedimenti decisivi in materia di contrasto alla violenza di genere: dalla convenzione di Istanbul all’attuazione del piano antiviolenza fino alla tutela degli orfani di femminicidio. Non è neanche più un problema di fondi: i fondi ci sono. Anche per realtà importanti come i centri antiviolenza e anche per le vittime di reati violenti: abbiamo approvato una legge alla Camera che elimina i limiti di reddito. Il vero fronte su cui agire è la prevenzione”.
E come si agisce?
“Intanto, con il contributo indispensabile delle donne che devono denunciare. Poi con la formazione degli operatori: dai servizi sociali, agli insegnati, agli avvocati, alle forze dell’ordine, ai magistrati. Il piano antiviolenza prevede fondi anche per questo: gli strumenti ci sono, basta saperli utilizzare. Serve una rete di ‘sentinelle’ in grado di captare certe avvisaglie. Lo stalking degenera per lo più quando la donna non ha denunciato o è mancata la sensibilità di chi le stava accanto per comprendere certi segnali”.
Stefania Moretti
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